Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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“Si disimpara completamente a tacere”

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“In questo libro troviamo all’opera un <<essere sotterraneo>>, uno che perfora, scava, scalza di sottoterra. Posto che si abbia occhi per un tale lavoro in profondità, lo si vedrà avanzare lentamente, cautamente, delicatamente implacabile, senza che si tradisca troppo la pena che ogni lunga privazione di luce e d’aria comporta; lo si potrebbe dire perfino contento del suo oscuro lavoro. Non sembra forse che una fede gli sia di guida e una consolazione lo compensi? Vuol forse avere la sua propria lunga tenebra, il suo mondo incomprensibile, occulto, enigmatico, perché avrà anche il suo mattino, la sua liberazione, la sua aurora? Certamente egli tornerà indietro: non chiedetegli cosa cerca là sotto, ve lo dirà lui stesso, questo apparente Trofonio ed essere sotterraneo, quando sarà <<ridiventato>> uomo. Si disimpara completamente a tacere, quando si è stati così a lungo, come lui, una talpa, un solo…”

(Friedrich Nietzsche, “Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali”, ed. Adelphi)

Perturbamento (Bernhard) e gatti perturbanti

Bernhard e gatti

“Ho l’impressione che sia naturale che il mondo possa andare a pezzi da un momento all’altro. O è forse la natura che deve distruggere se stessa? – disse. – È un processo che parte sempre dall’interno e si attua all’esterno. Se sono arrivato a questa osservazione, a questa idea, che pur ferisce ogni mio intimo sentire, se sono stato costretto ad arrivarci perché a quanto pare io come organismo sono predisposto soltanto a questo tipo di osservazioni e di idee, non è soltanto il sentimento a dirmi che il momento è giunto (dapprima è solo uno sgretolarsi, crepe, fenditure, uno squarciarsi e uno sgretolarsi!)… È un momento che può durare secoli, naturalmente, secoli ormai alle mie spalle, secoli a venire, naturalmente. Millenni. Quello che mi sgomenta, – disse il principe – non è tanto che i rumori del mio cervello ci siano sempre stati, tutti, che questi rumori ci siano sempre, ci siano sempre stati, ci saranno sempre, mi sgomenta il fatto tremendo che nessuna delle persone con cui sono venuto in contatto, e io, mio caro dottore, sono venuto in contatto con tante di quelle persone, con tanti di quei caratteri che se a Lei capitasse di vederseli davanti tutti assieme, tutti insieme davanti a Lei, avrebbe senz’altro l’impressione della fine del mondo, io ho avuto a disposizione infatti un’enorme quantità di persone fra cui scegliere e ogni giorno in certe ore ho avuto rapporti con tutti i caratteri e con tutti i cervelli possibili e immaginabili, il fatto che mi sgomenta, dicevo, è che nessuno, neanche un solo cervello si sia mai accorto né si accorga mai di questi rumori. Non mi sconvolge tanto che le cose stiano come stanno, ma che sia soltanto io, che sia soltanto il mio cervello a dover registrare quanto ciò sia spaventoso e letale!”
(Thomas Bernhard, “Perturbamento”, ed. Adelphi)

Modelli in foto: gatti di Sant’Angelo, Itri (Lt), Italia, pianeta Terra, Universo.

“Anche i gattini si odiano…” (Bohumil Hrabal)

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“E in genere, soltanto adesso, quasi al crepuscolo della mia vita, sto constatando che i gatti però non sono affatto i gattini su cui si sono scritti libri e fotoromanzi, che dieci gatti come questi, in un terreno nel bosco così piccolo, riescono a non fare la commedia, ma a rappresentare sulla scena dei miei occhi e del mio cervello sempre ben disposto verso i gatti, un dramma, una tragedia, in certi momenti con fuori programma sentimentali, tanto che la notte non riesco ad addormentarmi, specialmente quando vedo che verso sera i miei gatti si sono divisi in alcuni gruppi, clan, che col buio riescono ad azzuffarsi e a mordersi e a miagolare e a strillare impietosi e strazianti, che riescono a inseguirsi impietosamente l’un l’altro sulle corone degli alberi e lì a far cadere giù il proprio nemico, e poi a continuare a rincorrerlo, e vanno avanti così finché il più debole fugge, sparisce, non ha chance e si allontana nei terreni dei miei vicini, nelle legnaie, nelle rimesse, e poi viene solo a guardarmi, a prendersi da me un pezzetto di pollo, un pezzetto di salame, un quarto di sgombro… e i gatti capo soffiano e anche di giorno fanno delle facce terribili, come le maschere cinesi del male… e poi si scuotono dalla parte opposta… solamente i gattini, terrorizzati da tutto questo, si rannicchiano l’uno addosso all’altro, e neppure tutti, anche i gattini si odiano, anche loro si soffiano…”

(Bohumil Hrabal, “Paure totali”, ed. e/o)

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