Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Archivio per il tag “animali”

“26. Gli animali e la morale” (Friedrich Nietzsche, “Aurora”)

“26. Gli animali e la morale. Le pratiche che vengono perseguite nella società più raffinata: cioè evitare accuratamente il ridicolo, lo stravagante, il pretenzioso; tener nascoste le proprie virtù come pure le bramosie più ardenti, mostrarsi equanime, inserirsi in un ordine, diminuirsi – tutto questo, in quanto costituisce la morale sociale, lo si può trovare grosso modo ovunque, persino al livello più basso del mondo animale, – e solo a questa profondità vediamo la riposta intenzione di tutte queste amabili precauzioni: ci si vuole sottrarre ai propri persecutori e si vuole essere avvantaggiati nel braccare la preda. Perciò gli animali imparano a dominarsi e a simulare in modo che molti, per esempio, accordano il loro colore al colore dell’ambiente (in virtù della cosiddetta “funzione cromatica”), si fingono morti, oppure prendono le forme e i colori di un altro animale o della sabbia, delle foglie, dei licheni, delle spugne (quel che gli scienziati inglesi designano con la parola mimicry). Così il singolo si nasconde sotto la generalità del concetto “uomo” o nella società, ovvero si adatta a principi, classi, partiti, opinioni del tempo o dell’ambiente: e si troverà facilmente la similitudine animalesca per tutte le maniere sottili di fingerci felici, riconoscenti, potenti, innamorati. Anche quel senso della verità che in fondo è il senso della sicurezza, l’uomo lo ha in comune con l’animale: non ci si vuole fare ingannare, non ci si vuole indurre da noi stessi in errore, si presta orecchio con diffidenza alle parole suadenti della passione, ci si reprime e si rimane in guardia contro sé stessi; l’animale comprende tutto questo al pari dell’uomo, anche in esso l’autodominio germoglia dal senso del reale (dalla saggezza). Similmente l’animale osserva gli effetti che esercita sulla rappresentazione di altri animali, a partire da lì impara a riguardare indietro su sé stesso, a cogliersi “oggettivamente”: esso ha il suo grado di autoconoscenza. L’animale giudica i movimenti dei suoi avversari e dei suoi amici, impara a memoria le loro peculiarità, è su queste che prende le sue misure: contro individui di una determinata specie rinuncia una volta per tutte alla lotta, e allo stesso modo, nell’avvicinare molte varietà di animali, indovina la loro intenzione di pace e di accordo. Gli inizi della giustizia come quelli della saggezza, della moderazione, del valore – insomma tutto ciò che qualifichiamo con il nome di virtù socratiche, è animalesco: un corollario di quegli istinti che insegnano la ricerca del nutrimento e la fuga dai nemici. Se ora consideriamo che anche l’uomo più elevato si è innalzato e affinato appunto soltanto nel modo del suo nutrimento e nel concetto di tutto quanto gli è ostile, ci sarà concesso di designare come animalesco l’intero fenomeno morale.” Continua a leggere…

“Il tempo di attesa stimato è”

bianco

“Il tempo di attesa stimato è superiore ai quattro minuti. Tutti gli operatori sono al momento occupati. La invitiamo ad attendere”.

Quattro minuti possono essere tanti, ma mi conviene attendere, se riaggancio e riprovo più tardi non è detto che possa andarmi meglio. Sì, ma intanto a cosa penso? Il micio si arrampica al mio polpaccio, vorrebbe salire tra le mie braccia, ma adesso non si può, devi attendere anche tu, caro felino, almeno quattro minuti, poi potremo avvinghiarci quanto vuoi, ma ora le mani mi servono, vedi, una per reggere la cornetta, l’altra per prendere appunti, se e quando sarò messo in contatto con un operatore.

“Il tempo di attesa stimato è superiore ai quattro minuti. Tutti gli operatori sono al momento occupati. La invitiamo ad attendere”.

L’attesa. Passiamo molto del nostro tempo ad attendere qualcosa. Certe volte si tratta della fila alla posta o dal medico, che da queste parti significa anche poter socializzare con qualcuno, solo a volerlo. L’attesa può essere snervante, ma il poeta c’insegna che il più delle volte nel villaggio il sabato è meglio della domenica proprio perché si è ancora immersi nell’attesa, Continua a leggere…

I formicai e l’insolenza del 2 X 2 = 4 (Fëdor Dostoevskij)

formicaio

“L’uomo ama creare e costruire strade, è indiscutibile. Ma come mai ama anche alla follia la distruzione e il caos? Ecco, provate a dirmelo! Ma su ciò ho voglia anch’io di dire due parole. Non sarà che egli ami la distruzione e il caos (e non c’è dubbio che qualche volta li ami molto) perché teme istintivamente di raggiungere lo scopo e di terminare l’opera in costruzione? Per quanto ne sapete, può darsi che egli ami la sua costruzione solo da lontano, e non l’ami affatto da vicino; può darsi che gli piaccia semplicemente costruire un edificio e non viverci dentro destinandolo aux animaux domestiques, magari alle formiche, ai montoni eccetera, eccetera. Le formiche hanno un gusto completamente diverso. La loro è una sorprendete costruzione, indistruttibili, il formicaio.

