Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“La versione di Barney” (Mordecai Richler)

La-versione-di-Barney-Mordecai-Richler

“Clara aveva il terrore degli incendi. <<Ti rendi conto che siamo al quinto piano, e che non avremmo alcuna possibilità di fuga?>>. Se qualcuno bussava alla porta senza preavviso rimaneva come paralizzata. Gli amici lo sapevano, e si annunciavano sempre. <<Sono Leo>>, oppure <<Sono l’uomo nero. Mettete gli oggetti di valore in sacco e passatemelo attraverso la porta>>. Il cibo troppo condito le dava il voltastomaco. Soffriva di insonnia, ma bastava farla bere un po’ e si addormentava come un angioletto – non che ci fosse da rallegrarsene troppo, perché col sonno arrivavano gli incubi, da cui si svegliava madida di sudore. Diffidava degli estranei, e ancor più degli amici. Era allergica ai frutti di mare, alle uova, al pelo di animale, alla polvere, e a chiunque non fosse pazzo di lei. Durante il ciclo soffriva il mal di testa, crampi, nausea, ed era di umore schifoso. Aveva terrificanti attacchi di eczema. Teneva chiuso in un’anfora, contro il malocchio, un intruglio di pipì e unghie tagliate. Aveva paura dei gatti, soffriva di vertigini e se sentiva un tuono impietriva. Detestava i ragni, i serpenti, l’acqua, la gente.

E io, lettori, questa donna l’ho sposata.

All’epoca ero un ventitreenne arrapato, ma certo non perché Clara fosse una pantera del materasso. Ciò che nutriva la nostra storia d’amore (alla fine di questo si trattò) non succedeva tra le lenzuola. Per quanto sboccata e piaciona fosse in pubblico, con me Clara era pudibonda quanto sua madre – che sosteneva di aborrire -, se non di più, e spesso mi negava con sdegno quello che chiamava <<i tuoi trenta secondi di su e giù>>. In alternativa li sopportava stoicamente, facendo l’impossibile per guastare quel poco di piacere che potevamo trarre dai nostri sempre più rari e frustranti accoppiamenti.”

(Mordecai Richler, “La versione di Barney”, ed. Adelphi)

A quasi settant’anni, Barney Panofsky, ricco produttore di discutibili serie tv, sposato tre volte, scampato per insufficienza di prove all’accusa di aver ucciso un suo amico, comincia a scrivere le sue memorie, a darci la sua versione dei fatti, per confutare quella di Terry McIver, altro ex amico che ha sfondato nel mondo della scrittura. Barney affastella nomi e ricordi confusi, in una ridda di personaggi secondari e citazioni spesso sbagliate che possono irretire il lettore meno propenso a tali digressioni, ma che non inficiano la vena tragicomica che attraversa tutto il romanzo.

Il libro è suddiviso in tre capitoli, che prendono il nome dalle tre mogli di Barney, cioè “Clara”, “La Seconda Signora Panofsky” (sì, sarà sempre chiamata così) e “Miriam”, le prime due co-protagoniste di relazioni dissipatesi dopo appena un paio di anni ciascuna, la terza, invece, per oltre trent’anni accanto a Barney e madre dei suoi tre figli. Ad essere più specifici, e senza entrare oltre nella trama, va detto che Clara pone fine alla sua esistenza suicidandosi e diventando una sorta di icona del femminismo, benché non avesse in particolare simpatie le donne. La Seconda Signora Panofsky, sposata quasi più per senso di colpa che per reale convinzione, è tanto amante dei libri quanto logorroica. Miriam, infine, appare a Barney come una folgore irresistibile, peccato che lo faccia esattamente nel giorno del matrimonio tra l’uomo e La Seconda Signora Panofsky.

A capo della Totally Unnecessary Productions, sullo sfondo di una Canada scosso da pulsioni indipendentiste, Barney, andando avanti e indietro nel tempo, ricostruisce come e perché si è giunti a indagarlo per la scomparsa di Boogie, presunta vittima nonché suo ex compagno di sbronze e quant’altro nella gioventù parigina. Richler, pur a mio avviso esagerando con le digressioni e soprattutto con le citazioni, è abile nel rappresentarci la tragicomicità di un uomo che sente progressivamente venire meno anche le forze della memoria, ma che non rinuncia a mordere, con la penna, né gli altri né se stesso, e lo fa con una forza comica a tratti irresistibile per trovate e situazioni.

“L’umanità, con tutta evidenza imperfetta, non ha ancora concluso il suo ciclo evolutivo. In un prossimo futuro, magari solo per comodità, i genitali dei suoi sessi saranno al posto oggi occupato dalla testa, e le bevute, sempre meno necessarie, le faremo sotto la cintura. Il che consentirà a giovani e meno giovani di incastrarsi a dovere senza preliminari romantici e senza quel defatigante armeggiare con cerniere lampo e bottoni. In altre parole, gli umani saranno in grado di stabilire quello che Forster chiama “un semplice contatto” aspettando che scatti il verde al semaforo, in coda al supermercato, sulla panca di una sinagoga o di una chiesa. Tanto il brutale “fottere” quanto il più delicato “fare l’amore” lasceranno il posto alla “capocciata”, e a frasi tipo “Oggi passeggiando per la Fifth Avenue ho incrociato una bona pazzesca, e le ho dato una bella capocciata”.

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: