Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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“Novella degli scacchi” (Stefan Zweig)

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“Ora non so fino a che punto lei abbia riflettuto sulla situazione psicologica che viene a crearsi in questo gioco fra i giochi. Ma già la riflessione più superficiale dovrebbe bastare a rendere evidente che negli scacchi, in quanto gioco mentale puro, indipendentemente dal caso, voler giocare contro se stessi è logicamente un assurdo. L’attrattiva degli scacchi si basa in fondo solo sul fatto che la sua strategia si svolge in modo diverso in due cervelli diversi, che in questa guerra intellettuale il nero non conosce di volta in volta le manovre del bianco e cerca continuamente di indovinarle e d’intralciarle, mentre da parte sua il bianco si sforza di superare e parare le mire segreto del nero. Se bianco e nero formano una sola, stessa persona, si crea la situazione assurda per cui uno stesso cervello deve sapere e al tempo stesso non sapere una certa cosa, e funzionando come bianco deve a comando dimenticare completamente ciò che un minuto prima, come nero, aveva voluto e previsto. Un simile doppio pensiero presuppone in realtà una totale scissione della coscienza, una capacità di accendere e spegnere a piacere la funzione intellettuale come in un apparecchio meccanico; voler giocare contro se stesso, costituisce quindi negli scacchi un paradosso, come voler saltare la propria ombra.”

(Stefan Zweig, “Novella degli scacchi”; il brano riportato è tratto dall’edizione Garzanti)

L’articolo che ho scritto ieri mi ha fatto pensare a un altro celebre film di Bergman, cioè “Il settimo sigillo”, e, per associazione d’idee, alla “Novella degli scacchi” di Stefan Zweig, autore del quale ho già segnalato, su questo blog, l’autobiografia “Il mondo di ieri” e il saggio “Dostoevskij”. Come nel caso del film di Bergman, anche nell’opera di Zweig la scacchiera è metafora di altro, ma mentre nel film il protagonista gioca a scacchi niente meno che con la Morte, nella novella Continua a leggere…

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“Maschere” (l’ennesimo articolo sconclusionato e mascherato)

“Tutto ciò che è profondo ama la maschera; le cose più profonde hanno per l’immagine e l’allegoria perfino dell’odio…un tale uomo riservato, che istintivamente si serve delle parole per tacere e per celarle ed è inesauribile nello sfuggire alla comunicazione, vuole ed esige che al suo posto erri nei cuori e nelle menti dei suoi amici una maschera; e anche ammesso che egli non voglia tutto questo, un bel giorno gli si spalancheranno gli occhi sul fatto che a onta di ciò v’è laggiù una sua maschera – e che è bene che le cose stiano a questo modo. ogni spirito profondo ha bisogno di una maschera; e più ancora, intorno  a ogni spirito profondo cresce continuamente una maschera, grazie alla costantemente falsa, cioè superficiale interpretazione di ogni parola, di ogni passo, di ogni segno di vita che egli dà”.

(F. Nietzsche, “Al di là del bene e del male”, Lo spirito libero, af. 40, ed. Adelphi)

Indosso la maschera da blogger e inizio a scrivere quest’articolo, stimolato da un paragone che una mia conoscenza “virtuale” mi ha suggerito, e che nobiliterà questo scritto privo di ambizioni. Il tema mi affascina da sempre, ma non è semplice scriverne, perché è stato già affrontato da grandi pensatori e quindi non c’è molto da aggiungere. Si tratta della maschera sociale che indossiamo quotidianamente nelle più diverse situazioni e delle collegate nozioni di persona e personaggio. La maschera, Continua a leggere…

Indagini, parte seconda (o del pettegolezzo provinciale)

Il pettegolezzo, in provincia, è tanto deprimente, perché sintomo di grettezza mentale, quanto commovente, quando tenta di affibbiare a qualcuno (per esempio a me) una ragazza, sulla scorta d’indizi puerili. Al dilettante del pettegolezzo, magari tuo parente, non pare vero di scorgerti su una spiaggia, insieme a una donna, in un atto notoriamente compromettente quale può essere una passeggiata. Sulle prime, poco importa che la suddetta possa essere un’amica di lungo corso oppure una conoscente incontrata per caso pochi minuti prima. L’amante del “Li Ho Visti Io” è fermo a 1+1=2, ignaro che in certe questioni 1+1 può essere 0, quindi, leccandosi i baffi (che spesso non ha), passerà alla fase successiva, cioè l’indagine su chi sia, anagrafe alla mano, la candidata all’altare. Sommo scoramento potrà causargli lo scoprire che trattasi di donna diversa da quella che, l’anno precedente ma sulla stessa spiaggia, accompagnava l’ignaro playboy.

(Vabbè, a farla breve ho scoperto che anche quest’estate avrò una ragazza, a mia insaputa, come narravo in un delirante articolo qualche tempo fa: https://antoniodileta.wordpress.com/racconti/indagini-su-un-porno-non-del-tutto-sospettabile/)

“Non pensare, ma osserva”

“Considera, ad esempio, i processi che chiamiamo ‹‹giuochi››. Intendo giuochi da scacchiera, giuochi di carte, giuochi di palla, gare sportive, e via discorrendo. Che cosa è comune a tutti questi giuochi? – Non dire: ‹‹Deve esserci qualcosa di comune a tutti, altrimenti non si chiamerebbero ‘giuochi’›› – ma guarda se ci sia qualcosa di comune a tutti. – Infatti, se li osservi, non vedrai certamente qualche cosa che sia comune a tutti, ma vedrai somiglianze, parentele, e anzi ne vedrai tutta una serie. Come ho detto: non pensare, ma osserva! – Osserva, ad esempio, i giuochi da scacchiera, con le loro molteplici affinità. Ora passa ai giuochi di carte: qui trovi molte corrispondenze con quelli della prima classe, ma molti tratti comuni sono scomparsi, altri ne sono subentrati. Se ora passiamo ai giuochi di palla, qualcosa di comune si è conservato, ma molto è andato perduto. Sono tutti ‘divertenti’? Confronta il gioco degli scacchi con quello della tria. Oppure c’è dappertutto un perdere e un vincere, o una competizione fra i giocatori? Pensa allora ai solitari. Nei giuochi con la palla c’è vincere e perdere; ma quando un bambino getta la palla contro un muro e la riacchiappa, questa caratteristica è sparita. Considera quale parte abbiano abilità e fortuna. E quanto sia differente l’abilità negli scacchi da quella nel tennis. Pensa ora ai girotondi: qui c’è l’elemento del divertimento, ma quanti degli altri tratti caratteristici sono scomparsi! E così possiamo passare in rassegna molti altri gruppi di giuochi. Veder somiglianze emergere e sparire.”

E il risultato di questo esame suona: Vediamo come una rete complicata di somiglianze che si sovrappongono e si incrociano a vicenda. Somiglianze in grande e in piccolo.

(Ludwig Wittgenstein, “Ricerche filosofiche”, 66)

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