Le rispettabilissime formiche cominciano dal formicaio e finiscono sicuramente con il formicaio. E questo fa un grande onore alla loro costanza e positività. Ma l’uomo, essere leggero e deplorevole, e forse simile al giocatore di scacchi, ama solo il perseguimento dello scopo, non lo scopo. E chi lo sa (garantirlo è impossibile), magari tutto lo scopo dell’esistenza cui l’umanità aspira si racchiude nell’inestinguibilità del perseguimento dello scopo, o per dirla in altro mondo, nella vita e non nello scopo, che s’intende, dev’essere nient’altro che due-per-due quattro, cioè una formula, ma due-per-due, signori, non è già più vita, è piuttosto l’inizio della morte. Perlomeno l’uomo ha sempre avuto un certo timore di questo due-per-due quattro, e io lo temo anche ora. Poniamo, l’uomo non fa che cercare questo due-per-due quattro, attraversa gli oceani, sacrifica la vita a questa ricerca, ma un conto è ricercare, e un altro è trovare davvero: questo perdio gli fa paura. Perché sente che quando avrà trovato non avrà più niente da cercare. I lavoratori quando hanno terminato il lavoro ricevono perlomeno i soldi, vanno all’osteria, poi finiscono in questura, e insomma sono occupati ancora per una settimana. Ma l’uomo dove andrà? Quanto meno si nota in lui un certo imbarazzo ogni volta che raggiunge simili scopi. Il raggiungimento gli piace ma non definitivo, e questo, naturalmente, è spaventosamente ridicolo. Insomma la natura umana è proprio comica; tutto ciò evidentemente contiene un calembour. Ma il due-per-due quattro è comunque una faccenda spregevole. Due-per-due quattro secondo me è un’impudenza. Il due-per-due quattro vi guarda con insolenza, si piazza sul vostro cammino con le mani sui fianchi, e sputa. Sono d’accordo, questo due-per-due quattro è una cosa esemplare; ma se c’è da lodare, allora anche due-per-due cinque qualche volta è una chicca”.

(Fëdor Dostoevskij, “Memorie dal sottosuolo”)

I formicaio mi hanno sempre fatto una certa impressione. Anche i numeri certe volte mi fanno paura, specie quando sono usati, a raffica, per analizzare l’Uomo, ridotto a dato statistico.

Ieri sera, mentre ascoltavo un sondaggista, m’è venuto in mente questo brano che vi ho riportato.

Consigliati un libro (dimmi che animale sei e ti dirò cosa leggere)

Non sapete che libro leggere? Quando un amico vi chiede “Che libro mi consigli?” andate nel pallone più totale? Oggi una nuova applicazione vi viene in soccorso. “Dimmi che verso fai e ti dirò che libro leggi”. Seguitemi e tutto sarà chiaro.

Da oggi è disponibile un’applicazione che vi consentirà di risolvere questi problemi con sole due domande. Affinché tutta l’umanità possa giovarsene, la metterò come pagina fissa del blog, fino a che ne sarà constatata l’assoluta inutilità (ben presto, dunque).

Coloro che vogliano addentrarsi sin d’ora nell’inutile possono farlo cliccando sul link sottostante:

CONSIGLIATI UN LIBRO (UN GIOCO INUTILE)

La coscienza dei pesci (Italo Svevo e i Nirvana)

(“Punti di tangenza”). Questo articolo entra abusivamente a far parte della mia sterile rubrica sulle affinità tra canzoni e libri. Sto rileggendo “La coscienza di Zeno”. Giunto a pagina 295, m’imbatto in alcune righe sulla pesca. Il mio cervello, per motivi che ovviamente conosce solo lui, mi ha ordinato di fischiettare sommessamente, senza farmi sentire dai passanti, “Something in the way” dei Nirvana, giustificandosi con il fatto che anche nel testo della canzone si parla dei sentimenti dei pesci. La domanda è: un pesce sente dolore, ha sentimenti, può comunicarcelo? Cos’è l’empatia per me, al di là della definizione che mi dà la Treccani?

Naturalmente non azzardo nemmeno a inoltrarmi su un tale sentiero, mi fermo alle domande senza cercare risposte. Non ho né le competenze né la voglia di addentrarmi in certi discorsi e poi, francamente, su certe noiose questioni è meglio interrogarsi da soli di fronte allo specchio o con la testa poggiata su un comodo cuscino.

