Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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Imbarazzi

Non m’imbarazzava essere da solo al tavolo, con una pizza, una birra e un Wittgenstein nascosto nella borsa alla stregua di un bottino.

Non m’imbarazzava la coppia che si era seduta a un metro da me e che discuteva del “più e del meno” (ma soprattutto del “meno”).

Non m’imbarazzava, ma comunque mi creava qualche prurito, la consapevolezza che, per non origliare i discorsi della coppia, io fossi costretto ad astrarmi dal contesto e gettarmi in una delle tante irrealtà possibili.

Quello che veramente m’imbarazzava, e mi faceva quasi paura, era ciò a cui ricorrevo per non essere lì, il contenuto che dava sostanza a quelle irrealtà, insomma i deliranti frutti della mia fantasia.

Io, forse non essenzialmente io, un altro, ma è meglio fossi io

“La gelosia fisica è in gran parte un giudizio su sé stessi. Poiché sappiamo quello che siamo capaci di pensare, immaginiamo che l’altro pensi così.”
(Albert Camus)

Opzione a) Immaginiamo che l’altro stia combinando chissà cosa con chissà chi, mentre invece sta dormendo* in una camera blindata. Visionari.
Opzione b) Immaginiamo che l’altro stia combinando chissà cosa con chissà chi, ma abbiamo sbagliato il “chi”. Imprecisi.
Opzione c) Immaginiamo che l’altro stia combinando chissà cosa con chissà chi, ma il nostro “chissà cosa” è nulla di fronte a ciò che realmente sta succedendo. Ingenui.
Opzione d) Immaginiamo che l’altro stia combinando chissà cosa con chissà chi, e scopriamo che la realtà corrisponde esattamente a quel che avevamo creduto di aver solo immaginato. Lucidi.
Etc, etc, etc….

*il fatto che stia dormendo non ci rassicura per niente, ma la questione è oggetto di un diverso studio.

“Io e te siamo una coppia metodica”

La mia ragazza aveva deciso di essere metodica e di rendere metodico tutto il nostro rapporto, sottovalutando che io fossi, nell’animo, già più metodico di quanto potessi apparirle, e di certo più metodico di lei, nonostante la mia tendenza a divagare, ad aprire parentesi, a costruire frasi contorte piene di subordinate all’apparenza infinite, potesse far pensare che io, di Metodo, ne avessi ben poco. Invece ne avevo e tuttora ne ho, e lei dev’essersene accorta, alla fine. Adesso la nostra relazione è piena di Metodo, di regole costanti, precise, puntali, che regolamentano la nostra storia, norme che abbiamo stabilito assieme, perché il gioco è bello, ma dev’essere anche sottoposto a vincoli e limiti che i giocatori devono rispettare, altrimenti non è più un gioco, ma una guerra.

Le nostre regole sono il presupposto fondamentale affinché il Metodo abbia la sua pratica applicazione, e il Metodo è, a sua volta, la cornice che rende possibile tenerci avvinti, sì da scongiurare il rischio che tutto finisca per volatilizzarsi. Ci vuole Metodo, insomma, su questo io e lei siamo sempre stati d’accordo, Continua a leggere…

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