Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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Amore (dal “Dizionario filosofico” di Voltaire)

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AMORE

Amor omnibus idem1. A questo punto bisogna far ricordo alla natura fisica; l’immaginazione ha ricamato la trama della natura. Se vuoi avere un’idea dell’amore, guarda i passeri o i piccioni del tuo giardino, oppure osserva il toro messo vicono alla tua giovenca; guarda il baldanzoso cavallo che due servi conducono dalla cavalla che lo aspetta tranquilla e scosta la coda per riceverlo; guarda come sfavillano i suoi occhi e ascolta i suoi nitriti; osserva bene quei balzi, quelle lievi impennate, quelle orecchie dritte, quella bocca che s’apre con piccole contrazioni, quelle froge che vanno dilatandosi, quel soffio ardente che ne esce, quella criniera che si drizza e ondeggia, quel moto imperioso con cui si slancia sull’oggetto che la sua natura gli ha destinato; però non essere geloso e pensa ai vantaggi della specie umana: essi compensano in amore tutti i vantaggi che la natura offre agli animali: forza, bellezza, leggerezza, rapidità.

Ci sono anche animali che non conoscono il piacere. I pesci non provano questo godimento; la femmina depone sul limo milioni di uova e il maschio che le trova vi passa sopra fecondandole col proprio seme, senza darsi pena della femmina a cui appartengono.

La maggior parte degli animali che si accoppiano gode con un solo senso e, soddisfatto che sia l’appetito, tutto si smorza. Nessun animale, tranne te, conosce gli amplessi. L’intero tuo corpo è sensibile; specialmente le tue labbra provano una voluttà di cui non ti stancheresti mai, e questo piacere non appartiene che alla tua specie. Infine, per te tutto il tempo dell’anno è buono per l’amore, mentre per gli animai c’è un periodo stabilito. Se rifletti su queste prerogative, dovrai convenire col conte di Rochester: <<L’amore, in un paese di atei, farebbe adorare la Divinità>>.

Siccome gli uomini hanno il dono di perfezionare tutto ciò che la natura offre loro, hanno perfezionato l’amore. La pulizia, la cura di se stessi, rendendo la pelle più delicata aumenta il piacere del tatto, e la cura della propria salute rende più sensibili gli organi del piacere.

Tutti gli altri sentimenti rientrano poi in quello dell’amore, come metalli che si amalgamino con l’oro; l’amicizia e la stima contribuiscono a svilupparlo, le doti fisiche e morali ne rafforzano le catene.

Nam facit ipsa suis interdum foemina factis,

Morigerisque modis, et mundo corpore cultu,

Ut facile insuescat secum vir degere vitam.2

L’amor proprio soprattutto rinsalda tutti questi legami. Ci si compiace della propria scelta, e una quantità d’illusioni sono gli ornamenti di quest’opera nostra di cui la natura ha posto le fondamenta.

Ecco ciò che possiedi al di sopra degli animali; ma se ti è dato di assaporare tanti piaceri che essi ignorano, quanti affanni devi poi provare dei quali una bestia non ha la minima idea! Quel che c’è di terribile per te, è che la natura nei tre quarti della terra ha avvelenato i piaceri dell’amore e le fonti della nostra vita con una malattia spaventosa, a cui solo l’uomo va soggetto e che infetta i suoi organi genitali.

E non si può dire che una simile pestilenza, come tante nostre malattie, sia la conseguenza dei nostri eccessi. Non sono stati gli stravizi a introdurla nel mondo. Le varie Frine, Laide, Flore e Messaline non ne furono assolutamente affette; essa è nata nelle isole in cui l’umanità viveva in uno stato d’innocenza, e di là s’è andata diffondendo nel vecchio mondo.

Se non si è mai potuto accusare la natura di disprezzare la sua opera, di contraddire ai suoi disegni, di agire contro le sue intenzioni, ecco un’occasione per farlo. È questo il migliore dei mondi possibili? Suvvia! se Cesare, Antonio, Ottaviano non hanno avuto questa malattia, non era possibile che non facesse morire Francesco I? No, dicono, le cose erano preordinate così per il meglio: vorrei crederlo, ma non mi è facile.

 (Voltaire, “Dizionario filosofico”)

1 <<L’amore è identico per tutti>>, Virglio, Georgiche, III, 244.

2 T. Lucrezio Caro, De rerum natura, lib. IV. <<Infatti la donna stessa talvolta con le sue azioni, / Le buone maniere e il culto accurato del corpo / Fa sì che l’uomo si abitui facilmente a passare la vita con lei>>.

 

 

“Banda di timidi”.

