Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Archivio per il tag “Balzac”

Consapevolezze.

Montale, Leopardi e soci mi convinsero che scrivere poesie non era il mio mestiere. Provai con i romanzi, ma Dostoevskij, Kafka, Balzac e altri soci mi fecere capire che dei miei romanzi potevo fare un bel falò. Restava la forma breve, i racconti e le novelle, ma Poe, Cechov e Guy de Maupassant mi spiegarono, gentilmente ma efficacemente, che dovevo farmi da parte. Per il teatro ci pensò Beckett, con un solo sguardo, senza parole.
Mi sono rimasti gli aggiornamenti su Facebook, su Twitter e gli articoli del blog, settori nei quali me la posso ancora giocare con milioni di persone.

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“Avevi un bel nome. Romanzesco”

In un vecchio e dimenticabile articolo, riflettevo (eufemismo) sul problema dell’identificazione tra il lettore e i personaggi di un romanzo. In questo breve ma altrettanto dimenticabile scritto, aggiungo qualche riflessione sui nomi dei personaggi romanzeschi e sull’influenza nefasta che gli stessi possono avere sull’esistenza di un individuo lettore e soprattutto su quella di chi, incolpevole, si trova nel suo raggio visivo ed emotivo. Proprio perché affascinanti ed evocanti avventure mirabilmente narrate, certi nomi possono imporsi alla mente del lettore patologico come rappresentativi di chissà quale valore morale, etico, sentimentale, sessuale, sociologico, in un moderno e ingiustificato delirio da “nomen omen”.

In concreto, quali sono i sintomi del delirio da nome romanzesco? Il lettore conceda allo scrivente, cioè a me, di tirare in ballo situazioni personali, che non interessano a nessuno, è evidente, ma che potranno meglio chiarire il discorso anche a un livello più generale. “Avevi un bel nome, dopo tutto. Romanzesco”, questa la mia mesta considerazione allorquando, Continua a leggere…

“Note per la letteratura” (Theodor W. Adorno)

Adorno

L’uguaglianza, o l’intrigante somiglianza di più cose o persone, è uno dei motivi più tenaci di Kafka; creature larvali di ogni genere compaiono a coppie, spesso col contrassegno dell’infantile e dello sciocco, oscillanti tra la bonarietà e la crudeltà, come i selvaggi nei libri per bambini. Tanto difficile è diventata per gli uomini l’individuazione e tanto incerta è rimasta fino ad oggi, che essi si spaventano mortalmente quando il velo che la copre viene sollevato anche solo di poco. Proust conosceva il disagio indefinito che prende una persona quando le si fa notare che somiglia a un parente cui si sente estraneo. In Kafka tale disagio è diventato panico.”

(Theodor W. Adorno, da “Appunti su Kafka”, in “Note per la letteratura”, Piccola Biblioteca Einaudi)

“Note per la letteratura” raccoglie una serie di saggi scritti da Theodor Adorno dal 1953 al 1967. L’edizione originaria era più corposa di quella che ho avuto il piacere di leggere, ma in compenso non conteneva il saggio su Kafka, che può essere ritrovato anche in “Prismi”. Premetto subito che Adorno non si presta a una lettura distratta e sono convinto che ritornerò più volte su alcune pagine per poterle comprendere meglio di quanto non abbia potuto fare adesso. Continua a leggere…

Il problema dell’Identificazione lettore – personaggio. Da Anna K. a Zeno Cosini, alcuni utili consigli per salvarvi.

Un male atavico affligge molti lettori, cioè la nefasta tendenza a identificarsi con un personaggio romanzesco, con tutte le conseguenze del caso. È il momento di fornire a voi amabili visitatori del blog uno strumento che potrà aiutarvi a uscire dal “tunnel dell’Identificazione”. Chi di voi abbia provato un’esperienza del genere (sia pure nella più o meno lontana gioventù), potrà trovare dei sintetici consigli che lo aiuteranno a estirpare i residui del personaggio con cui si era immedesimato. Chi ancora non ha letto i romanzi che hanno come protagonisti i soggetti sotto elencati potrà, invece, costituire attorno a sé una barriera per preservarsi dal processo d’identificazione e della sua inevitabili patologie. A chi, invece, ritiene che sia da stolti identificarsi con un personaggio, dico che ha ragione, ma che non è bello da parte sua ricordarmelo.

Ho pensato di suddividere i personaggi in ordine alfabetico, facilitando così la vostra eventuale ricerca. Accanto a ciascuno ho messo un suggerimento lapidario. Non è farina del mio sacco, tutto ciò mi è stato recapitato nottetempo da un messaggero oscuro ma benevolo. P.s.: la lista è da completare. Il messaggero mi visiterà ancora, ne sono certo.

A)

  • AMLETO (“Amleto”, William Shakespeare). Per dirimere i vostri dubbi, affidatevi all’oroscopo, anche se non ci credete.
  • ANNA KARENINA (“Anna Karenina”, Lev Tolstoj). Occhio ai treni.
  • ALESA KARAMAZOV (“I fratelli Karamazov”, Fëdor Dostoevskij). L’abito monacale non vi dona.
  • ANTONIO ROQUENTIN (“La nausea”, Jean Paul Sartre). Sorridete al fotografo. Lo so che non vi va, ma ogni tanto “fate buon viso a cattivo gioco”; e sorridete anche a questa frase fatta. Ma lo dico per voi, eh.

B)

  • BERNARD RIEUX (“La peste”, Albert Camus). Il lavoro non vi mancherà. Rimboccatevi il camice.
  • BARTLEBY (“Bartleby lo scrivano”, Hermann Melville). Attenti a dire sempre “preferirei di no”, il posto fisso è passato di moda, orde di precari aspettano di prendere il vostro posto.
  • BEHEMOTH (“Il Maestro e Margherita”, Michail Bulgakov). Siate felini ma con giudizio. Non funziona come nei libri. Camminare a quattro zampe con atteggiamento sornione potrebbe anche portarvi direttamente al primo centro d’igiene mentale.

C)

  • CYRANO (“Cyrano de Bergerac”). Il romanticismo è stato bello, scrivere le lettere d’amore anche, ma non è il tempo di essere più pratici? No, la butto là, poi pensateci voi.
  • CANDIDO (“Candido”, Voltaire). I precettori non hanno sempre ragione.

D)

  • DORIAN GRAY (“Il ritratto di Dorian Gray”, Oscar Wilde). La bellezza (?) vi ucciderà. Siate pronti all’appuntamento.
  • DMITRI K. (“I fratelli Karamazov”, Fëdor Dostoevskij). Non è saggio andare nei pub per ubriacarvi e raccontare i fatti vostri.
  • DON CHISCHIOTTE (“Don Chisciotte”, Miguel de Cervantes Saavedra). I mulini non sono quello che sembrano.

E)

  • EUGENE DE RASTIGNAC (“Papà Goriot”). Prima di affacciarvi da una collina e gridare, in tono di sfida “Parigi, ora a noi due”, accertatevi di essere davvero a Parigi e non ancorati in una provincia qualsiasi. Continua a leggere…

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