Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Archivio per il tag “consapevolezza”

Imbarazzi

Non m’imbarazzava essere da solo al tavolo, con una pizza, una birra e un Wittgenstein nascosto nella borsa alla stregua di un bottino.

Non m’imbarazzava la coppia che si era seduta a un metro da me e che discuteva del “più e del meno” (ma soprattutto del “meno”).

Non m’imbarazzava, ma comunque mi creava qualche prurito, la consapevolezza che, per non origliare i discorsi della coppia, io fossi costretto ad astrarmi dal contesto e gettarmi in una delle tante irrealtà possibili.

Quello che veramente m’imbarazzava, e mi faceva quasi paura, era ciò a cui ricorrevo per non essere lì, il contenuto che dava sostanza a quelle irrealtà, insomma i deliranti frutti della mia fantasia.

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Il “moscerino del vino” annega e noi non possiamo che prenderne atto

La metafora non regge al contrappeso della realtà o quanto meno si evolve, così noi, un tempo intontiti dalla luna piena o da una farfalla che si brucia nella luce, oggi siamo qui a piangere le sorti del moscerino del vino, nome alquanto poco tecnico* e che riflette la nostra scarsa preparazione universitaria sul tema (la qual cosa non ci strugge). Eccoci dunque al funerale di codesto moscerino, apparso, dal nulla nel quale si trascinava quotidianamente, solo al palesarsi del vino, attrattiva per lui irresistibile, eppure fatale. E non possiamo esimerci, nel momento dell’estremo cordoglio, dal rilevare come per noi, lucidi osservatori esterni, la sorte del moscerino fosse già segnata dal momento in cui egli, preda dei suoi spasmi, non seppe resistere alla tentazione di avvicinarsi al vino, fantasticare su un’unione che avrebbe appagato e le carni e il tanto decantato spirito, insomma, dobbiamo pur dirlo, alla tentazione di credere a un amore che potesse lasciarlo in vita.

E dal nostro lucido e laico pulpito, caro moscerino, noi ti benediciamo, accettiamo la tua sorte soprattutto perché non è la nostra, ma non perché la tua fine ci funga da monito, che tanto non servirebbe. Per noi è stato facile, moscerino, vedere ciò che tu non potevi, dovevi e volevi vedere. Se solo sapessimo anche noi cosa dobbiamo, possiamo e vogliamo avvicinare, forse ci risparmieremmo di morire per colpa dell’amore, forse ci terremmo lontani da ciò che per te è stato il vino, e però, tu ne converresti se fossi ancora tra noi esseri respiranti, il nostro non sarebbe più vivere, bensì un trascinarsi.

E allora, nel congedarti, caro moscerino, innalziamo questo calice nel quale sei affogato e lo beviamo in tuo onore, pronti, come te, a inebriarci ancora una volta in nome dell’ingannevole effluvio dell’amore. E quando toccherà a noi perirne, avvertiremo che i tentativi di capirci qualcosa erano vani, perché anche noi, come te, non potevamo vederci smaniare attorno a ciò che ci avrà condannato.

*Accurate ricerche, effettuate tramite un “clic”, consentono di svelare la misteriosa identità del suicida inconsapevole (?):
http://www.treccani.it/enciclopedia/drosofila/

Un sogno

Persone sedute al tavolo di un pub. Un uomo percepisce di trovarsi in un sogno.

– So che questo è un sogno, – dice.

Gli altri lo guardano, basiti.

Lui sa che è un sogno, vuole che il sogno continui, ma vuole, ha bisogno che anche gli altri siano consapevoli che è solo un sogno.

– Adesso scrivo su un foglio che siamo in un sogno, voi lo firmate e al risveglio ve lo mostrerò.

L’uomo prende la penna e un foglio, ma si chiede come potrà trasportare quel foglio fuori dal sogno. Intanto prova a scrivere; non appena la penna tocca il foglio, l’uomo si sveglia, ritrovandosi nel suo letto, solo.

L’uomo, a differenza di un tempo, ora sa che la consapevolezza di essere in un sogno uccide il sogno stesso, e prende atto di questa metamorfosi.

Consapevolezze.

Montale, Leopardi e soci mi convinsero che scrivere poesie non era il mio mestiere. Provai con i romanzi, ma Dostoevskij, Kafka, Balzac e altri soci mi fecere capire che dei miei romanzi potevo fare un bel falò. Restava la forma breve, i racconti e le novelle, ma Poe, Cechov e Guy de Maupassant mi spiegarono, gentilmente ma efficacemente, che dovevo farmi da parte. Per il teatro ci pensò Beckett, con un solo sguardo, senza parole.
Mi sono rimasti gli aggiornamenti su Facebook, su Twitter e gli articoli del blog, settori nei quali me la posso ancora giocare con milioni di persone.

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