Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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“Forte come la morte” (Guy de Maupassant)

forte come la morte

“Era inutile lottare, resistere, negare, egli l’amava con la disperata consapevolezza che non avrebbe avuto da lei neppure un poco di pietà, che essa avrebbe ignorato sempre il suo atroce tormento, e che si sarebbe sposata con un altro. Per colpa di questo pensiero, che tornava incessantemente, impossibile da cacciare, era preso da una voglia animale di urlare come i cani legati, poiché si sentiva impotente, sottomesso, incatenato come loro. Sempre più si innervosiva continuando a pensare; camminava a grandi passi attraverso la vasta camera, illuminata come per una festa. Infine non potendo sopportare oltre il dolore di quella piaga riaccesa, volle cercare di placarlo con il ricordo dell’antico affetto, annegarlo nell’evocazione della prima grande passione. Nell’armadio dove era custodita, andò a prendere la copia che aveva fatto un tempo per sé del ritratto della contessa, la posò sul cavalletto, e sedutosi di fronte la contemplò. Tentava di rivederla, di ritrovarla viva, come al tempo del suo amore. Ma era sempre Annette che appariva sulla tela. La madre era scomparsa, svanita, lasciando al suo posto quell’altra figura che le assomigliava stranamente. Era la piccola, con i capelli un poco più chiari, il sorriso un poco più malizioso, un’aria un poco più irridente, ed egli aveva la esatta sensazione di appartenere anima e corpo a quella giovane creatura, come mai aveva appartenuto all’altra, proprio come una barca che affonda appartiene alle onde!” Continua a leggere…

“Una causa cardiaca”

Amico mio, ti racconto la storia più assurda che mi sia capitata nel corso della mia ordinaria vita; in tutta onestà, l’unica parentesi straordinaria nel mio oceano di noia. Ti prego di credere a ciò che leggerai, per quanto inverosimile possa apparirti. Anch’io, tuttora, stento a credere del tutto ai miei stessi ricordi, talvolta mi assale il dubbio che sia stato tutto un sogno. È passato del tempo, da quei giorni surreali, eppure, nonostante abbia più volte cercato di analizzare, scomporre e ricomporre i singoli momenti di quei tempi ormai andati, ebbene, il risultato finale è stato sempre lo stesso e quindi devo convincermi che tutto è accaduto davvero.

So per certo che anche tu, dopo aver letto queste mie riflessioni, penserai che vaneggi in preda al delirio. Sei libero di farlo, del resto dubito io stesso della mia sanità mentale.

Premesso ciò, voglio narrarti egualmente gli strani eventi che mi accaddero, nella piena consapevolezza che ti troverai di fronte a due ineludibili alternative. “Tertium non datur” sostenevano i nostri progenitori latini: o considererai vera la mia storia e in tal caso avrò il conforto di sapere che almeno una persona condivide la mia follia, o, in alternativa, molto più probabilmente, ti convincerai della mia conclamata pazzia. Nel secondo caso, però, dovrai convenire con me e riconoscermi una fervida fantasia. Dovrai ammettere che non mi manca lo spirito.

Come vedi sono diventato anche un po’ vanitoso, gioco con la mia aspirazione da scrittore fallito di provincia. Ad ogni modo, vado al sodo, è necessario farlo, gli avvenimenti che devo descriverti sono tali che il sostenerli da solo non mi è più possibile.

Era una mattina come tante altre, all’apparenza nulla faceva presagire che potesse succedere qualcosa di diverso dalla colazione con il caffèlatte, dalla mia passeggiata per le vuote strade del paese e dal solito tram-tram quotidiano. Mi alzai alle 10:30, coltivavo la mia pigrizia, non avevo più voglia di nulla. Non era un periodo particolarmente glorioso della mia esistenza, non avevo lavoro, non avevo donne, non avevo soldi, non avevo auto. Mi restava solo il mio corpo, sulla mente cominciavo già da allora a nutrire forti dubbi.

Mentre trangugiavo avidamente i biscottini nel mio latte caldo, giunse mia madre, che mi disse, con l’aria più naturale del mondo:  – C’è una cartolina del Ministero degli Affari Sentimentali. Continua a leggere…

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