Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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La metamorfosi e Topolino (un articolo di transizione)

(“…te ne sei andata via, con la tua amica, quella alta, grande e fica, tutte e due a far qualcosa d’importante, di unico e di grande, io sto sempre in casa, esco poco, penso solo e sto in mutande…”)

I periodi invernali di clausura e asocialità, che mi concedo da circa sette anni (prima la clausura durava tutto l’anno), hanno sempre, alla fine degli stessi, un corollario delizioso. La natura mi si palesa nella sua continua metamorfosi e così, quando rimetto la mia capoccia fuori dal mio cunicolo, spesso avverto il mutamento. Per esempio, mi accorgo che Topolino ha lasciato Minnie, oppure il contrario, che sono tornati insieme. Non è raro, peraltro, che il lasciato, sia esso Topolino o Minnie, immerso in una valle di lacrime, si lasci andare a dichiarazioni tipo: “Con i Topolini ho chiuso, sono tutti dei porci” (e pare che nel mondo dei porci si dica “sono tutti dei topolini”). Dichiarazioni che appaiono almeno azzardate, considerando che, dopo 30-35 ore, è possibile apprezzare, sulla bocca del dichiarante, della bava rivolta al primo aitante topolino/a che passa. A volte succedono anche episodi incresciosi, tipo che Qui, Quo e Qua, a seguito di un “qui pro quo”, non si rivolgano più la parola, perché Qui ha fregato la ragazza a Quo, mentre Qua, indeciso su quale rapporto sociale conservare, ha preferito gettarsi nell’alcolismo estremo.

Tutto ciò è molto bello, perché mi dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, che c’è speranza per tutti, e che la metamorfosi della natura gioca anche a favore di chi, per ragioni varie, finora è rimasto fuori dai suddetti stravolgimenti. Penso a quel gatto, che tutti dicono essere un felino intelligente, al quale anche Topolino e Minnie chiedevano consiglio su come risolvere le loro beghe coniugali, e che però se ne sta lì, in un angolo del pub, e si rifiuta ormai di fare le fusa, perché dice che, in fondo, sta bene anche da solo, sebbene, quando si guarda allo specchio, sia costretto a indossare degli occhiali da sole per nascondere a sé stesso, più ancora che al mondo, quali sono i suoi reali pensieri su tutti quei mutamenti che vede.
Animo, amico felino, forse è tempo, per te, di ritornare a emettere qualche verso, almeno per ricordare l’effetto che fa.

P.s.: articolo di transizione, che si merita in piena il tag “idiozia”.

“La ballata dell’astinenza preventiva”

La migliore profilassi era l’astinenza, specie se preventiva, come quella da me sperimentata in quegli anni che, ad onta di quanto potranno fantasticare eventuali futuri biografi circa le mie presunte avventure galanti, erano caratterizzati, per l’appunto, da uno stato di castità non derivante da scelte ideologiche o volontarie, quanto meno non da mie scelte, bensì da circostanze che, in altra sede, potrei indagare più a fondo.

La soddisfazione che avrei potuto ricavare dall’essere l’ideatore, la cavia e adesso il divulgatore di quella profilassi infallibile, non mi consolava, all’epoca, dal constatare come il mondo a me circostante, specie nelle fattezze di singoli individui di sesso femminile, sembrava talvolta complottare affinché potessi assurgere in maniera esemplare a quel ruolo di promotore dell’astinenza sessuale. Una dimostrazione palese della presunta trama mondiale ordita ai miei danni credetti di leggerla proprio nell’estate in cui, vincendo talune mie remore caratteriali e lanciandomi all’assalto, mi ero convinto che fosse solo colpa mia se la maschera dell’astinenza si era incollata sul mio volto.

Quell’estate, una sera di luglio, a Roma, sembrò che le circostanze volessero spingermi a recuperare, d’impeto, tutti gli arretrati. Mi trovavo a Villa Ada per un concerto, assieme a un amico. Lì incontrammo due ragazze che conoscevamo. La svolta, tuttavia, non consisteva in quest’incontro, che non pareva promettere, sotto il profilo ormonale, nulla di nuovo nemmeno in chiave futuribile, come il seguito dimostrò, quanto nel tragitto intercorrente tra il prato antistante al palco e i bagni. Lì stazionavano dei ragazzi, volontari della Lila, i quali, nell’ambito di una lodevole campagna di sensibilizzazione all’uso del profilattico, distribuivano esemplari di quest’accessorio così funzionale per chi, a differenza mia, non praticava astinenza preventiva. Spinto da urgenti necessità della vescica, Continua a leggere…

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