Stanotte, in un sogno, mentre della gente giocava a calcetto a pelo d’acqua, manco fossero Cristi in scarpette chiodate, raccontavo a un tizio di come un tempo mi vergognassi di dire che la carne non mi piace(va), che non sapevo nuotare, che per dire “ciao” a una donna facevo domanda al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e più in generale di come fossi esperto nel darmi martellate sulle gonadi.

Questo tizio poi ha tirato fuori Voltaire e una sua tanto citata frase contro i fanatismi, che non so fino a che punto c’entrasse nella discussione. Poi, sempre mentre quelli giocavano sull’acqua, mi sono messo a canticchiare questo pezzo di Ciampi.

Mi sono svegliato, pensando che la carne non mi piace tuttora (però uccido le zanzare, se capita; tanto per specificare che la mia non è una scelta “etica”, ma di gusto), che ho imparato a nuotare, male, ma non so che farmene di questa nuova abilità. E Voltaire? Boh. Ci penso dopo.

(questo articolo “ha tutte le carte in regola” – cit. – per apparire nella colonnina di destra dei principali quotidiani nazionali in edizione virtuale)

Il problema dell’Identificazione lettore – personaggio. Da Anna K. a Zeno Cosini, alcuni utili consigli per salvarvi.

Un male atavico affligge molti lettori, cioè la nefasta tendenza a identificarsi con un personaggio romanzesco, con tutte le conseguenze del caso. È il momento di fornire a voi amabili visitatori del blog uno strumento che potrà aiutarvi a uscire dal “tunnel dell’Identificazione”. Chi di voi abbia provato un’esperienza del genere (sia pure nella più o meno lontana gioventù), potrà trovare dei sintetici consigli che lo aiuteranno a estirpare i residui del personaggio con cui si era immedesimato. Chi ancora non ha letto i romanzi che hanno come protagonisti i soggetti sotto elencati potrà, invece, costituire attorno a sé una barriera per preservarsi dal processo d’identificazione e della sua inevitabili patologie. A chi, invece, ritiene che sia da stolti identificarsi con un personaggio, dico che ha ragione, ma che non è bello da parte sua ricordarmelo.

Ho pensato di suddividere i personaggi in ordine alfabetico, facilitando così la vostra eventuale ricerca. Accanto a ciascuno ho messo un suggerimento lapidario. Non è farina del mio sacco, tutto ciò mi è stato recapitato nottetempo da un messaggero oscuro ma benevolo. P.s.: la lista è da completare. Il messaggero mi visiterà ancora, ne sono certo.

A)

  • AMLETO (“Amleto”, William Shakespeare). Per dirimere i vostri dubbi, affidatevi all’oroscopo, anche se non ci credete.
  • ANNA KARENINA (“Anna Karenina”, Lev Tolstoj). Occhio ai treni.
  • ALESA KARAMAZOV (“I fratelli Karamazov”, Fëdor Dostoevskij). L’abito monacale non vi dona.
  • ANTONIO ROQUENTIN (“La nausea”, Jean Paul Sartre). Sorridete al fotografo. Lo so che non vi va, ma ogni tanto “fate buon viso a cattivo gioco”; e sorridete anche a questa frase fatta. Ma lo dico per voi, eh.

B)

  • BERNARD RIEUX (“La peste”, Albert Camus). Il lavoro non vi mancherà. Rimboccatevi il camice.
  • BARTLEBY (“Bartleby lo scrivano”, Hermann Melville). Attenti a dire sempre “preferirei di no”, il posto fisso è passato di moda, orde di precari aspettano di prendere il vostro posto.
  • BEHEMOTH (“Il Maestro e Margherita”, Michail Bulgakov). Siate felini ma con giudizio. Non funziona come nei libri. Camminare a quattro zampe con atteggiamento sornione potrebbe anche portarvi direttamente al primo centro d’igiene mentale.

C)

  • CYRANO (“Cyrano de Bergerac”). Il romanticismo è stato bello, scrivere le lettere d’amore anche, ma non è il tempo di essere più pratici? No, la butto là, poi pensateci voi.
  • CANDIDO (“Candido”, Voltaire). I precettori non hanno sempre ragione.

D)

  • DORIAN GRAY (“Il ritratto di Dorian Gray”, Oscar Wilde). La bellezza (?) vi ucciderà. Siate pronti all’appuntamento.
  • DMITRI K. (“I fratelli Karamazov”, Fëdor Dostoevskij). Non è saggio andare nei pub per ubriacarvi e raccontare i fatti vostri.
  • DON CHISCHIOTTE (“Don Chisciotte”, Miguel de Cervantes Saavedra). I mulini non sono quello che sembrano.

E)

  • EUGENE DE RASTIGNAC (“Papà Goriot”). Prima di affacciarvi da una collina e gridare, in tono di sfida “Parigi, ora a noi due”, accertatevi di essere davvero a Parigi e non ancorati in una provincia qualsiasi. Continua a leggere…

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