Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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Rettitudine e misantropia

castello misantropo

“Ma questa rettitudine, che voi esigete in tutto e per tutto con tanta intransigenza: questa assoluta dirittura in cui vi rinchiudete, la riconoscete in colei che amate? Visti i pessimi rapporti in cui siete col genere umano, io mi stupisco che con tutto ciò che ve lo rende odioso, abbiate trovato nel suo ambito di che affascinare i vostri occhi; e ciò che ancor più mi sorprende, è questa strana scelta in cui il vostro cuore è caduto. La sincera Eliante ha un debole per voi, la saggia Arsinoè vi guarda con occhi dolci; ma il vostro animo si rifiuta ai loro voti e si lascia invece prendere al laccio dalle vane lusinghe di Selimene, che mi pare, per la civetteria e il gusto della maldicenza, perfettamente in tono con le usanze del giorno d’oggi. Come mai, voi che odiate mortalmente queste usanze, le tollerate nella bella Selimene? Forse, in una così bella persona, non sono più dei difetti? Oppure non li vedete? Oppure li perdonate?”

(Molière “Il misantropo”, ed. Bur)

“Elogio (senza esagerare) della solitudine”


A Ferragosto le città si svuotano, senza tuttavia riempire i paesini di provincia, che a loro volta si rivelano lande desolate e assolate a chi si sottrae ai movimenti collettivi verso lidi o montagne. Per le strade, così, restano pochi passeggiatori abituali e qualche cane randagio in cerca di compagnia. Proprio osservando un cane solitario, può capitare di imbattersi in pensieri circa la “solitudine”. Il vocabolario ci dice che la solitudine è “la condizione, lo stato di chi è solo, come situazione passeggera o duratura”. Come è intuibile, la differenza tra “passeggera” e “duratura” non è di poco conto. Ancora più dirimente è stabilire se la “solitudine” dell’individuo sia volontaria o meno. Sull’argomento si potrebbe scrivere un trattato “a miliardi di mani” (o di zampe) senza venire a capo di nulla, perché ciascuno vive la propria solitudine in maniera più o meno continuativa e soprattutto con “coloriture” diverse, dal nero più tetro al rosso più sgargiante.

Senza ridicole pretese di esaustività, è possibile procedere in maniera frammentaria e ripescare nella memoria alcune testimonianze sul tema, a riprova delle molteplici sfumature che la parola “solitudine” può avere per ciascuno.

La prima “immagine” è il breve discorso di Fabrizio De André riportato a inizio articolo, nel quale il cantautore sottolinea il valore sociale della “solitudine”, sia pure senza auspicare un’esistenza da eremiti ed evidenziando, in un inciso, che sta parlando della “solitudine” scelta e non di quella, per esempio, dei malati e degli anziani abbandonati a se stessi.

Il riferimento al “politico solitario, che è un politico fottuto” ci porta all’inizio del capitolo XXXIX, libro I dei “Saggi” di Montaigne, intitolato, per l’appunto, “Della solitudine”, Continua a leggere…

Il misantropo (Molière)

ALCESTE

                Costi quel che costi, pur d’arrivare a questa dimostrazione, sarò contento di perdere la causa.

FILINTE

                Davvero, Alceste, la gente riderebbe di voi, se vi sentisse parlare a questo modo.

ALCESTE

                Tanto peggio per chi riderebbe.

FILINTE

                Ma questa rettitudine, che voi esigete in tutto e per tutto con tanta intransigenza: questa assoluta in cui vi rinchiudete, la riconoscete in colei che amate? Visti i pessimi rapporti in cui siete col genere umano, io mi stupisco che con tutto ciò che ve lo rende odioso, abbiate trovato nel suo ambito di che affascinare i vostri occhi; e ciò che ancor più mi sorprende, è questa strana scelta in cui il vostro cuore è caduto. La sincera Eliante ha un debole per voi, la saggia Arsinoè vi guarda con occhi dolci; ma il vostro animo si rifiuta ai loro voti e si lascia invece prendere al laccio dalle vane lusinghe di Selimene, che mi pare, per la civetteria e il gusto della maldicenza, perfettamente in tono con le usanze del giorno d’oggi. Come mai, voi che odiate mortalmente queste usanze, le tollerate nella bella Selimene? Forse, in una così bella persona, non sono più dei difetti? Oppure non li vedete? Oppure li perdonate?

