Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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“Molto prima, prima, durante, dopo, dopo il dopo” (Verdena 14.07.2015)

(Molto prima del prima)

Siamo sempre molto giudiziosi, nel mostrare la nostra (apparente, temporanea?) felicità/serenità, perché temiamo di ferire chi abbiamo calpestato per raggiungere quella felicità/serenità, chi ricercheremo quando dovremo raccontare a qualcuno che la “felicità/serenità” non esistono. Per questo siamo cauti, pacati, saggi, e non ci lasciamo andare a facili entusiasmi. Siamo “sensibili”, noi; gli altri no, sono sempre stronzi, si sa.

Questo scriveva sul suo taccuino, ma anche al mondo, con un sarcasmo i cui confini non erano più chiari neanche a lui. Poi andò a cercarsi un po’ di felicità/serenità a un concerto, ma dovette passare per una stazione, così come accade in tutte le storie, anche in quelle brevissime e senza “morale finale”.

(prima, stazione di Itri)

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Qui, dove i treni possono smetterla di travestirsi da metafore, dove, avendo scordato di portare con te un libro, puoi cominciare ad accarezzare, con libidine, la prima lettera della parola “solitudine”.

E la accarezzò, quella solitudine, sebbene quella che provava non fosse proprio libidine. Poi, dopo mezz’ora, arrivò qualcuno, poi arrivò anche il treno e capì che aveva finito di gustarsi quella “finzione di libidine da solitudine”.

(intermezzo, nel quale si giunge in città, ci si sposta, si fanno acquisti di dubbia efficacia, si raggiunge la stanza d’hotel, ci si fa la doccia, insomma dettagli poco importanti ai fini della narrazione) Continua a leggere…

“Al final” (n. 24, da “Frammenti da un camino”)

Al final. Alla fine. Dello spagnolo, che pure gli appariva musicale e suadente, non conosceva granché, consapevole che non bastasse aggiungere una s alla fine delle parole per districarsi. Al final, peraltro, non aveva alcuna s, e poi non era così sicuro che la ragazza seduta al tavolo di fronte al suo avesse detto proprio quelle parole. Eppure aveva percepito proprio al final e l’aveva tradotto, in maniera del tutto arbitraria, in alla fine. Avrebbe controllato una volta tornato al paese, non potendo verificare alcunché causa l’agonizzante batteria dello smartphone, recente e ingiustificato sbalzo nella modernità che si era concesso due mesi prima.

Al final, dunque, sì, ora se ne era convinto, la ragazza aveva detto proprio così, aggiungendo poi qualcosa in direzione dei suoi tre commensali, un’altra giovane donna e due persone, che fantasticò essere la sorella, la madre e il padre. A un tavolo più lontano sedeva un solitario come lui, mentre a destra c’erano tre incravattati e ridenti personaggi che disquisivano con fare forbito su gare d’appalto, forniture e contratti da stipulare tra un Ente e un’Azienda. Le loro chiacchiere, tuttavia, erano state sopraffatte da quelle due parole, Al final, che aveva estratto da chissà quale discorso, magari da una discussione sul menù che la mora aveva tra le mani. Alla fine mangerò una pizza, forse la spagnola aveva detto questo.

Al final, alla fine, poco contava cosa avesse detto la ragazza, che appena entrata nel locale aveva attirato le sue attenzioni per altri motivi, meno grammaticali. Gli sembrava che quel Al final fosse stato piazzato lì dal caso, quel caso su cui s’interrogava senza mai capire cosa intendesse lui con la parola caso, ma che ad ogni modo lo stava inducendo a una sorta di bilancio di quelle due giornate passate in una solitudine scelta e subita. Il cameriere gli portò il piatto, lui chiese il permesso al quadro raffigurante il calciatore idolo della città e inforcò un nugolo di spaghetti. Guardando la piccola brocca con il quarto di vino, gli sovvennero altre parole, come un eco lontana ma non per questo inudibile. Continua a leggere…

Musica dal sottosuolo

Oggi propongo una lista di album che a mio modesto avviso meritano di essere ascoltati. Ovviamente un elenco del genere potrebbe essere sterminato e dispersivo, perciò mi limito a segnalare alcuni artisti italiani che non hanno mai ottenuto, salvo qualcuno, la visibilità che secondo me meriterebbero. Mi rendo conto che il criterio della ‘italianità’ è arbitrario, così come lo è il mio giudizio sulla loro abilità, ma bisogna pure darsi dei limiti d’indagine, e poi di mestiere non faccio il critico musicale, quindi tutto va preso come un ‘gioco’. Di ciascun gruppo segnalerò uno o al massimo due album, con relativo link a una canzone o video estratto dall’album stesso, così che chi abbia voglia possa avere un assaggio, nel caso non conoscesse l’artista. Ovviamente ciò non significa che gli altri album non meritino. Ok, stilo la lista, adottando un’altra gabbia, l’ordine alfabetico, neanche troppo rigoroso. Ho già scritto troppo, vado al sodo, certamente dimenticando molti nomi.

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