Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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Affinità

simpatia

“Le affinità elettive”.
Erettive, Goethe, non elettive.
Non barare, non più.

“Goethe muore” (Thomas Bernhard)

goethe muore

“Mai il mondo mi è apparso più minaccioso e offensivo che da una vetta alpina. Mentre mio padre ripeteva più volte quanta quiete regnasse qui sulla vetta, una quiete maestosa, diceva lui, in fondo già non sopportava più la situazione tanta era l’irrequietezza, poiché là dove ci si attende la massima e assoluta quiete, là l’irrequietezza è più grande e assoluta che mai, e si affannava a ripetere che ora si trovava in uno stato di massima quiete, che tutti noi ci trovavamo in uno stato di massima quiete, diceva, e ci chiedeva se non sentissimo di trovarci in uno stato di massima e anzi effettivamente assoluta quiete, gli ho detto; di continuo sollecitava mia madre a dire e ad ammettere che ora ci trovavamo in uno stato di massima e assoluta quiete e anche la mamma lo diceva allora un paio di volte, che ci trovavamo in uno stato di massima e assoluta quiete, quanto silenzio, quanta quiete c’è qui, tutto è quiete, diceva, la massima quiete è qui. E siccome io non ero subito dello stesso parere dei genitori, ho detto, loro mi sollecitavano a dire che lassù in verità regnava la quiete assoluta e così, per porre fine alle loro intimidazioni, pure io dicevo che lassù in vetta regnava la massima quiete, l’assoluta quiete. Se non lo avessi detto, se avessi detto la verità, che cioè sulla montagna c’era la massima irrequietezza, avrebbero trovato il modo di ferirmi profondamente, ho detto. Così si accontentavano di sentirmi ripetere più volte le parole massima e assoluta quiete.”

(Thomas Bernhard, “Goethe muore”, ed. Adelphi)

Thomas Bernhard è tra i miei scrittori preferiti e “Goethe muore”, raccolta di quattro brevi racconti, potrei consigliarla a chi non lo avesse mai letto, se non fosse che, a mio avviso, Bernhard ha scritto di meglio e quindi tale consiglio potrebbe essere fuorviante. Ciò premesso, in questo libro sono condensati, in pillole, alcuni dei temi che caratterizzano le narrazioni di quest’autore che sa essere feroce, divertente, apocalittico Continua a leggere…

“Le affinità elettive” (Johann Wolfgang von Goethe)

goethe

“- Se la coscienza, – ribatté Carlotta, – ti suggerisce simili considerazioni, allora io posso star tranquilla. Queste metafore sono garbate e interessanti, e chi non si diverte a giocare con le similitudini? Ma l’uomo, insomma, sta ben più in alto di questi elementi, e se in questo campo ha un po’ largheggiato con le belle parole di scelta e di affinità elettiva, farà anche bene a tornare un po’ in sé stesso e ad apprezzare degnamente il valore di tali espressioni. Purtroppo conosco anch’io tanti casi in cui un’intima unione di due esseri, che sembrava indissolubile, è stata distrutta dal casuale intervento di un terzo, e uno di quelli che prima sembravano così bene accoppiati ha dovuto prendere il largo.

– In questi casi i chimici sono molto più galanti, – disse Edoardo; – essi vi associano un quarto elemento, perché nessuno rimanga scompagnato.

– Verissimo! – replicò il Capitano; – questi casi sono anzi i più interessanti e i più notevoli, poiché vi si può realmente rappresentate come s’incrociano in questa quadruplice vicenda attrazione, affinità, abbandono ed unione: quattro sostanze, finora combinate a due a due, poste in contatto, abbandonano la loro unione precedente e si combinano in modo nuovo. In quest’espellere e catturare, in questa repugnanza ed attrazione, par veramente di scorgere una superiore determinazione; si è portati ad attribuire a simili sostanze una specie di volontà di scelta e il termine tecnico di affinità riesce perfettamente giustificato. Continua a leggere…

“Simpatia”

Monica-Vitti_5

“Si alzò e Carlotta l’abbracciò con affetto. Fu presentata agli uomini, che la trattarono subito da ospite, con particolare riguardo. La bellezza è ovunque graditissima ospite. Pur non prendendovi parte, Ottilia parve attenta alla conversazione.

