Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Archivio per il tag “universo”

“La strada che porta alla realtà” (Roger Penrose)

Penrose

“Nel ventesimo secolo ci sono state due rivoluzioni fondamentali nel pensiero scientifico e, a mio parere, la relatività generale è stata una rivoluzione impressionante quanto la meccanica quantistica (o la teoria quantistica dei campi). Tuttavia, questi due grandi schemi del mondo sono basati su principi che contrastano tra loro. La prospettiva usuale, riguardo al proposto matrimonio tra queste teorie, è che una di esse, e precisamente la relatività generale, debba sottomettersi al volere dell’altra. Sembra opinione comune che le regole della teoria quantistica dei campi siano immutabili e che sia la teoria di Einstein quella che deve piegarsi per adattarsi allo stampo quantistico standard. Pochi suggerirebbero di modificare le stesse regole quantistiche per assicurare un matrimonio armonioso. In verità, lo stesso nome “gravità quantistica”, normalmente assegnato a questa unione proposta, è un’implicita indicazione del fatto che si tratta di una teoria quantistica standard (di campo) quella che viene cercata. Io affermo però che esistono prove osservative in base alle quali il punto di vista della Natura su tale questione è molto diverso!”

(Roger Penrose, “La strada che porta alla realtà”, ed. Bur Rizzoli)

Alcuni mesi fa, alla ricerca di testi divulgativi che mi potessero introdurre ai concetti fondamentali della fisica, e in speciale modo della meccanica quantistica, m’imbattei in “La strada che porta alla realtà” di Roger Penrose. Ricordo che lo vidi su uno scaffale in libreria, lo presi in mano, lessi la presentazione, sfogliai un po’ il poderoso volume e decisi che potevo spendere quelle € 14,90 nella fondata speranza di ricavarne qualcosa di utile. Guardando l’indice e la mole (oltre 1200 pagine) mi ero reso conto di trovarmi di fronte a un progetto ambizioso, cioè, citando dal libro stesso, “rendere accessibili e intriganti i segreti dell’universo, permettendoci di contemplare in un quadro unitario gli elementi che regolano il delicatissimo equilibrio della nostra esistenza”. In altre parole, Penrose, in quest’opera monumentale, ci presenta tutte le principali tappe evolutive della fisica e della matematica. Fin qui le sensazioni iniziali.

Passato dalla contemplazione attiva dell’acquirente alla successiva fase di lettura, mi resi conto, dopo i primi sette – otto capitoli, che l’impresa, per me, era ardua. Riassumendo, posso dire che, giunto a pagina 700 su circa 1200, ne avevo intese al massimo un terzo, saltando spesso interi paragrafi o addirittura capitoli, quando mi accorgevo che non stavo comprendendo nulla. A un certo punto, Continua a leggere…

“Il linguaggio della matematica” (Keith Devlin) + “Postilla” di Dostoevskij.

devlin

“Oggi viviamo in una società tecnologica. Sono sempre più rari i luoghi sulla faccia della Terra in cui, lasciando spaziare lo sguardo, non si vedano prodotti della nostra tecnologia: grattacieli, ponti, pali elettrici, cavi telefonici, macchine, aerei. Una volta la comunicazione richiedeva vicinanza fisica, oggi quasi tutte le comunicazioni sono mediate dalla matematica, trasmesse in forma digitale su cavi o fibre ottiche, o attraverso l’etere. I calcolatori (macchine basate sulla matematica) non solo sono sulle nostre scrivanie, sono dappertutto, dai forni a microonde alle automobili, dai giocattoli per bambini ai pacemaker per malati di cuore. La matematica (sotto forma di statistica) viene usata per decidere quali cibi ci nutriremo, quali prodotti compreremo, quali programmi vedremo alla televisione, e quali tra i politici potremo scegliere. Così come nell’era industriale il carburante fossile faceva funzionare le macchine, e quindi la società, oggi, nell’era dell’informazione, il carburane principale della società è la matematica.

Eppure, a mano a mano che il ruolo della matematica è diventato più importante negli ultimi cinquant’anni, si è anche sempre più nascosto alla vista, formando un universo invisibile che sostiene quasi tutta la nostra vita. Così come ogni azione è governata dalle forze invisibili della natura (come la gravità), ora viviamo nell’invisibile universo creato dalla matematica, soggetto a leggi matematiche invisibili.

