Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Un romanzo russo” (Emmanuel Carrère)

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(Un uomo dimenticato per oltre cinquant’anni in un ospedale psichiatrico russo, a 800 km da Mosca, questo lo spunto di partenza dello stupendo libro di Carrère. La narrazione del reportage girato in Russia diventa presto l’occasione per tentare di esorcizzare i fantasmi dell’autore, a partire dal nonno scomparso nel 1944, dal suo rapporto con la madre e da quello con Sophie, intessuto di erotismo, menzogne e abbandoni. Un romanzo sulla difficoltà di fuggire alla follia e all’orrore, sul diritto/dovere di soffrire, ma anche un grande atto d’amore per la scrittura e per la vita che, nonostante tutto, s’impone.)

Sai, c’è una cosa che mi domando spesso. Le tue giornate sono pienissime, dalle sette del mattino a mezzanotte: appuntamenti, conferenze, viaggi, libri da scrivere e da leggere, nipoti di cui non so come trovi il tempo di occuparti con amore, l’Académie, i ricevimenti, le prime, le cene mondane, e in quest’agenda così fitta mai un solo buco, mai un momento di solitudine o di ripiegamento su te stessa. La tua mente è sempre occupata e io mi dico che, se facessi un quarto di quello che fai tu, crollerei sfinito dopo una settimana. Ma la sera, quando torni a casa e vai a letto, tra il momento in cui spegni la luce e quello in cui ti addormenti a cosa pensi? Un po’ forse alla frenesia della giornata appena trascorsa, a quello che ti aspetta l’indomani, a quello che farai, dirai, scriverai, ma non solo, credo. Allora a cosa? A tuo padre, di cui a volte rileggi le lettere e di cui a volte sogni il ritorno? A tuo figlio, che hai amato così tanto, che ti ha amato così tanto e da cui oggi sei così lontana? Alla bambina che sei stata, alla piccola Poussy, al cammino trionfale e al tempo stesso così difficile che è stata la tua vita? Alle cose che hai realizzato? A quelle in cui hai fallito?

Forse mi sbaglio, ma credo, mamma, che nei rari momenti in cui sei sola con te stessa tu soffra. E in un certo senso questo mi rassicura.”

(Emmanuel Carrère, “Un romanzo russo”, ed. Adelphi)

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