Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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Ivan e Alëša fanno conoscenza (da “I fratelli Karamazov”)

La quarta lettura dei Karamazov prosegue a ritmo serrato. Per svariate ragioni, dubito che scriverò un articolo alla fine della lettura; sarebbe, comunque, inadeguato. Per ora riporto alcune pagine tratte da uno dei momenti cardine del romanzo, il confronto tra Ivan e Alëša. Per la precisione, i brani appartengono alla Parte seconda, Libro quinto, capitoli IV (“La ribellione”) e V (“Il Grande Inquisitore”).

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Voluttà, affinità, carne, spirito, bordello, Mann, Dostoevskij (il titolo è più lungo dell’articolo)

Sto leggendo “Doctor Faustus” di Thomas Mann, forse tra qualche giorno scriverò le mie impressioni sul romanzo. Per ora, mi limito a riportarne un passaggio, nel quale il narratore Serenus Zeitblom parla del suo amico Adrian Leverkühn. Non svelo granché se anticipo che nella figura di Leverkühn è possibile ritrovare (con le dovute cautele) alcuni elementi “nietzschiani”*. In particolare, questo passaggio è successivo all’episodio che vede Leverkühn entrare per sbaglio (ingannato da un amico, per la precisione) in un bordello e fuggirne inorridito dopo aver suonato alcune note su un pianoforte trovato dentro al bordello stesso. A parte l’episodio in sé, le parole di Mann mi hanno ricordato un passaggio de “I fratelli Karamazov” che porto con me nel portafogli da qualche anno e ho riportato anche qui sul blog, per esempio nell’articolo sulla “Bellezza”. Lì lo spunto di partenza è la “Bellezza”, ma il mio cervello ha colto una certa affinità tra i due passaggi.

“Per quanto possa sembrare strano in considerazione della nostra vecchia amicizia, l’argomento dell’amore, del sesso, della carne, non era mai stato toccato nelle nostre conversazioni in qualche modo personale e intimo; mai altrimenti che per il tramite dell’arte e della letteratura, a proposito di manifestazioni personali nell’ambito dello spirito, questo fatto aveva partecipato al nostro scambio di idee, e in tal caso Adrian aveva espresso nozioni oggettive, che lasciavano completamente da parte la sua persona. Come avrebbe potuto uno spirito pari al suo non includere anche questo elemento? Che lo includesse era abbastanza dimostrato dalla sua ripetizione di certe dottrine kretzschmariane** sul fatto che la sensualità non è disprezzabile nell’arte e non solo nell’arte; Continua a leggere…

Le lettere di Dostoevskij.

Vi propongo degli estratti dalle lettere che Fëdor Dostoevskij scrisse a parenti, amici, colleghi, lettori. Il libro dal quale le traggo è “Lettere sulla creatività” (Ed. Universale Economica Feltrinelli), una selezione dall’epistolario dello scrittore russo. Sulla sua figura non è il caso di soffermarsi qui, ma se avete ammirato i suoi romanzi vi consiglio di leggere anche le sue lettere, vi permetteranno di comprendere meglio il suo pensiero.

Il titolo della raccolta fa riferimento alla “creatività”, e in effetti molte pagine sono dedicate al processo di creazione artistica, ma non mancano ricordi personali, a partire dalla drammatica vicenda della deportazione in Siberia e della “finta fucilazione”. Aggiungo che ovviamente sono analizzate anche questioni che attenevano a situazioni specifiche dell’epoca, che non condivido alcune tesi di Dostoevskij (ma questo è banale, e soprattutto è quel che meno conta), e che comunque alcune sue lettere sono di per sé “Letteratura” nel senso più pieno del termine.

La dicitura che troverete prima di ogni passaggio non è presente nell’intestazione delle lettere, è solo indicativa circa l’argomento di cui sta scrivendo. Ho omesso anche data e destinatario.

Propositi di gioventù.

“L’uomo è un mistero. Un mistero che bisogna risolvere, e se trascorrerai tutta la vita cercando di risolverlo, non dire che hai perso tempo; io studio questo mistero perché voglio essere un uomo”.

La finta fucilazione e la deportazione in Siberia.

“Oggi, 22 dicembre, siamo stati condotti sulla piazza Semënov. Lì è stata letta a tutti noi la sentenza di condanna a morte, poi ci hanno fatto accostare alla croce, hanno spezzato le spade al di sopra delle nostre teste…io ero il sesto della fila…non mi restava da vivere più di un minuto. Mi sono ricordato di te, fratello, e di tutti i tuoi; Continua a leggere…

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