Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Archivio per il tag “Böll”

“Termine di un viaggio di servizio” (Heinrich Böll)

sdr

(Pubblicato nel 1966, sei anni prima che Böll vincesse il Nobel per la Letteratura, il romanzo verte sul processo a un padre e un figlio, rei confessi e protagonisti di una vicenda che “in altro loco” hanno deciso di tenere in sordina, affidandola a un giudice ormai prossimo alla pensione. Il romanzo è molto divertente, perché l’autore non risparmia nessuno dei personaggi che appaiono sulla scena con le loro stramberie. Il pregio dell’opera ne è anche il difetto: le divagazioni narrative dei testimoni rendono meno agevole seguire un filo “logico”, ma permettono altresì a Böll di sfoggiare la sua abilità nell’ironizzare sul caos della realtà, in questo caso giuridica. Non all’altezza di altre opere che ho letto, ma comunque lo consiglio. Ho visto che ne esistono versioni recenti, io sono stato fortunato/abile nel trovare un’edizione Bompiani del 1972.)

“Il fatto che come giudice si dichiarasse disarmato in quella vertenza, che per ultimo gli fosse stato affidato un caso che esprimeva con tanta chiarezza quanto sia disarmata l’umana giustizia: proprio quello, disse, era il più bel dono d’addio di quella dea dagli occhi bendati che gli aveva mostrati tanti volti diversi: a volte il volto di una puttana, altro quello di una disgraziata, mai quello di una santa, le più volte quello di una creatura tormentata e piangente da lui, giudice, condotta a parlare, un po’ animale, un po’ persona umana, e un poco, pochissimo, divina.”

(Heinrich Böll, “Termine di un viaggio di servizio”, ed. Bompiani)

“L’onore perduto di Katharina Blum” (Heinrich Böll)

boll

“Lei intanto aveva perfettamente capito che era più che giustificato interrogarla, anche se non vedeva il bisogno di <<scoprire fino al minimo particolare della sua vita>>, ma le riusciva incomprensibile come certi dettagli del suo interrogatorio – ad esempio le famose visite maschili – fossero potuti giungere a conoscenza del giornale, e poi tutte quelle dichiarazioni false e bugiarde. A questo punto intervenne il procuratore Hach e disse che, dato l’enorme interesse suscitato nel pubblico dal caso Götten, naturalmente era stato necessario diramare un comunicato stampa; non c’era ancora stata una conferenza stampa, ma sarebbe stato difficile evitarla, a causa dell’agitazione e del terrore provocati dalla fuga di Götten, che lei, Katharina, aveva reso possibile. Del resto, grazie ai suoi rapporti con Götten lei era ormai un <<personaggio di attualità>> e perciò oggetto di un giustificato interesse da parte del pubblico.”

(Heinrich Böll, “L’onore perduto di Katharina Blum”, ed. Einaudi)

Katharina Blum, ventisettenne cameriera al servizio dell’avvocato Blorna e di sua moglie Trude “La rossa”, conosce, a un ballo di Carnevale, il giovane Ludwig. Il giorno seguente, dopo averlo aiutato a scappare da casa sua, si ritrova accusata di aver favorito la fuga di un pericoloso criminale, per l’appunto Ludwig. Per gli inquirenti il sospetto che lei conoscesse da tempo l’uomo è forte, per la stampa la storia diventa una ghiotta occasione per indagare a fondo sul passato di Katharina, stravolgendo le dichiarazioni di chi la conosce, così da meglio delineare l’immagine di complice che è necessaria per una perfetta storia di sesso e crimine. La morbosità dei cronisti del GIORNALE non ha limiti, Continua a leggere…

Opinioni di un clown (Heinrich Böll)

“Lo so, credere a questa religione è difficile. Resurrezione della carne e vita eterna. Spesso Maria mi leggeva la Bibbia. Dev’essere difficile credere a tutto questo. Più tardi ho letto persino Kierkegaard (una lettura utile per un individuo prossimo a diventare un clown). Era difficile, ma non faticoso. Non so se ci sia gente che ricama tovaglie su disegni di Picasso o di Klee. A me quella serata fece questa impressione, come se quei cattolici progressisti si lavorassero all’uncinetto dei grembiuli di Tommaso d’Aquino, Francesco d’Assisi, Bonaventura e Leone XIII. Grembiuli che naturalmente non arrivavano a coprire le loro nudità, perché non c’era nessuno fra i presenti (all’infuori di me) che non guadagnasse almeno i suoi millecinquecento franchi al mese. Era così imbarazzante anche per loro, che più tardi si sfogarono diventando cinici e snob…”

(Heinrich Böll, “Opinioni di un clown”).

Ho scelto di iniziare la stesura di queste mie impressioni riportando un brano di Nietzsche sul concetto di “maschera” e uno tratto dal libro di Böll, dai quali si possono evincere alcuni nuclei tematici dello stesso romanzo. Hans Schnier ha 27 anni, ne ha da percorrere ancora 23 prima di giungere ai 50, da lui ritenuta un’età degna per il declino artistico; si è formato in scuole cattoliche ma non è religioso, è di professione un attore comico, un clown per la precisione, Continua a leggere…

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: