Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Archivio per il tag “citazioni”

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“Era pur sempre pronto ad amare tutte quelle immagini della vita. Ma ciò che non gli riusciva era di amarle senza riserva, com’è necessario per sentirsi a proprio agio nel mondo; da molto tempo su tutto quello che faceva e sentiva si posava come un alito di disgusto, un’ombra di impotenza e solitudine, un’antipatia universale, rispetto alla quale non riusciva a trovare una simpatia complementare.”
(Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, ed. Newton Compton)

“… gli uni sensibili e sciocchi, e gli altri freddi e intraprendenti.”(Denis Diderot)

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Denis Diderot, “Paradosso sull’attore”, ed. Editori Riuniti.

“Meraviglie soffocate, dissipate”

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“In mezzo al chiacchiericcio nervoso delle figurine emerge dall’ombra il carattere meduseo della vita: ciò che vi è di insensato, di enigmatico, di solitario, il sordo e mordo non capirsi fra chi ama; la cupa coscienza, come di una mancanza commessa; il presagio albale di infinità sfuggite, di meraviglie soffocate, dissipate; e le molte cose che su anime troppo fine cadono come brina e ruggine.”

(Hugo von Hofmannsthal, da una recensione all’Anatol di Arthur Schnitzler, ora citata nelle note a un saggio di Roberto Calasso, all’interno del libro “Detti e contraddetti”, Karl Kraus, ed. Adelphi)

“Una menzogna che poggia su un’altra menzogna” (Thomas Bernhard)

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Divieto di specchiarsi

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“Già un anno prima, e in origine senza alcuna relazione con gli avvenimenti del tempo, mi ero messo a lavorare intorno all’idea di un divieto contro gli specchi. Quando andavo dal parrucchiere a farmi tagliare i capelli, era imbarazzante dover guardare sempre la propria immagine davanti a sé; quell’uomo dirimpetto, sempre uguale, mi dava un senso di costrizione, di oppressione. Così i miei sguardi vagavano a destra e a sinistra, dove sedevano persone che erano affascinate da sé stesse. Si guardavano a fondo, si studiavano, facevano smorfie per arrivare a una migliore conoscenza dei propri lineamenti, non si stancavano, non sembravano mai sazie di sé; e ciò che mi stupiva era che non si curavano affatto di chi, come me, le osservava per tutto il tempo, tanto erano impegnate a occuparsi esclusivamente di sé stesse. Erano tutti uomini, giovani e vecchi, rispettabili e meno rispettabili, così diversi l’uno dall’altro che si stentava a crederci, e tuttavia così simili nel loro comportamento: ognuno era in adorazione di sé stesso, prostrato davanti alla propria immagine.

Ciò che mi colpiva in modo particolare era l’insaziabilità della contemplazione di sé; e una volta, nell’osservare due esemplari grotteschi, mi domandai cosa sarebbe avvenuto se improvvisamente un divieto avesse privato la gente di un momento così prezioso, il più prezioso di tutti. Era possibile imporre un divieto capace di distogliere l’uomo dalla propria immagine? E quali altre vie poteva prendere la vanità se si cercava di tagliarle le gambe con la forza? Era un gioco divertente immaginare le conseguenze di un simile divieto, e per il momento non era impegnativo. Ma quando si arrivò ai roghi dei libri in Germania, quando si vide che razza di divieti venivano emanati e applicati all’improvviso, con quale imperturbabile pervicacia si potesse impiegarli per la produzione di masse entusiaste, allora fu come se il fulmine mi avesse colpito, e il divieto contro gli specchi cessò di essere un gioco e divenne una cosa seria.”
Continua a leggere…

Salvarsi

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“La vita o l’esistenza non sono altro che l’incessante e in effetti ininterrotto, disperato tentativo di salvarsi da tutto sotto tutti gli aspetti possibili, cercando scampo nel futuro che ogni volta altro non fa se non riaprire questo identico infinito, mortale processo. La massa rifiuta già il singolo pensiero, figuriamoci l’attività del pensare, perché altrimenti ne sarebbe annientata all’istante, e così abbiamo a che fare con una massa completamente spensierata che in fondo non si oppone a nulla, ma si oppone sempre all’attività del pensiero.”
(Thomas Bernhard)

L’opera che accompagna lo scritto è stata disegnata dal mi(se)rabile autore di quest’articolo, mentre con il cucchiaino degustava un più mirabile yogurt alla ciliegia (senza pezzi).

