Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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“Gli ultimi giorni dell’umanità” (Karl Kraus)

Kraus

Elias Canetti, ammiratore ma non adulatore di Karl Kraus, scrisse: “Ben difficilmente qualcuno potrebbe azzardarsi a scrivere una introduzione agli Ultimi giorni dell’umanità. Sarebbe non solo arrogante, ma superflua. Quell’introduzione la porta dentro sé chiunque sia nato in questo secolo e dunque sia stato condannato a viverci… La guerra mondiale è entrata completamente negli Ultimi giorni dell’umanità, senza consolazioni e senza riguardi, senza abbellimenti, edulcoramenti, e soprattutto, questo è il punto più importante, senza assuefazione”. Dopo aver letto tali parole da un grande come Canetti, mi riesce ancora più difficile scrivere sulla tragedia irrappresentabile di Kraus, un testo in stile teatrale di oltre settecento pagine, iniziato nel 1915, quindi un anno dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, finito solo nel 1922 e che rappresenta un’efficace invettiva contro l’assurdità del conflitto bellico, un’accusa feroce all’imbecillità di un’epoca tragica, ma più in generale all’umanità incapace di non ripetere errori ed orrori, nonché anche l’autoaccusa di uno che non è impazzito all’idea di aver superato, a mente “sana”, le pazzie nelle quali è vissuto.

Kraus, che nella sua attività di scrittore satirico non risparmiava nessuno, Continua a leggere…

28 Giugno 1914

Zweig

Nel giugno 2012 finivo di leggere “Tolstòj e Dostoevskij. Vita, creazione, religione” di Dmitrij Sergeevič Merežkovskij e scrivevo l’articolo che potete trovare su questo blog.

Sto leggendo, adesso, “Il mondo di ieri (ricordi di un europeo)” di Stefan Zweig, sul quale scriverò qualcosa nei prossimi giorni. Intanto, però, vi rendo partecipi di un brivido che ho provato nel corso della lettura, quando ho scoperto che Zweig, in quei giorni residente a Baden, stava leggendo il libro di Merežkovskij nel giugno del 1914, per la precisione il 28 giugno 1914, cioè il giorno del cosiddetto “assassinio di Sarajevo”, quando l’erede al trono austriaco Francesco Ferdinando fu ucciso da uno studente serbo, episodio che scatenò, un mese dopo, la Prima guerra mondiale.

“…già la vigilia del 29 giugno, il giorno di San Pietro e San Paolo, sempre considerato festivo nell’Austria cattolica, eran venuti molti gitanti…era una mite giornata…si attendevano le vacanze per grandi e piccini e tutti godevano, come un anticipo dell’estate intera, quella prima festa estiva…Io sedevo fuor dalla folla nel parco, intento a leggere un libro – so ancor oggi che era un’opera di Merežkovskij, “Tolstoj o Dostoevskij” – con grande interesse. Tuttavia anche il venticello fra le fronde, il cinguettio degli uccelli e la musica che mi giungeva dal parco entravano nella mia sensibilità…infatti interruppi volontariamente la lettura quando la musica cessò improvvisamente a mezzo di una battuta…alzai istintivamente gli occhi dal libro. Anche la folla, che passeggiava col fluire di una massa fra gli alberi, parve trasformarsi sostando d’un tratto nel suo andirivieni. Doveva esser successo qualcosa. Mi alzai e vidi che i suonatori lasciavano il palco dell’orchestrina, cosa ben strana, poiché il concerto soleva durare un’ora ed anche di più. Ci doveva essere una ragione per quella brusca sosta: avvicinandomi osservai che la gente si pigiava in gruppi eccitati davanti al palco dell’orchestra per leggere una comunicazione evidentemente da poco affissa. Era il dispaccio, come appresi pochi minuti più tardi, comunicante che Sua Altezza reale il successore al trono Francesco Ferdinando e la sua consorte, recatisi in Bosnia per le manovre, erano rimaste vittime di un assassinio politico”.

(Stefan Zweig, “Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo”)

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