Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Puntata nella quale l’antieroe riscopre che “il domani è fatto di ieri”

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In questa puntata, il nostro antieroe, ricercando il proprio codice fiscale, s’imbatte, per caso, in un foglio sgualcito, lo apre con delicatezza, lo rilegge e, dopo aver appoggiato il gomito su un tavolo e il palmo della mano sotto il mento, di modo da offrire a un potenziale fotografo un’immagine da pensatore provetto, comincia a elaborare una delle sue tante teorie sulla questione che il buon Proust gli ha di nuovo sottoposto all’attenzione. Memore del proprio passato, conscio del presente, ignaro sul futuro, e soprattutto ipotizzando che queste tre parole (passato, presente, futuro) non significhino nulla di così diverso l’una dall’altra, abbozza un pensiero, poi lo ingigantisce, ironizza sullo stesso, infine, con abile gesto della mano, ripone delicatamente il foglietto nel portafogli, dopo aver resistito alla tentazione di distruggerlo, toglie il gomito dal tavolo, libera il mento dalla stretta della mano, e s’incammina, verso dove non ci è dato sapere, con un sorriso indecifrabile dipinto sulla sua faccia.

“L’innamorato infelice che, respinto oggi come era stato respinto ieri, spera che l’indomani colei ch’egli ama, e che non lo ama, comincerà di colpo ad amarlo; colui che, non essendo abbastanza forte per il dovere che avrebbe da compiere, si dice: “Domani avrò come per incanto quella volontà che oggi mi manca…”, queste persone ripongono nell’avvenire una speranza che può dirsi mistica, nel senso che è una creazione del loro desiderio, non giustificata da alcuna previsione del ragionamento. Purtroppo giunge un giorno in cui non aspettiamo più ad ogni istante una lettera appassionata da un’amica che si è sempre mostrata indifferente, un giorno in cui comprendiamo che i caratteri non cambiano d’improvviso, che il nostro desiderio non può orientare a suo piacimento le volontà degli altri, tante sono le cose che su queste volontà premono e alle quali esse non sanno resistere, viene un giorno in cui comprendiamo che il domani non può essere del tutto diverso dallo ieri, giacché è fatto di ieri”.

(Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto”)

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2 pensieri su “Puntata nella quale l’antieroe riscopre che “il domani è fatto di ieri”

  1. Meno male che il carattere non si cambia d’improvviso. Meno Male. Credo che quelle tre parole tre, più che uguali restano mescolate all’infinito, l’una beve dall’altra, l’una mangia l’altra, una sorta di lotta tra Titani ma poi qualcuno vince sempre.
    E spero che in fin dei sogni, abbia la meglio quel liberare il mento dalla stretta della mano. Un gesto pulito che stacca la teoria e impone la fermezza del vivere.

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