La mattina seguente Edoardo disse a Carlotta: – È una ragazza simpatica, con la quale è piacevole conversare.

– Conversare?  – fece Carlotta con un sorriso. – Ma se non ha ancora aperto bocca!

– Davvero? – replicò Edoardo, e pareva cercasse di ricordare. – Che strano!”

(Johann Wolfgang Goethe, “Le affinità elettive”)

P.s.: Monica Vitti, peraltro, essendo una grandissima interprete, simpatica davvero oltre che bella (senza stare qui a sottilizzare sul significato soggettivo di queste due parole), forse non è l’ideale per rappresentare il concetto che Goethe evidenzia in questo passaggio mirabile del suo romanzo; mi rifiuto, però, di accompagnare alle sue parole un’immagine che rimandi solo a una bellezza di tipo estetico.

Benjamin e “Le affinità elettive” di Goethe (un frammento)

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“Poiché nel simbolo della stella era apparsa una volta a Goethe la speranza che egli doveva nutrire per gli amanti. La frase, che per dirla con Hölderlin, contiene la cesura dell’opera, e in cui, mentre gli amanti abbracciano sigillati il loro destino, tutto si ferma, dice: “Come una stella cadente, la speranza passò sulle loro teste”. Ma essi non la vedono, e non si poteva dire più chiaramente che l’ultima speranza non è mai tale per chi la nutre, ma solo per quelli per cui è nutrita”.

(Walter Benjamin, Saggio su “Le affinità elettive” di Goethe, contenuto in “Angelus Novus”, ed. Einaudi)

Nell’ambito dell’operazione da me denominata “Guarda negli anfratti del tuo Pc o tra i foglietti sparsi nella tua stanza”, ho trovato questo breve frammento tratto dal saggio di Walter Benjamin su “Le affinità elettive”. Non so per quale motivo avessi scelto di abbinare alle parole di Benjamin il quadro di Hayez. Forse la parola “amanti”, ma non saprei dirvelo con esattezza.

Se avete letto il romanzo di Goethe vi consiglio anche la lettura del saggio. Sebbene non si tratti di un testo di agevole lettura, potrà fornirvi una “chiave di lettura” interessante del capolavoro di Goethe. Personalmente, avevo letto “Le affinità elettive” molti anni fa, mi era piaciuto ma lo avevo “sottovalutato” (si fa per dire). Dopo aver letto il saggio di Benjamin, l’ho riletto e ne ho colto aspetti che nella prima lettura non avevano attratto la mia attenzione.

Sul saggio, che consta di circa 80 pagine, e su “Le affinità elettive” non aggiungo altro, e auguro buona lettura a chi volesse avventurarsi in quelle pagine. Torno a rovistare tra i miei antichi frammenti.

Da Newton a Goethe passando per un granello di sabbia (dei colori, dell’attrazione e altro caos)

“In tali mescolanze, infatti, non appaiono i colori componenti, ma, a causa del loro reciproco attenuarsi, costituiscono un colore intermedio. E quindi, se a causa della rifrazione o di qualsiasi altra causa tra quelle suddette, i raggi difformi, latenti in tale mescolanza, fossero separati, emergerebbero colori diversi dal colore del composto. I quali non sono generati nuovamente, ma soltanto resi manifesti dall’essere separati, poiché se fossero di nuovo interamente mescolati e miscelati insieme, comporrebbero ancora quel colore che avevano prima della separazione. E per la medesima ragione, i cambiamenti prodotti dall’incontro di diversi colori non sono reali, poiché quando i raggi difformi sono di nuovo separati, essi mostreranno esattamente gli stessi colori che avevano prima di entrare nella composizione, proprio come le polveri azzurre e gialle, quando accuratamente mescolate, appaiono verdi a occhio nudo, e tuttavia i colori dei corpuscoli componenti non sono realmente mutati, ma soltanto miscelati. Osservati con un buon microscopio, infatti, essi appaiono ancora, in modo disseminato, azzurri e gialli”

(Isaac Newton, “Scritti sulla luce e i colori”)

Domenica pomeriggio di giugno. In spiaggia, sdraiato sull’asciugamano, leggo “Scritti sulla luce e i colori” di Isaac Newton. Subito mi accorgo che non potrò scrivere alcunché per invogliare qualcuno alla lettura, non perché il libro sia noioso, piuttosto perché mi addentrerei in un argomento che conosco solo per reminiscenze liceali e poco più. Ho una considerazione molto alta verso coloro che studiano “Fisica” e anche se non sono un totale sprovveduto, è meglio lasciare che ne scriva in modo serio chi sa.