“Plagio involontario” (oppure “Gomiti sul tavolo, testa nelle mani”)

Considerando che di esseri umani, sulla terra, ne sono passati un po’, diventa difficile esprimere un pensiero originale o che non sia la brutta copia di un altro. Anche questo che sto scrivendo è già stato formulato da qualcuno, mescolando le parole in modo magari non identico al mio, ma certo sullo stesso tema. Tutto questo preambolo (ma ricordiamolo ancora: “La nostra forza è nel preambolo”) serve solo per dire che l’altro giorno stavo cercando una forma scritta per un contenuto confuso che ballonzolava nella mia testolina. Non avevo nemmeno una citazione pronta per l’occasione. Sulle citazioni, ma questa è una parentesi anche senza che l’abbia ufficialmente aperta con i segni convenzionali, il discorso è ambiguo, ma a me servono, quando devo esprimere qualcosa che qualcuno ha detto prima e meglio di me, qualcosa che, lo sento, non saprei esprimere meglio. Niente, la citazione adatta non l’avevo e allora mi sono messo lì, Continua a leggere…

Vedere

Duck-Rabbit_illusionE devo distinguere tra ‘l’essere continuamente in vista’ di un aspetto e il suo ‘apparire improvvisamente’.
(Ludwig Wittgenstein, “Ricerche filosofiche“, parte seconda, cap. XI, ed. Piccola Biblioteca Einaudi)

Ideali

(Esco dal tabaccaio, dove ho comprato due biglietti per l’autobus. Mentre ne sto riponendo uno nel portafogli, da quest’ultimo sporge, quasi cadendo a terra, un foglio sgualcito. Contiene una delle citazioni che porto con me, da anni. Di sicuro è già presente in altre parti di questo blog, ma ripeterla qui non mi farà male. Spero.)

“La bellezza! Io non posso sopportare che un uomo, magari di cuore nobilissimo e di mente elevata, cominci con l’ideale della Madonna e finisca con l’ideale di Sodoma. Ancora più terribile è quando uno ha già nel cuore l’ideale di Sodoma e tuttavia non rinnega nemmeno l’ideale della Madonna, anzi il suo cuore brucia per questo ideale, e brucia davvero, sinceramente, come negli anni innocenti della giovinezza. No, l’animo umano è immenso, fin troppo, io lo rimpicciolirei. Chi lo sa con precisione che cos’è? Lo sa il diavolo, ecco! Quello che alla mente sembra una follia, per il cuore, invece, è tutta bellezza. Ma c’è forse bellezza nell’ideale di Sodoma? Credimi, proprio nell’ideale di Sodoma la trova l’enorme maggioranza degli uomini! Lo conoscevi questo segreto, o no? La cosa penosa è che la bellezza non solo è terribile, ma è anche un mistero. È qui che Satana lotta con Dio, e il loro campo di battaglia è il cuore degli uomini. Già, la lingua batte dove il dente duole…E ora veniamo al fatto”.

(Fëdor Dostoevskij, “I Fratelli Karamazov”)

“Simpatia”

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“Si alzò e Carlotta l’abbracciò con affetto. Fu presentata agli uomini, che la trattarono subito da ospite, con particolare riguardo. La bellezza è ovunque graditissima ospite. Pur non prendendovi parte, Ottilia parve attenta alla conversazione.

La mattina seguente Edoardo disse a Carlotta: – È una ragazza simpatica, con la quale è piacevole conversare.

– Conversare?  – fece Carlotta con un sorriso. – Ma se non ha ancora aperto bocca!

– Davvero? – replicò Edoardo, e pareva cercasse di ricordare. – Che strano!”

(Johann Wolfgang Goethe, “Le affinità elettive”)

P.s.: Monica Vitti, peraltro, essendo una grandissima interprete, simpatica davvero oltre che bella (senza stare qui a sottilizzare sul significato soggettivo di queste due parole), forse non è l’ideale per rappresentare il concetto che Goethe evidenzia in questo passaggio mirabile del suo romanzo; mi rifiuto, però, di accompagnare alle sue parole un’immagine che rimandi solo a una bellezza di tipo estetico.

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