Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Archivio per il tag “meccanica quantistica”

“QED. La strana teoria della luce e della materia” (Richard Feynman)

qed

“Le cose di cui parlerò le insegniamo agli studenti di fisica degli ultimi anni di università: ora, voi pensate che io riuscirò a spiegarle in modo da farvele capire? Ebbene, no, non le capirete. Perché, allora, farvi perdere del tempo? Perché tenervi qui seduti, se non sarete in grado di capire ciò che dirò? Per convincervi a non andar via solo perché questa conferenza vi risulterà incomprensibile, vi dirò che anche i miei studenti di fisica non capiscono queste cose. E non le capiscono perché non le capisco nemmeno io. Il fatto è che non le capisco nemmeno io.”

(Richard Feynman, “QED. La strana teoria della luce e della materia”, ed. Adelphi)

QED è l’acronimo di “Quantum Electro-Dynamics”, cioè “elettrodinamica quantistica”, la teoria fisica che riguarda le interazioni elettromagnetiche a livello delle particelle. Il titolo del libro non deve spaventare chi non ha la minima idea di cosa si possa trattare, semmai essere da stimolo a cercare di capirne di più sul comportamento della luce e della materia che ci circonda e di cui siamo fatti anche noi. In questo libro sono raccolte quattro conferenze che Richard Feynman, Continua a leggere…

Congressi.

gruppo1927

“Il V Congresso Solvay di Fisica resterà senza dubbio la più celebre di queste riunioni. Lorentz, l’ultimo grande rappresentante della fisica classica, presiedeva i dibattiti di una brillante pleiade di scienziati, dove, al fianco di Einstein, sedevano tutti gli altri creatori della teoria dei quanti: Planck, Bohr, de Broglie, Schrödinger, Heisenberg, Born, Dirac e molti altri fisici illustri, come madame Curie, Bragg, Ehrenfest, Langevin, Compton, Debye, Brillouin e altri.

Per sei giorni, dal 24 al 29 ottobre 1927, questi uomini, avendo come tema Elettroni e Fotoni, fecero il bilancio delle loro più recenti scoperte. Discussero sul significato della nuova meccanica e tentarono di dare, al di là delle formule, una visione del mondo conforme a quella proposta dalla microfisica. Bel problema per una tale assemblea!”

(tratto da “I quanti” di João Andrade e Silva – Georges Lochak, ed. Il Saggiatore, 1969)

 

“Dicibile e indicibile in meccanica quantistica” (John S. Bell)

Bell

“Così nella teoria quantistica odierna sembra che l’universo vada suddiviso in un “sistema quantistico” ondulatorio e in una parte rimanente che in un certo senso è “classica”. In ogni particolare applicazione, tale suddivisione è fatta in un certo modo a seconda del grado di accuratezza e di completezza che ci si prefigge. Per me la grande sorpresa della meccanica quantistica è l’assoluta necessità, e soprattutto il carattere vago, di tale separazione. Ciò introduce un’ambiguità essenziale nella teoria fisica fondamentale, anche se solo a un livello di accuratezza e di completezza che va oltre tutti quelli richiesti nella pratica. È proprio il fatto di tollerare tale ambiguità, non meramente provvisoria bensì permanente, e al livello più fondamentale, la vera rottura con la concezione classica. Questo è l’aspetto importante, piuttosto che il fallimento di qualsiasi particolare concetto come quello di “particella” o di “determinismo”. Nella parte rimanente di questo saggio descriverò a grandi linee un certo numero di concezioni dell’universo che i fisici hanno preso in considerazione nel tentativo di venire a patti con questa situazione.”

(John S. Bell, “Dicibile e indicibile nella meccanica quantistica”, ed. Adelphi)

Questo libro era nelle mie mire da qualche tempo, ma lo avevo evitato perché prima volevo leggere testi più divulgativi, in modo da non presentarmi all’appuntamento con i saggi di Bell del tutto sprovveduto. Il titolo stesso m’induceva, peraltro, a provare un certo timore reverenziale, confermato dalla prima sommaria sfogliata alle pagine; l’apparizione di una serie di formule e simboli lontani dalla mia quotidianità mi ha fatto sospettare che avrei potuto abbandonare la lettura dopo una decina di pagine. Se sono qui a scriverne significa che non è andata così. Il saggio introduttivo (di Rodolfo Figari e Giuseppe Trautteur), l’introduzione di Bell e quella di Alain Aspect mi hanno permesso di leggere questa raccolta nella maniera più consona alle mie attuali scarse conoscenze in materia. Continua a leggere…

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