Nell’ammettere, infine, che oggi non avevo di meglio da scrivere, vi lascio alle note dei Nirvana e ai due passaggi tratti dal libro di Svevo.

Something in the Way

Underneath the bridge

The tarp has sprung a leak

And the animals I’ve trapped

Have all become my pets

And I’m living off of grass

And the drippings from the ceiling

But it’s ok to eat fish

Cause they don’t have any feelings

Something in the way

(Nirvana, da “Nevermind”, 1991)

“Invece, una sera, spintovi dalla noia, finii con l’andare con lui a pesca. Al pesce manca ogni mezzo di comunicazione con noi e non può destare la nostra compassione. Se boccheggia anche quand’è sano e salvo in acqua! Persino la morte non ne altera l’aspetto. Il suo dolore, se esiste, è celato perfettamente sotto le sue squame”.

“E nell’acqua fosca si vide brillare l’argenteo corpo del grosso animale. Correva ormai rapidamente e senza resistenza dietro al suo dolore. Perciò compresi anche il dolore dell’animale muto, perché era gridato da quella fretta di correre alla morte”.

(Italo Svevo, “La coscienza di Zeno”, Ed. Frassinelli, pagine 295 e 300)

Letteratura e Animali (Gatti, cani, pulci e altre creature nel “mio” giardino)

“Nell’occhio inconsapevole di un cucciolo animale, archivio vivente della Terra,

un battito di ciglia sonnolente racchiude un’esistenza”

(Csi, “A tratti”)

“Se i casi non fossero bestie si metterebbero d’accordo e abbaierebbero addosso al padrone”
(Cesare Pavese)

“Io sono il passero che non cascherà mai, io sono quell’ultimo passero”

(Beppe Fenoglio, “Il partigiano Johnny”)

L’animale Uomo – Scrittore prova a immaginarsi nelle vesti di un altro animale. L’operazione, di per sé, è impossibile, essendo già impresa titanica la comprensione reciproca tra umani, ma la fantasia può far sì che i gatti, i topi, i cani parlino per bocca dell’Uomo – Scrittore.

Qui sotto riporto solo alcuni libri che hanno come protagonisti animali diversi dall’uomo, con relativi testi tratti, più o meno a caso, dai libri stessi. La lista potrebbe essere molto più lunga, ma lascio a voi ricordare quali avete letto o curiosare alla ricerca di altri. Per stilare questa brevissima lista ho seguito, oltre che l’istinto, tre regole semplici: 1) sono libri che ho letto; 2) c’è almeno un animale protagonista o citato nel titolo; 3) sono libri che, in misura diversa, mi hanno emozionato, interessato o semplicemente divertito.

Nel sottolineare, qualora non si fosse capito, che è un gioco fine a se stesso, consiglio, in ogni caso, la lettura dei libri di cui riporto un breve passo.

Tutto questo mi è venuto in mente guardando negli occhi una mia gatta.

“Messere! Faccio di nuovo appello alla logica! – prese a dire il gatto, stringendosi le zampe al petto. – Quando un giocatore dichiara scacco al re mentre sulla scacchiera non c’è più traccia del re, lo scacco è inesistente”.

  • “Cuore di cane” (bis per Michail Bulgakov). Miglior Attore Protagonista Mutante: il cane Pallino.

Pallino leggeva. Leggeva (tre punti esclamativi). Sono stati io a scoprirlo! Attraverso “Genepesca”. Insomma, leggeva al contrario. Ritengo addirittura di sapere dove stia la soluzione di questo enigma: nell’intersezione dei nervi ottici dei cani!

  • “Mastro Pulce” (E.T.A. Hoffmann). Miglior Pulce nell’Orecchio: Mastro Pulce, una pulce.

“Mastro pulce tolse la lente microscopica dalla pupilla di Peregrinus, che era sprofondato in un totale sbalordimento, e disse: “Ora, caro Peregrinus, avete constatato l’effetto meraviglioso di uno strumento che non ha eguali al mondo e vedrete quale superiorità vi darà sugli altri uomini quando i loro pensieri più intimi si spiegheranno dinanzi ai vostri occhi. Ma se portaste sempre questa lente, la continua conoscenza da ultimo vi schianterebbe, perché l’amara mortificazione che avete appena provato si ripeterebbe troppo spesso”.

  • “La metamorfosi” (Franz Kafka). Miglior Insetto Squarcia Pensiero: Gregor Samsa.

“Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto.”

  • “Indagini di un cane” (bis anche per Franz Kafka). Miglior Indagatore di Se Stesso.

“Le mie domande servono ormai a ossessionare solo me stesso, a farmi spronare dal silenzio che intorno a me è l’unica risposta. Quanto sopporterai ancora che il genere canino, come le tue indagini ti portano a riconoscere con sempre maggiore consapevolezza, taccia e continui per sempre a tacere? Continua a leggere…

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