Percepisco la finitezza del mio cervello. Potrei anche dedicare il resto della mia vita ad approfondire tali miei limitate conoscenze di “Fisica”, ma dubito che otterrei risultati eccellenti. Pur non rinunciando definitivamente all’idea di comprendere meglio Newton (e la “Fisica” in generale), per ora cerco di cogliere quegli aspetti che posso assorbire, sia pure in maniera non acritica, o forse ciò che al momento mi “fa gioco”. Sottolineo un passaggio (riportato sopra) perché m’intriga il concetto di “mescolanza e miscela dei colori”, più ancora della loro “origine”. Davanti ai miei occhi, peraltro, poco oltre il bordo dell’asciugamano blu, osservo la sabbia. Continua a leggere…

Roma “a volo di Scrittore” (Goethe, Stendhal e altri passeggiatori “capitolini”)

Qualche anno fa stavo leggendo “La Parigi degli esistenzialisti, manuale di Saint Germain des Prés” di Boris Vian, personaggio poliedrico che pensò bene di raccontare ‘dall’interno’ vicende cui aveva assistito, il tutto con una certa ironia di fondo. A un certo punto del volume c’è una foto del 1944. All’interno di una casa ci sono dodici persone, tra le quali Jean Paul Sartre, Albert Camus, Simone de Beauvoir e Pablo Picasso.

(intervallo: potete anche saltare le prossime trenta – quaranta righe e andare direttamente laddove c’è scritto Thomas Bernhard)

È vero che in quel periodo ero particolarmente preso da quegli autori (soprattutto Sartre e Camus), e quindi il mio giudizio era di parte, ma non ho paura di dire un’eresia se affermo che in quella stanza c’erano neuroni eccellenti. In verità, però, la sto prendendo troppo alla larga, del resto a Parigi non ci sono nemmeno stato, se non attraverso gli autori di cui prima, nonché Stendhal, Balzac, Hugo e via discorrendo.

A Roma, però, ci sono passato, e in occasione di una mia gita in modalità “Giro A Caso Senza Una Meta Precisa Con Un Taccuino In Mano Sperando Di Appuntare Qualcosa Che Un Giorno Mi Sarà Utile” appuntai sul taccuino, tra le altre cose, le seguenti frasi: “Ore 13.30. I gatti di Largo di torre Argentina. Il gatto, animale antico e rispettabile, collega il mio cortile a questo luogo. Ore 14.25. Nell’edificio dove Percy B. Shelley scrisse il “Prometeo liberato” oggi c’è il Credito Italiano. Tempi bui.”

Quindi? Non è un articolo sui gatti, e nemmeno su Shelley, che non ho mai letto, e benché meno sui “tempi bui”. Quello spunto, unitamente al ricordo su Parigi di cui sopra, mi ha fatto pensare che anche a Roma sono passati fior di scrittori e pensatori. Che bella scoperta, direte voi! Lo so, non è originale scoprire che Roma rappresenta ‘qualcosa’ nel mondo, che non è ‘solo’ la capitale d’Italia.

Andando al sodo, ho pensato di raccogliere qui alcune impressioni, più o meno fugaci, che alcuni autori di mia “conoscenza” hanno lasciato su Roma. Mi sono limitato agli autori “stranieri”. Perché? Boh, forse perché sono pigro, e la lista è già lunga di per sé che inserire anche gli italiani avrebbe reso quest’articolo più illeggibile di quanto già non sia.

Per quanto riguarda gli italiani e romanzi ambientati (in modo esplicito o implicito, a seconda dei casi) a Roma, basta ricordare “Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana) di Gadda, “La strada per Roma” di Paolo Volponi, i libri di Moravia, di Pasolini, “Il compagno” di Pavese, “Roma senza Papa” di Guido Morselli (che non ho ancora letto), “Notizie dagli scavi” di Franco Lucentini etc, etc, etc.

