Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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Sogno (poco) lucido e (molto) sudato.

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(“…mi sveglio ancora e mi sveglio sudato…”)

So che sto sognando, anche perché nella stanza con me vedo troppa gente e soprattutto un tizio a me noto che attraversa un muro e scompare.

Chiedo a un amico: – Mi confermi che tutto ciò è solo un sogno?

– No. – risponde lapidario.

– Mi stai dicendo che questa è realtà, che quello lì può attraversare i muri e noi possiamo trovarci qui, ora, con questi sconosciuti, in questa strana stanza?

– Se guardi bene, quel tizio non ha attraversato alcun muro, si è infilato in un interstizio che tu, dalla tua posizione, non potevi vedere.

Mi sposto. Osservo. Ha ragione lui. Il tipo mi ha giocato uno scherzo, o forse ero solo distratto.

– Allora come spieghi la mia forte sensazione di essere in un sogno, anche se tu mi dici il contrario?

– Te la spiego con l’abitudine, difficile a sradicarsi, di distinguere così nettamente sogno e realtà. Tu sei convinto che questo sia un sogno solo perché questi personaggi, questi luoghi e queste dimensioni non si adattano alla tua convinzione di cosa debba intendersi per realtà. Se anche ti dimostrassero che questa è la realtà e che non stai sognando, tu, attaccato come sei alla tua presunta realtà, non accetteresti la dimostrazione, che peraltro qui non si può dare. È reale o appartiene al sogno il fatto che tu stia pensando?

(Questo è per la rubrica “Le Grandi Dichiarazioni che salveranno l’umanità”. Non so che fine abbia fatto il tipo nascosto nel muro, né chi esso sia)

 P.s.: per la cronaca, non ho avuto il tempo di rispondere al mio saccente amico, essendomi svegliato dal “sogno” (???) in un mare di sudore. Ciao.

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