Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Finale di partita

Una stanza senza mobili. Due finestre. Una porta. Hamm, Clov, Nell e Nagg.

In “Finale di partita” Beckett mette in scena l’assurdo del mondo. Lo fa senza gravare sulla scena. I personaggi non si chiedano se tutto abbia o meno un senso. Stanno lì e basta. Altri grand autori avevano seguito strade diverse. Si pensi a Joyce, al flusso di coscienza, alla scrittura torrenziale dell’Ulisse. Più affine ai personaggi inscenati da Beckett è, a mio avviso, l’agrimensore K. de “Il castello” di Kafka, il quale, però, cerca ancora “qualcosa”, pur sapendo che la sua finitezza non gli consentirà di trovere alcunché. I personaggi “beckettiani”, invece, non cercano più nulla. Sono pressoché immobili, in una stanza, seduti perché non possono più alzarsi, oppure alzati perché non possono sedersi, o addirittura tumulati vivi in secchi della spazzatura. Dialoghi ridotti all’osso, domande e risposte che si inseguono in un tragicomico finale di partita. Un’opera teatrale immensa, che non dà risposte, o meglio che non cerca nemmeno risposte a domande che pure continuano a essere poste, per inerzia vitale.

Beckett non propugna ideali, valori, non dà soluzioni, non anela all’assoluto. Sa che dopo Nietzsche “il centro è dappertutto”, soprattutto è consapevole che tutto, nel corso dei secoli, è già stato detto e ridetto. L’autore, dunque, non assoggetta i personaggi a tesi da dimostrare, e in questo s’innesta in un’immaginaria (seppur forzata) linea che dall’Ivan Karamazov dostoevskiano giunge fino ai romanzi odierni di Bernhard, attraversando il Kafka di cui sopra, ciascuno con le proprie peculiarità.

La lettura dell’opera non è noiosa, nonostante le mie parole possano far sembrare il contrario. Si è presi dal vortice, che tuttavia è un vortice pieno di pause e silenzi.

Si ride spesso, seppur amaramente. Non potrebbe esserse diversamente, visto che “non c’è niente di più comico dell’infelicità”.

P.s: consiglio vivamente la lettura di “Tentativo di capire Finale di partita” di T. W. Adorno.

Un pensiero su “Finale di partita

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