Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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Stanze

“Tutta l’infelicità degli uomini ha una sola provenienza, ossia di non saper restare tranquilli in una stanza”, scriveva Pascal in un “noto” brano.
Considerando che sono uscito alle 16.00 dalla mia stanza, dovrei dedurre qualcosa da tale aforisma e invece non ne deduco alcunché.
Resta l’impressione che la settimana di Ferragosto, in certi luoghi, costituisca un’ottima preparazione psico-fisica a ciò che arriverà: l’inverno. Stessa desertificazione sociale.
La differenza è dettata solo dal clima; l’estate è una fuga verso l’altrove, d’inverno ci si tappa in casa.
Pascal ne trarrebbe qualche conclusione sulla felicità/infelicità umane. Io, che Pascal non sono né vorrei esserlo, attraverso l’estate come se fosse un inverno, con pochi, ponderati ma essenziali gesti: dita che sfogliano una pagina, gomito che si alza, palpebre che si chiudono, più altre attività collaterali.

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Mutamenti (un articolo pigro)

“Non c’è un uomo che differisca più da un altro che da sé nella successione del tempo”, scriveva Blaise Pascal, citato anche da Pirandello nel saggio “L’umorismo”. L’amico Blaise ci fornisce, dunque, un alibi per la schizofrenia eventuale dei nostri giudizi-gusti-passioni-comportamenti. “Nella successione del tempo”, la chiave sta tutta lì. Un arco temporale che può essere di dieci anni o di un nanosecondo.

Avevo intenzione, oggi, di scrivere alcune considerazioni sul tema, ma constatata la confusione nella mia mente, nonché la pigrizia paralizzante, ho preferito continuare la lettura di “Resurrezione” di Tolstoj. Leggendo, però, ho ritrovato, nel breve passo che vi riporto, il tema della nostra identità, Continua a leggere…

“Mi piace” (l’indeterminazione delle passioni)

“L’amore, il disamore e il principio di indeterminazione di Heisenberg. Sull’impossibilità di misurare simultaneamente, con esattezza, la posizione e il moto del proprio apparato cardiaco”.

Ho pensato a questo titolo per la mia tesi in Fisica Cardiologica, che inizierò a scrivere nei prossimi giorni, tra un marciapiede e l’altro. Gli esami, invece, li sosterrò una volta discussa la tesi. L’iscrizione all’università, infine, avverrà dopo che avrò vinto al Superenalotto (al quale peraltro non gioco mai).

Scherzi a parte, cammin facendo (da intendersi sia in senso letterale, come “passeggiata”, sia come metafora del mio approccio al mondo della fisica) stamattina riflettevo sulla difficoltà-impossibilità di motivare le nostre emozioni, con particolare riguardo al tema della passione amorosa. Stabilire “perché” una persona ci attrae non mi sembra così semplice. Continua a leggere…

“Da Montaigne a Proust. Ricerche sulla storia della cultura francese” (Erich Auerbach)

Auerbach

“E quest’opera è stata dettata dalla disperazione e dall’amara voluttà della disperazione. Il mondo di quest’opera è un carcere, in cui a volte c’è anche lo stordimento ed anche il lenimento; a volte, il godimento estatico dell’orgoglio dell’artista. Ma è un carcere senza uscita. E l’uscita non deve nemmeno esserci. Jean-Paul Sartre, così acuto e concreto, anche se troppo tendenzioso, ha descritto magnificamente il modo in cui l’uomo Baudelaire si è aperto la via in quella situazione senza uscita e si è lui stesso preclusa ogni possibilità di ritorno ed ogni scappatoia. Per lo studio della posizione storica dei Fleur du Mal è significativo constatare come proprio a metà dell’Ottocento un uomo abbia potuto giungere ad un’organizzazione interiore e ad una vita di quel genere, e sia anzi riuscito ad esprimersi pienamente, tanto da manifestare qualcosa che in quell’epoca era ancora nascosto e che molti, a poco a poco, per mezzo suo, scoprirono e conobbero.”

(Erich Auerbach, “Les Fleurs du Mal di Baudelaire e il sublime”, in “Da Montaigne a Proust. Ricerche sulla storia della cultura francese”, ed. Garzanti, 1970)

In questo testo sono raccolti una serie di saggi scritti da Auerbach nel corso della sua esistenza, a distanza di diversi anni l’uno dall’altro, accomunati dal riferirsi tutti ad autori francesi. Il sottotitolo, inoltre, ci fa comprendere come l’autore non si limiti a un’interpretazione dei singoli frammenti degli autori prescelti, ma tenti di inquadrare ciascuno di essi nel proprio orizzonte storico e culturale. Il primo saggio è su Montaigne, a suo avviso primo “uomo di lettere” moderno. Continua a leggere…

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