“Il misantropo” di Molière è un capolavoro, almeno a mio avviso. Ho scelto i passaggi soprascritti perché in poche parole sono sintetizzati alcuni dei temi principali della commedia teatrale che ebbe la sua prima rappresentazione nel 1666. Molière la scrisse in un periodo particolarmente sfortunato della sua esistenza: Continua a leggere…

Il Governo Letterario

E dopo il Governo tecnico? In attesa di una “ridefinizione del quadro politico nazionale alla luce dell’esperienza in atto”, in un’ottica di “valorizzazione delle risorse culturali atte a non disperdere il patrimonio culturale acquisito” e con un occhio semi-aperto sulle prossime “piattaforme programmatiche”, e bla bla bla bla, in attesa di tutto ciò, vi svelo in anteprima quale sarà la mia personale squadra di Governo.

Si tratta di un Governo Letterario. Qui sotto, in esclusiva assoluta per voi, la lista dei Ministri e un brevissimo curriculum vitae di ciascuno dei prossimi titolari di dicasteri. Per informazioni ulteriori cliccate sui link.

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Il principe Myskin. Lo spessore morale di tale personaggio è a prova di bomba. L’esperienza del passato l’ha temprato, rendendolo meno vulnerabile. È il momento delle responsabilità per l’ex Idiota.

MINISTRI CON PORTAFOGLIO

  • AFFARI ESTERI

Ulisse. Ha girato abbastanza il mondo, intessendo relazioni a destra, a manca, in alto e in basso, per mari e per monti.

  • INTERNO

Lenore Beadsman. La giovane ragazza ha dimostrato, ne “La scopa del sistema”, un’indomabile volontà nella ricerca della propria nonna scomparsa, non disgiunta da una sensibilità fuori dal comune.

  • GIUSTIZIA

Don Ciccio Ingravallo. La sua carriera è iniziata con “Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana”. Da allora tanta acqua è passata sotto (e anche sopra) i ponti. “Metterò mano alla tanto rimandata Riforma della Giustizia”: che sia una promessa o una minaccia, lo giudicherà la Storia (o la Filosofia, fate voi).

  • DIFESA

Giovanni Drogo. L’esperienza presso la Fortezza Bastiani lo ha edotto sulle più utili, ma soprattutto le più inutili, tecniche di difesa dal Nemico, sia esso esistente o meno.

  • ECONOMIA E FINANZE

Il Banchiere Anarchico descritto da Pessoa. Il soprannome parla da sé, non credo servano delucidazioni ulteriori. Continua a leggere…

Lezione n. 54: “Come impantanarsi nella scelta del titolo” (Corso di scrittura rinunciataria)

Il mio patetico “Corso di scrittura rinunciataria” inizia con la lezione n. 54, che spero fornirà utili indicazioni per l’ottenimento dello scopo che mi sono prefisso, ossia aiutare chi di voi avrà la bontà di seguirmi a recidere sul nascere qualsiasi aspirazione a diventare romanziere.

Come già detto nella presentazione, ogni lezione è indipendente e può essere seguita a prescindere dalle altre, tuttavia è chiaro che taluni ‘elementi’ di fondo si ripeteranno. Mi sento in obbligo, altresì (se volete potete non leggere il contenuto della parentesi, mi serve solo per dire che la parola ‘altresì mi affascina; volevo chiarirvelo subito, altrimenti non vi spieghereste perché l’ho usata proprio qui, ma non perdiamoci in chiacchiere, lo so che lo state pensando mentre leggete, ho già abusato di voi e magari avrete già smesso, ma siate pazienti, superate questa parentesi e tutto sarà più gradevole e utile, molto utile, e non ridete, vi vedo), di precisare che questa lezione sul “Titolo” è molto importante, perché la scelta del titolo può davvero esservi utile, farvi perdere molto tempo, portarvi allo sfinimento e farvi abbandonare le velleità di scrittura. Procediamo con calma, non troppa, lo so che avete da fare.

Innanzitutto, il primo trucco è scegliere il titolo in prima persona. Non affidatevi alle case editrici, agli esperti, a chiunque vi dica che l’importante è il contenuto del romanzo, che il titolo sarà scelto alla fine sulla scorta di considerazioni di carattere psico – socio – linguistico – pubblicitarie. No. Fate un patto con voi stessi e dinanzi allo specchio giuratevi solennemente che sarete voi a scegliere il titolo. A questo punto sarete certi di aver compiuto un primo passo verso il fallimento del Progetto Scrittura che, non dimentichiamolo mai, è lo scopo primario di questo amabile Corso (la “mission” direbbero gli anglofoni, ma noi siamo provinciali e diciamo “lo scopo”). Continua a leggere…

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