Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Denti bianchi

“Vedete, Millat non l’amava. E lei pensava che Millat non l’amasse perché non poteva. Pensava che fosse così danneggiato da non poter più amare nessuno. E voleva trovare chi l’aveva danneggiato fino a quel punto, danneggiato in modo tanto terribile, voleva trovare chiunque l’avesse reso incapace di amarla.

Che strano, il mondo moderno. Nelle toilette si sentono ragazze che dicono: “Sì, mi ha scopata e poi se n’è andato. Non mi amava. Era completamente incapace di amare. Era troppo incasinato per sapermi amare”. Ora, com’è accaduto? Che cosa, in questo secolo così poco amabile, ci ha convinti che malgrado tutto siamo da amare come persone, come specie? Chi ci ha portato a pensare che chiunque non ci ami sia in qualche modo danneggiato, mancante di qualcosa, malfunzionante? E in particolare se ci sostituiscono con un dio, o con una madonna piangente, con la faccia di Cristo in un telo di stoffa…allora gli diamo dei pazzi. Degli illusi. Dei regrediti. Siamo così convinti della bontà di noi stessi, e della bontà del nostro amore, che non sopportiamo di credere che possa esistere qualcosa di più degno d’amore di noi, di più degno d’adorazione. I cartoncini per le varie festività continuano a ripeterci che tutti meritano amore. No. Tutti meritano aria fritta. Non tutti meritano amore in ogni occasione”

(Zadie Smith, “Denti bianchi”)

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