Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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La scelta (da “Aut-aut” di Kierkegaard)

Ho scelto di rileggermi Kierkegaard.

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“Dalla logica all’estetica. Un saggio intorno a Wittgenstein” (di Giuseppe Di Giacomo)

Dall logica all'estetica

“Nella Prefazione alle Ricerche filosofiche Wittgenstein afferma di aver trascritto sotto forma di osservazioni, di brevi paragrafi, quei pensieri che lo hanno tenuto occupato negli ultimi sedici anni. Si tratta di ricerche filosofiche sul concetto di significato, di comprendere, di proposizione, di logica e di altre cose ancora: “In principio era mia intenzione raccogliere tutte queste cose in un libro […] ma non appena tentavo di costringere i miei pensieri in una direzione facendo violenza alla loro naturale inclinazione, subito questi si deformavano. – E ciò dipendeva senza dubbio dalla natura della stessa ricerca, che ci costringe a percorrere una vasta regione di pensiero in lungo e in largo in tutte le direzioni. – Le osservazioni filosofiche contenute in questo libro sono, per così dire, una raccolta di schizzi paesistici, nati da queste lunghe e complicate scorribande […] Così questo libro è davvero soltanto un album”.

Se il Tractatus si presentava come un libro ˂˂sistematico˃˃ – la sua struttura, infatti, è costituita da proposizioni che vanno da 1 a 7, con varie proposizioni subordinate – le Ricerche filosofiche hanno la forma di un ˂˂album˃˃, che raccoglie ˂˂schizzi paesistici˃˃. È questo un segno della ˂˂contrapposizione˃˃ fra due ˂˂modi di pensare˃˃, della quale Wittgenstein parla in questa stessa Prefazione. In questo senso si è parlato della contrapposizione tra due Wittgenstein: Continua a leggere…

T. Adorno di fronte al “bello naturale”.

Natura

“Il dolore di fronte al bello, mai più vero che nell’esperienza della natura, è tanto l’anelito verso ciò che esso promette senza però riverlarvisi, quanto sofferenza per l’insufficienza della manifestazione che lo manca nel suo volergli rassomigliare. Ciò si estende al rapporto con le opere d’arte. L’osservatore sottoscrive, inintenzionalmente e inconsapevolmente, il patto con l’opera di sottomettersi ad essa affinché questa parli. Nella ricettività giurata sopravvive lo spirare della natura, il puro abbandonarsi. Il bello naturale condivide la debolezza di ogni promessa insieme all’inestinguibilità di essa. Per quanto le parole possano rimbalzare dalla natura, tradirne il linguaggio come quello da cui esso qualitativamente si stacca – nessuna critica della teleologia della natura può eliminare il fatto che i paesi del sud conoscano giorni senza nuvole che sono come in attesa di essere percepiti. Volgendo alla fine così raggianti e sereni come sono cominciati, da essi proviene che non tutto è perduto…”

(Theodor W. Adorno, “Teoria estetica”)

Foto di Amirhassan Farokhpour, presa dal sito nationalgeographic.it

Sono un po’ pigro oggi, non avevo voglia di scrivere nessun articolo, ma il cielo sereno che c’è nel mio paese mi ha fatto tornare alla mente queste parole di Theodor Adorno, che pubblicai altrove, insieme alla foto che riporto anche qui, qualche mese fa.
Vi consiglio la sua “Teoria estetica” se la materia v’interessa, anche se è abbastanza ostica.

“Creatività” (Emilio Garroni)

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“Le capacità creative umane di adattamento rivelano nello stesso tempo i rischi cui si è esposti, la frammentarietà e limitatezza del controllo pratico-intellettuale, l’impossibilità insomma di un “adattamento totale” mettendo così in crisi l’idea falsa e regressiva (e quindi ben più pericolosa) o piuttosto il desiderio allucinatorio di un’evasiva “sicurezza assoluta” (che non può essere altro di fatto che la sicurezza del porcellino di terra, cui la morte sopravviene inopinatamente dall’esterno, “per caso”, come “per caso” esso sopravvive); ma per ciò stesso restaurano l’unica, realistica garanzia di adattamento su cui è possibile contare. Si ritrova qui la giustificazione propriamente estetica (Kant avrebbe parlato di “conservazione dello stato d’animo”, cioè di “piacere”) di una specializzazione estetica, in quanto già radicata nelle esigenze di un adattamento pratico-conoscitivo. È infatti su quella garanzia, specificamente umana, che può e in qualche modo deve nascere una specializzazione della creatività come tale: ciò che nella conoscenza e nel comportamento pratico è fonte di ansia consapevole può e in qualche modo deve divenire – in una specializzazione estetica – stato d’animo rassicurativo, contropartita dell’ansia, integrazione sentimentale, tale da rendere “sicura”, per così dire, la stessa “insicurezza”, in quanto compresa e dominata mediante un’operazione, anche soltanto soggettiva, di anticipazione e totalizzazione dell’esperienza possibile.”

(Emilio Garroni, “Creatività”, ed. Quodlibet)

“Creatività”, edito dalla Quodlibet, è un volume che raccoglie il saggio di Emilio Garroni pubblicato, in origine, come voce omonima dell’Enciclopedia Einaudi per l’anno 1978. Questa notizia, unita alla considerazione che l’autore è stato per anni Professore di Estetica all’Università La Sapienza di Roma, dovrebbe farvi comprendere quanto per me sia difficile scriverne, e predisporvi a uno stato di magnanimità nei confronti del sottoscritto circa quanto andrò a elaborare. La premessa generale, infatti, è che molti passaggi mi sono risultati oscuri o incomprensibili, perché contenenti riferimenti ad argomenti che non ho trattato mai con frequenza o in maniera specializzata. Nonostante ciò, se sono qui a scriverne e a suggerirne la lettura, è perché quello che ho inteso mi ha appagato, donandomi spunti per ulteriori letture o anche solo per riflessioni. Continua a leggere…

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