Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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“Ella non osa parlarne, eppure ci pensa” (Søren Kierkegaard)

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“Perché tutto può dimenticare una ragazza, tranne una relazione. La vita di società, è vero, mette in contatto con il bel sesso, ma non permette di iniziare un rapporto, perciò vale a ben poco. In società ogni ragazza si presenta difesa dalle sue armi, la situazione è sempre la stessa e non suscita certo brividi di voluttà. Invece per la strada si trova come in alto mare, cosicché tutto ha maggiore effetto e sembra più misterioso. Darei cento talleri per il sorriso di una ragazza in strada, ma neanche dieci per una stretta di mano in un salotto. La cosa è ben diversa. Si deve cercare la ragazza in società solo se qualcosa c’è già stato. Si stabilisce allora una comunicazione invisibile e segreta tra noi e lei, e questo è seducente e rappresenta il miglior incitamento che io conosca. Ella non osa parlarne, eppure ci pensa. Non sa se abbiamo dimenticato o meno. La si può ingannare ora in un modo, ora nell’altro.

Quest’anno non mi andrà tanto bene con le altre, sono troppo preso da lei! Il mio bottino, in un certo senso, resterà magro, ma in cambio ho la speranza di ottenere il primo premio.”

(Søren Kierkegaard, “Diario del seduttore”, ed. Giunti)

La scelta (da “Aut-aut” di Kierkegaard)

Ho scelto di rileggermi Kierkegaard.

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Lezione n. 54: “Come impantanarsi nella scelta del titolo” (Corso di scrittura rinunciataria)

Il mio patetico “Corso di scrittura rinunciataria” inizia con la lezione n. 54, che spero fornirà utili indicazioni per l’ottenimento dello scopo che mi sono prefisso, ossia aiutare chi di voi avrà la bontà di seguirmi a recidere sul nascere qualsiasi aspirazione a diventare romanziere.

Come già detto nella presentazione, ogni lezione è indipendente e può essere seguita a prescindere dalle altre, tuttavia è chiaro che taluni ‘elementi’ di fondo si ripeteranno. Mi sento in obbligo, altresì (se volete potete non leggere il contenuto della parentesi, mi serve solo per dire che la parola ‘altresì mi affascina; volevo chiarirvelo subito, altrimenti non vi spieghereste perché l’ho usata proprio qui, ma non perdiamoci in chiacchiere, lo so che lo state pensando mentre leggete, ho già abusato di voi e magari avrete già smesso, ma siate pazienti, superate questa parentesi e tutto sarà più gradevole e utile, molto utile, e non ridete, vi vedo), di precisare che questa lezione sul “Titolo” è molto importante, perché la scelta del titolo può davvero esservi utile, farvi perdere molto tempo, portarvi allo sfinimento e farvi abbandonare le velleità di scrittura. Procediamo con calma, non troppa, lo so che avete da fare.

Innanzitutto, il primo trucco è scegliere il titolo in prima persona. Non affidatevi alle case editrici, agli esperti, a chiunque vi dica che l’importante è il contenuto del romanzo, che il titolo sarà scelto alla fine sulla scorta di considerazioni di carattere psico – socio – linguistico – pubblicitarie. No. Fate un patto con voi stessi e dinanzi allo specchio giuratevi solennemente che sarete voi a scegliere il titolo. A questo punto sarete certi di aver compiuto un primo passo verso il fallimento del Progetto Scrittura che, non dimentichiamolo mai, è lo scopo primario di questo amabile Corso (la “mission” direbbero gli anglofoni, ma noi siamo provinciali e diciamo “lo scopo”). Continua a leggere…

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