Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Archivio per il tag “Pink Floyd”

“Perché non sopportiamo più noi stessi, e loro invece ci appaiono ideali.”

(Da qualche settimana questo blog sembra, anzi è, pressoché sequestrato da Thomas Bernhard, che imperversa con i suoi scritti. Presto mi libererò di lui, per ora mi dichiaro suo ostaggio, ben lieto di esserlo.)

“Tradiamo senza sosta noi stessi, quando preferiamo gli altri, quando per così dire li rendiamo migliori di quanto in definitiva non siano, ho pensato. Facciamo un torto a loro, quando per così dire ci dichiariamo dei loro, e intanto facciamo un torto a noi stessi in maniera ben più ripugnante, perché facciamo un torto a noi in loro favore e contro di noi. Ma non ci riesce del tutto di restare noi stessi e di stare insieme a loro, solo così di rado ci riesce, in ogni caso, che non ci si può fare affidamento, che non conta nulla. Quando siamo insieme a loro ci spogliamo per lo più di tutto quanto ci connota, cosa che loro subito avvertono e di cui tengono conto a nostro danno, al che noi non abbiamo più la stessa sicurezza che avevamo nel momento in cui abbiamo iniziato il nostro gioco con loro, perché è sempre solo un gioco, null’altro, quando crediamo di dover essere loro perché provavamo per loro un desiderio struggente, perché non sopportiamo più noi stessi, e loro invece ci appaiono ideali. Questo errore a vita ci umilia.”

(Thomas Bernhard, “Estinzione”, ed. Adelphi)

“Il futuro non è che una figura retorica”

“Forse, se il futuro esistesse in modo concreto e individuale, come qualcosa che può essere percepito da un cervello superiore, il passato non sarebbe così seducente: le sue esigenze risulterebbero controbilanciate da quelle del futuro. Le persone potrebbero stare a cavalcioni sul punto centrale dell’asse in bilico mentre contemplano questo o quell’oggetto. Potrebbe essere divertente.
Ma il futuro non possiede questa realtà (contrariamente al passato rivisto nel ricordo e al presente percepito); il futuro non è che una figura retorica, un fantasma del pensiero…
Quando ‘noi’ ci concentriamo su un oggetto materiale, ovunque esso si trovi, il solo atto di prestare ad esso la nostra attenzione può farci sprofondare involontariamente nella sua storia. I principianti devono imparare a sfiorare soltanto la superficie della materia se vogliono che essa resti all’esatto livello del momento. Cose trasparenti, attraverso le quali balena il passato.”

(Vladimir Nabokov, “Cose trasparenti”, ed. Adelphi)

Il mito di Sisifo e i Pink Floyd

(“Punti di tangenza”) Per la rubrica sulle affinità tra musica e letteratura, non potevo dimenticare Sisifo e il suo masso. Ho scoperto solo qualche mese fa l’esistenza di questa composizione strumentale in quattro parti dei Pink Floyd, contenuta all’interno dell’album “Ummagumma” (1969). L’alternarsi di momenti di quiete e altri più rumorosi evoca la condanna a cui è sottoposto Sisifo.

Il riferimento letterario è “Il mito di Sisifo” di Albert Camus (1942). Per alcune mie brevi impressioni su questo libro vi rimando alla pagina apposita del blog (peraltro molto sommaria e da riscrivere), qui sotto invece riporto solo alcune frasi del saggio di Camus.
Naturalmente, non ho elementi (al momento) per dire che tra la canzone e il libro di Camus vi sia un effettivo legame. Più probabile che il solo “punto di tangenza” sia il personaggio mitologico.

 “Sisifo guarda, allora, la pietra precipitare, in alcuni istanti, in quel mondo inferiore, da cui bisognerà farla risalire verso la sommità. Egli ridiscende al piano. È durante questo ritorno che Sisifo mi interessa…se codesta discesa si fa, certi giorni, nel dolore, può farsi anche nella gioia. Questa parola non è esagerata….così, persuaso dell’origine esclusivamente umana di tutto ciò che è umano, cieco che desidera vedere e che sa che la notte non ha fine, egli è sempre in cammino. Il macigno rotola ancora. Lascio Sisifo ai piedi della montagna! Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore, che nega gli dei e solleva i macigni…anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice”

(Albert Camus, “Il mito di Sisifo”)

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