Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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“Menzogna e sortilegio” (Elsa Morante)

“In queste notti di veglia, al posto dell’antica menzogna ho una nuova compagna: la memoria. Trascorro l’intera notte a ricordare eventi passati. Non soltanto il mio passato, e in particolare l’infanzia, e l’ultimo anno vissuto coi miei parenti, che ritrovo intatto e vivido come fosse di ieri; ma anche il loro passato, quello di mio padre e di mia madre, e della mia famiglia defunta. Non posso usare altro verbo che ‘ricordare’: infatti tutto ciò che ignoravo di loro mi si spiega naturalmente, e io ripercorro fin dal principio le loro vite come se tutte fossero episodi della mia. Allo stesso modo di chi, ridestatosi da un sonno letargico, ritrovi ad una ad una, dopo una breve incertezza, le circostanze della propria vita da sveglio.”
(Elsa Morante, “Menzogna e sortilegio”, ed. Einaudi)

“… per non avere il desiderio di sapere di più.” (Marcel Proust)

“Si prova amore, mi dicevo a Balbec, per una persona le cui azioni sembrano piuttosto essere oggetto della nostra gelosia; s’intuisce che, se le dicesse tutte, forse si guarirebbe facilmente dall’amore. Per quanto la gelosia sia facilmente celata dalla persona che la subisce, viene scoperta abbastanza in fretta da quella che la ispira e che a sua volta fa ricorso all’abilità. Tenta d’ingannarci su ciò che potrebbe renderci infelici, e ci riesce, perché chi non è avvisato non può scoprire le menzogne nascoste in una frase insignificante; non la distinguiamo dalle altre; detta con timore, è ascoltata con attenzione. Successivamente, quando saremo soli, torneremo a pensare a quella frase, che non ci sembrerà più adeguata alla realtà. Ma la ricordiamo bene? Su di essa e nell’esattezza del nostro ricordo, sembra che in noi nasca spontaneamente un dubbio del tipo di quelli che sorgono nel corso di certi stati nervosi, quando non possiamo ricordarci, alla cinquantesima volta come alla prima, se abbiamo messo il catenaccio; si direbbe che si possa ricominciare all’infinito quell’azione senza che mai sia accompagnata da un ricordo preciso e liberatore. Ma almeno possiamo richiudere la porta per la cinquantunesima volta. Mentre abbiamo sentito la frase inquietante con un ascolto incerto, e non dipende da noi poterla ripetere. Allora concentriamo la nostra attenzione su altre frasi che non nascondono niente, e l’unico rimedio, che però rifiutiamo, sarebbe ignorare tutto per non avere il desiderio di sapere di più.”

(Marcel Proust, “Precauzione inutile”)

“Una menzogna che poggia su un’altra menzogna” (Thomas Bernhard)

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“Il bugiardo” (Henry James)

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“- Ciò che pensi non m’interessa! – rise Everina, apparendo nel mentre anche più bella di come lui non l’avesse mai vista. Era incredibilmente sfrontata, oppure di una mortificazione del tutto impenetrabile, e per lui c’erano poche possibilità di riuscire a strapparle le parole che in qualche modo era desideroso di sentire dalle sue labbra: una specie di confessione che, dopo tutto, avrebbe fatto meglio a sposare un uomo che non fosse sinonimo di quanto c’è di più spregevole al mondo, del meno eroico dei vizi. Non aveva visto, non aveva sentito, il sorriso, il sorriso spento e freddo della più profonda vergogna, correre su tutti i visi, quando suo marito si macchiava di qualche meschinità particolarmente evidente? Come poteva una donna della sua natura vivere a contatto con quell’uomo giorni e giorni, anni e anni, senza che quella natura si alterasse? Avrebbe creduto al cambiamento solamente quando avesse sentito mentire lei. L’enigma lo affascinava e al tempo stesso ne era impaziente, si faceva ogni genere di domande. In fondo, non mentiva quando lasciava passare senza batter ciglio le bugie di suo marito? La sua vita non era una complicità continua? Il solo fatto che quell’uomo non la disgustasse, non era già una collaborazione e un assenso? Ma forse ne era disgustata e solo la disperazione dell’orgoglio le aveva fatto assumere quella maschera impenetrabile”.

(Henry James,  “Il bugiardo”, Giulio Perrone editore)

Tema centrale del romanzo breve (o racconto lungo) “Il bugiardo” di Henry James è la menzogna, Continua a leggere…

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