Finita la premessa, lascio la parola ad alcuni tra i vari “passanti eccellenti” che hanno solcato le strade di Roma, riportandone, com’è ovvio che sia, opinioni discordanti (anche se nel complesso prevale l’ammirazione, tra quelli che ho ‘incontrato’). So che resteranno fuori dall’articolo in tanti (per esempio Thomas Mann e il suo soggiorno in occasione dell’inizio della stesura de “I Buddenbrok”), ma tant’è.

Il primo visitatore è Thomas Bernhard, che parla di Roma nel suo romanzo “Estinzione, uno sfacelo” (1986), a mio avviso un capolavoro.

“A Parigi, a Lisbona non ho trovato ciò che ho cercato per così tanti anni, un nuovo punto d’appoggio, un nuovo inizio, nulla. A Roma sì. Eppure da Roma non mi aspettavo nulla, avevo sempre soltanto pensato, andrà bene per una settimana di svago, non di più…e allora era evidente che la mia decisione di andare a Roma aveva portato il rinnovamento della mia esistenza, per così dire la svolta spirituale. D’improvviso ho respirato. Continua a leggere…

Letteratura e diavoli (“Sympathy for the Devil”)

(“Punti di tangenza”) La canzone che vi propongo oggi per la rubrica sulle affinità tra musica e letteratura è “Sympathy for the Devil” dei Rolling Stones. Lasciando da parte la letteratura di settore, il “diavolo”, nelle sue diverse accezioni, è sempre stato uno spunto per gli scrittori di ogni epoca. Basti pensare alla figura del diavolo tentatore Mefistofele nel “Faust” di Goethe (“Dunque tu chi sei?” “Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene”), al dramma teatrale “Il diavolo e il buon Dio” di Sartre, nel quale l’autore cerca di dimostrare l’impossibilità di realizzare il Male Assoluto e il Bene Assoluto, alla bottiglietta contenente “Gli elisir del diavolo” di E.T.A. Hoffmann, allo spiritello evocato ne “Il diavolo innamorato” di Jacques Cazotte, o ancora ad alcune poesie contenute ne i “Fiori del male” di Baudelaire. L’elenco potrebbe continuare ma lascio a voi la scelta del vostro diavoletto di fiducia.

Per tornare alla rubrica, c’è da dire che nel testo della canzone non vi sono riferimenti precisi ed espliciti a un romanzo particolare, e tuttavia nell’ascoltarla il mio pensiero non può che andare a due capolavori della letteratura russa, cioè “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov e “I demoni” di Dostoevskij.

“And I was ‘round when Jesus Christ

Had his moment of doubt and pain

Made damn sure that Pilate

Washed his hands and sealed his fate”

I versi sopra riportati evocano, nella mia mente, le meravigliose pagine del “romanzo nel romanzo” che Bulgakov dedica all’incontro tra Gesù Cristo e Ponzio Pilato, ovviamente senza dimenticare la figura del diavolo Woland, tra i protagonisti principali del libro. Colgo anche l’occasione per segnalare agli appassionati di questo romanzo che ancora non lo sapessero che c’è una serie tv russa tratta dal “Maestro e Margherita”. È sottotitolata in italiano e a me piace molto. La trovate su youtube, suddivisa in dieci puntate, ciascuna a sua volta in cinque parti.

“I stuck around St. Petersburg

When I saw it was a time for a change

Killed the czar and his ministers

Anastasia screamed in vain”

Questi altri versi, invece, mi rimandano al “profetico” romanzo di Dostoevskij, del quale vi riporto un estratto.

“Nei periodi torbidi d’oscillazione o di transizione, sempre e dovunque compare molta gentaglia. Io non parlo dei così detti ‘antesignani’, i quali hanno sempre hanno sempre fretta di passare avanti a tutti (è la loro preoccupazione principale) con uno scopo, sebbene assai spesso stupidissimo, tuttavia più o meno definito. No, io parlo solo della canaglia. In ogni periodo di transizione si solleva la canaglia che c’è in ogni società e si solleva non solo senza nessuno scopo, ma senza nemmeno avere l’ombra di un’idea, esprimendo soltanto, con tutte le forze, la propria inquietudine e la propria impazienza. Intanto questa canaglia, senza nemmeno saperlo, quasi sempre vien a trovarsi sotto comando di quel piccolo crocchio di ‘antesignani’ che agiscono con uno scopo definito e quello indirizza tutta questa immondizia dove più gli piace, a meno che lo stesso crocchio non sia composti di perfetti idioti, cosa che, del resto, talvolta succede”.

