Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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“La chiave a stella” (Primo Levi)

La chiave a stella (P. Levi)

(Il chimico Levi alle prese con i racconti del rustico montatore di gru Faussone, che gli narra le sue avventure lavorative nel mondo. Dall’interazione tra due uomini così diversi nasce questo stupendo libro, “ovviamente” più lieve di altri dell’autore, un libro che riconcilia con l’arte del narrare e dell’ascoltare storie.)
“Poiché la veste di accusato è scomoda, sarebbe stata quella la mia ultima avventura di chimico. Poi basta: con nostalgia, ma senza ripensamenti, avrei scelto l’altra strada, dal momento che ne avevo la facoltà ed ancora me ne sentivo la forza; la strada del narratore di storie. Storie mie finché ne avevo nel sacco, poi storie d’altri, rubate, rapinate, estorte o avute in dono, per esempio appunto le sue; o anche storie di tutti e di nessuno, storie per aria, dipinte su un velo, purché un senso ce l’avessero per me, o potessero regalare al lettore un momento di stupore o di riso. C’è chi ha detto che la vita comincia a quarant’anni: bene, per me sarebbe cominciata, o ricominciata, a cinquantacinque. Del resto, non è detto che l’aver trascorso più di trent’anni nel mestiere di cucire insieme lunghe molecole presumibilmente utili al prossimo, e nel mestiere parallelo di convincere il prossimo che le mie molecole gli erano effettivamente utili, non insegni nulla sul modo di cucire insieme parole e idee, o sulle proprietà generali e speciali dei tuoi colleghi uomini.
Dopo qualche esitazione, e dietro mia rinnovata richiesta, Faussone mi ha dichiarato libero di raccontare le sue storie, ed è così che questo libro è nato.”
(Primo Levi, “La chiave a stella”, ed. Einaudi)

“Col corpo capisco” (David Grossman)

col corpo capisco

“Nei momenti di tranquillità, lui lo sa, loro possono immaginare di avere un sacco di tempo a disposizione, di non dover soccombere all’istinto, quell’istinto così umano e comprensibile, pensa Shaul serrando le labbra, lanciarsi l’uno contro l’altra e l’uno dentro l’altra, trincerarsi, scavarsi a vicenda, sollevarsi e abbassarsi e ansimare così, come fanno ogni giorno, da anni ormai, dieci, in una frenesia disperata, costretti a sfruttare fino all’ultimo i pochi momenti di vicinanza, quando ogni cellula del corpo è come una bocca spalancata che bacia, succhia, lecca, morde.

Shaul chiude gli occhi e come se sfilasse un libro da uno scaffale stipato sceglie una giornata come quella, una giornata in cui Elisheva e il suo uomo sono del tutto rilassati. La tiene fra le mani, la apre, chiude gli occhi. Pensa a loro tranquilli, disarmati. Sono così diversi quando hanno tempo a disposizione, quando non sono tesi e frustrati dal bisogno di far presto. I loro movimenti sono diversi, e anche il respiro, le espressioni del volto. Come raccontare a Esti? Come varcare quel confine?”

(David Grossman, “Col corpo capisco”, ed. Oscar Mondadori)

Non avevo mai letto nulla di David Grossman, sia perché non si può leggere tutto, e quindi ero impegnato a leggere altro, sia per una sorta di pregiudizio dovuto ai titoli dei romanzi, che mi sembravano troppo accattivanti, furbi. Un pensiero, non c’è dubbio stupido, e soprattutto non un motivo valido per tenersi lontano dal contenuto di un romanzo. Insomma, a farla breve mi sono deciso e ho letto “Col corpo capisco”.

Il libro è suddiviso in due racconti, uno che dà il titolo all’intero volume, e l’altro, il primo, intitolato “Follia”. Continua a leggere…

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