Questo libro vi guiderà in una visita a quell’universo invisibile e vi mostrerà come si usa la matematica per vedere alcune delle sue strutture. Alcune delle cose che vedrete durante questa visita saranno strane e poco familiari, come durante una gita in un Paese lontano. Ma, nonostante la sua stranezza, questo non è un universo distante: è l’universo in cui viviamo”.

(Keith Devlin, “Il linguaggio della matematica. Rendere visibile l’invisibile”, ed. Bollati Beringhieri)

“Il linguaggio della matematica” non è un libro di matematica, ma sulla matematica. L’autore si propone di mostrarci come la matematica non è solo lo studio dei numeri, come si potrebbe essere portati a pensare sulla base delle nozioni apprese alle scuole medie, bensì come rappresenti la scienza che approfondisce gli schemi e le strutture che sono attorno a noi, a tutti i livelli, dal microscopico al macroscopico. Per Devlin la matematica rende visibile l’invisibile, Continua a leggere…

“La forma dello spazio profondo” (Shing-Tung Yau, Steve Nadis)

La forma dello spazio profondo

“È difficile dire perché idee fondamentalmente matematiche continuino a spuntare in natura. Richard Feynman trovava egualmente difficile spiegare perché “tutte le nostre leggi fisiche siano proposizioni essenzialmente matematiche”. La chiave risolutiva di questi rompicapo, egli riteneva, potrebbe trovarsi, da qualche parte, nel nesso consistente tra matematica, natura e bellezza. “È difficile trasmettere a coloro che non sappiano di matematica”, affermava Feynman, “una sensazione reale riguardo alla bellezza, alla più profonda bellezza della natura.”

Ovviamente, se in un modo o nell’altro il criterio guida dev’essere la bellezza, anche solo in via provvisoria, finché non ci si imbatte in indizi più tangibili, rimane il problema di stabilire che cosa sia la bellezza: un compito che però bisognerebbe lasciare ai poeti, direbbe qualcuno. È anche possibile che i matematici e i fisici abbiano della bellezza un concetto un po’ diverso: eppure, in entrambe le discipline, le idee che tendenzialmente definiamo “belle” sono quelle che possono essere stabilite chiaramente e concisamente e che nello stesso tempo si connotano come potenti e di ampia portata. Anche così, essendo la bellezza una nozione squisitamente soggettiva, il gusto personale finisce inevitabilmente per far pendere il piatto della bilancia”.

(Shing Tung Yau – Steve Nadis, “La forma dello spazio profondo”, ed. Il Saggiatore)

Potrei asserire di aver scelto la precedente citazione perché essa è l’unica frase del libro che mi è parsa avere un senso comprensibile alle mie attuali conoscenze, ma peccherei di falsa modestia e quindi preferisco scrivere che con la stessa ho voluto evidenziare un aspetto affascinante di questo libro, che ha reso possibile oltrepassare i numerosi passaggi più ostici. “La forma dello spazio profondo” è un testo scritto a quattro mani da Shing-Tung Yau, matematico di chiara fama internazionale, e dal giornalista scientifico Steve Nadis. Nonostante l’intento divulgativo, va detto che non si tratta di pagine accessibili a tutti, richiedendo una certa preparazione o quanto meno una potente curiosità per gli argomenti trattati, tale da vincere lo scoramento che può prendere il lettore quando, come è capitato a me, si dovesse rendere conto che non solo non ci si può improvvisare matematici e fisici, ma neanche ci si può improvvisare lettori di libri scritti da matematici e fisici. Continua a leggere…

“L’atomo e le particelle elementari” (Massimo Teodorani)

l-atomo-e-le-particelle-elementari

Stavo leggendo le pagine finali di questo libro, quando ecco che la mia gatta Lara, che un giorno o l’altro mi rivolgerà la parola, lo so, si sdraia sul pavimento a godersi i raggi di sole. Rotolandosi sul dorso, mi guarda e sembra volermi ricordare che i suoi occhi, pur essendo anch’essi un ammasso di molecole, atomi, elettroni, protoni, neutroni, quark e via discorrendo, sono anche qualcosa in più. Le faccio l’occhiolino, lei fa un saltello poco quantico ma molto felino e mi dà il permesso di scrivere quest’articolo su “L’atomo e le particelle elementari” di Massimo Teodorani, astrofisico con Dottorato in Fisica Stellare.