(Fëdor Dostoevskij, “I demoni”)

Il problema dell’Identificazione lettore – personaggio. Da Anna K. a Zeno Cosini, alcuni utili consigli per salvarvi.

Un male atavico affligge molti lettori, cioè la nefasta tendenza a identificarsi con un personaggio romanzesco, con tutte le conseguenze del caso. È il momento di fornire a voi amabili visitatori del blog uno strumento che potrà aiutarvi a uscire dal “tunnel dell’Identificazione”. Chi di voi abbia provato un’esperienza del genere (sia pure nella più o meno lontana gioventù), potrà trovare dei sintetici consigli che lo aiuteranno a estirpare i residui del personaggio con cui si era immedesimato. Chi ancora non ha letto i romanzi che hanno come protagonisti i soggetti sotto elencati potrà, invece, costituire attorno a sé una barriera per preservarsi dal processo d’identificazione e della sua inevitabili patologie. A chi, invece, ritiene che sia da stolti identificarsi con un personaggio, dico che ha ragione, ma che non è bello da parte sua ricordarmelo.

Ho pensato di suddividere i personaggi in ordine alfabetico, facilitando così la vostra eventuale ricerca. Accanto a ciascuno ho messo un suggerimento lapidario. Non è farina del mio sacco, tutto ciò mi è stato recapitato nottetempo da un messaggero oscuro ma benevolo. P.s.: la lista è da completare. Il messaggero mi visiterà ancora, ne sono certo.

A)

  • AMLETO (“Amleto”, William Shakespeare). Per dirimere i vostri dubbi, affidatevi all’oroscopo, anche se non ci credete.
  • ANNA KARENINA (“Anna Karenina”, Lev Tolstoj). Occhio ai treni.
  • ALESA KARAMAZOV (“I fratelli Karamazov”, Fëdor Dostoevskij). L’abito monacale non vi dona.
  • ANTONIO ROQUENTIN (“La nausea”, Jean Paul Sartre). Sorridete al fotografo. Lo so che non vi va, ma ogni tanto “fate buon viso a cattivo gioco”; e sorridete anche a questa frase fatta. Ma lo dico per voi, eh.

B)

  • BERNARD RIEUX (“La peste”, Albert Camus). Il lavoro non vi mancherà. Rimboccatevi il camice.
  • BARTLEBY (“Bartleby lo scrivano”, Hermann Melville). Attenti a dire sempre “preferirei di no”, il posto fisso è passato di moda, orde di precari aspettano di prendere il vostro posto.
  • BEHEMOTH (“Il Maestro e Margherita”, Michail Bulgakov). Siate felini ma con giudizio. Non funziona come nei libri. Camminare a quattro zampe con atteggiamento sornione potrebbe anche portarvi direttamente al primo centro d’igiene mentale.

C)

  • CYRANO (“Cyrano de Bergerac”). Il romanticismo è stato bello, scrivere le lettere d’amore anche, ma non è il tempo di essere più pratici? No, la butto là, poi pensateci voi.
  • CANDIDO (“Candido”, Voltaire). I precettori non hanno sempre ragione.

D)

  • DORIAN GRAY (“Il ritratto di Dorian Gray”, Oscar Wilde). La bellezza (?) vi ucciderà. Siate pronti all’appuntamento.
  • DMITRI K. (“I fratelli Karamazov”, Fëdor Dostoevskij). Non è saggio andare nei pub per ubriacarvi e raccontare i fatti vostri.
  • DON CHISCHIOTTE (“Don Chisciotte”, Miguel de Cervantes Saavedra). I mulini non sono quello che sembrano.

E)

  • EUGENE DE RASTIGNAC (“Papà Goriot”). Prima di affacciarvi da una collina e gridare, in tono di sfida “Parigi, ora a noi due”, accertatevi di essere davvero a Parigi e non ancorati in una provincia qualsiasi. Continua a leggere…

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