Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Che cosa sa la ragione?”

“Già, ma per me, a questo punto, conta anche solo una virgola. Voi m’accusate, signori, d’aver filosofeggiato: per forza, quarant’anni di sottosuolo! Permettetemi di fantasticare un po’. Vedete: la razionalità, signori, è una cosa bella, non si discute, ma la razionalità è solo la razionalità e soddisfa soltanto la facoltà ragionativa dell’uomo e il <<volere>> è l’espressione di tutta la vita, cioè di tutta la vita umana che comprende la ragione, ma anche i capricci. E sebbene la nostra vita in questa manifestazione risulti il più delle volte una porcheria, è comunque vita e non l’estrazione di una radice quadrata. È del tutto naturale, per esempio, che io voglia vivere per soddisfare tutte le mie capacità di vivere e non per soddisfare solo la mia capacità ragionativa, cioè qualcosa come un ventesimo della mia intera capacità di vivere. Che cosa sa la ragione? La ragione sa solo quello che ha fatto in tempo a conoscere (altro non saprà mai; non è certo una consolazione, ma perché non ammetterlo?), la natura umana invece agisce compatta, con tutto ciò di cui dispone, coscientemente e inconsciamente, e se anche mente, tuttavia vive. Io sospetto, signori, che voi mi stiate considerando con compassione; voi mi ripetete che un uomo illuminato ed evoluto, come dovrò essere l’uomo del futuro, non può consapevolmente volere qualcosa di per sé svantaggioso, che questa è matematica. Perfettamente d’accordo, è assolutamente matematica; ma io ribatto per l’ennesima volta che c’è un solo caso, solo uno, in cui l’uomo può intenzionalmente, consapevolmente, desiderare per sé qualcosa di dannoso, o di stupido, o addirittura di assolutamente insensato e proprio per avere il diritto di desiderare per sé anche la cosa più insensata e non essere vincolato all’obbligo di desiderare solo ciò che è intelligente. Poiché quella cosa insensatissima, quel capriccio, in effetti, signori, può essere, per il nostro fratello, la cosa più vantaggiosa del mondo, soprattutto in certi casi. Ma, in effetti, può essere più vantaggiosa di tutti i vantaggi perfino nel caso che ci cagioni un chiaro danno e contraddica la più rigorosa conclusione sui vantaggi, cui sia pervenuta la nostra ragione, perché, in ogni caso, ci conserverà la cosa più importante e più preziosa, la nostra personalità, l’individualità.”

(Fëdor M. Dostoevskij, “Memorie dal sottosuolo”, ed. Bur Rizzoli)

Quando il dubbio su cosa leggere mi attanaglia, so sempre di poter tornare nel sottosuolo, da lui, Dostoevskij, senza il quale questo blog non sarebbe mai potuto nascere, nel “bene” e nel “male”.

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4 pensieri su ““Che cosa sa la ragione?”

  1. Le Memorie sono state il mio primo approccio con Dostoevskij, una discesa nell’inconscio umano e nei suoi turbamenti che non è da poco. Leggendo adesso di nuovo queste righe, mi hai dato lo stimolo per iniziare un altro grande viaggio, quella di Delitto e castigo. Aspettava da un po’, ma con stasera parto 😉

    • Io, invece, iniziai proprio con “Delitto e castigo”, poi riletto come quasi tutte le sue opere. Le Memorie, per la loro brevità relativa e soprattutto per la loro intensità, si prestano bene a queste mie rapide incursioni nel sottosuolo che, peraltro, credo continuerò rileggendo altro di Dostoevskij. 🙂

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