Tra le diverse testi di carattere divulgativo che ho letto negli ultimi tempi su argomenti simili, questo mi è parso, da subito, uno tra i più limpidi esempi di come si possa scrivere di argomenti complessi senza banalizzarli ma al tempo stesso senza rendere incomprensibile la materia a chi non abbia una laurea come quella dell’autore. Il titolo dato al libro ci fa comprendere come Teodorani ci guida alla scoperta delle più recenti teorie sull’universo partendo dalle concezioni filosofiche atomistiche più antiche, per esempio quella di Democrito. Il primo capitolo Continua a leggere…

“La trama del cosmo. Spazio, tempo, realtà” (Brian Greene)

greene

“Immaginate un universo in cui per comprendere l’origine di un fenomeno fosse necessario comprendere anche tutto il resto; un universo in cui per capire perché un pianeta orbita attorno a una stella, perché una palla lanciata in cielo segue una certa traiettoria, come funziona un magnete o una batteria, quali meccanismi regolano la luce o la gravità, o mille altre cose ancora, si dovessero prima sviscerare le leggi fondamentali del cosmo e determinare come esse agiscono sui costituenti elementari della materia. Per fortuna questo universo non è il nostro.

In caso contrario, la scienza non avrebbe avuto ragione di esistere. Se siamo riusciti a fare qualche scoperta nel corso dei secoli è perché abbiamo potuto avanzare un passo alla volta, svelare un mistero dopo l’altro e ogni volta basarci sui risultati precedenti. Newton non sapeva nulla degli atomi, ma ciò non gli ha impedito di avere le sue fondamentali intuizioni sulla natura del moto e della gravità. A Maxwell non è servito conoscere gli elettroni e le altre particelle per formulare la sua teoria onnicomprensiva dell’elettromagnetismo. Einstein non ha dovuto capire come fosse nato lo spaziotempo per poter stabilire il suo ruolo nella trasmissione della forza gravitazionale. Tutte queste scoperte, e molte altre che stanno alla base della nostra attuale concezione dell’universo, si sono originate in un contesto molto limitato in cui non ci si è fatto scrupolo alcuno a evitare di rispondere a molte altre domande. Ogni nuova teoria era un pezzo di un grande puzzle, anche se non si sapeva (e non si sa ancora) quale immagine sarebbe apparsa alla fine.”

(Brian Greene, “La trama del cosmo. Lo spazio, il tempo, la realtà”, ed. Einaudi, 2006)

In un celebre aforisma Kafka scriveva, più o meno, che “un libro dev’essere come un’ascia che squarcia il mare ghiacciato che è dentro di noi”, e in effetti i romanzi o i testi filosofici che più ammiro, ricordo, rileggo, sono proprio quelli che mi hanno procurato anche una sensazione simile. Come già anticipato in qualche articolo della scorsa settimana, negli ultimi tempi sto andando alla riscoperta, sebbene da profano della materia, del lato più propriamente fisico della faccenda (=mondo) e non solo mi ritrovo a pensare a quel “mare ghiacciato” in termini di atomi, molecole ed entropia, ma mi accade anche di vedere le pagine che ho sotto gli occhi come una sorta di formicaio brulicante di particelle-onde, oltre che come una metaforica (e meno male!) ascia.

Ho finito di leggere “La trama del cosmo” di Brian Greene Continua a leggere…

L’Universo elegante.

“Per quanto ci si provi, è impossibile insegnare fisica a un cane”.
Io, sperando di avere un grado di apprendimento decente, mi sono rivisto questo video presentato dal fisico Brian Greene, che spazia da Newton alla “teorie delle stringhe”, passando per Einstein.
Definirlo “divertente” mi sembra offensivo, ma comunque è molto godibile, nonché interessante.
Dopo averlo avvistato sullo scaffale della biblioteca, peraltro, mi sono preso pure il libro “La trama del cosmo”, sempre di Greene. Accanto allo stesso c’era anche un altro libro sul tema, nel quale si “contestano” proprio certe tesi di Greebe. In ogni caso, una cosa alla volta.
Confesso, infine, nel consigliarvi queso video divulgativo, che faccio tutto ciò per trovare le giuste coordinate spazio-temporali dove gettare definitivamente il mio cervello.

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: