Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Una causa cardiaca”

Amico mio, ti racconto la storia più assurda che mi sia capitata nel corso della mia ordinaria vita; in tutta onestà, l’unica parentesi straordinaria nel mio oceano di noia. Ti prego di credere a ciò che leggerai, per quanto inverosimile possa apparirti. Anch’io, tuttora, stento a credere del tutto ai miei stessi ricordi, talvolta mi assale il dubbio che sia stato tutto un sogno. È passato del tempo, da quei giorni surreali, eppure, nonostante abbia più volte cercato di analizzare, scomporre e ricomporre i singoli momenti di quei tempi ormai andati, ebbene, il risultato finale è stato sempre lo stesso e quindi devo convincermi che tutto è accaduto davvero.

So per certo che anche tu, dopo aver letto queste mie riflessioni, penserai che vaneggi in preda al delirio. Sei libero di farlo, del resto dubito io stesso della mia sanità mentale.

Premesso ciò, voglio narrarti egualmente gli strani eventi che mi accaddero, nella piena consapevolezza che ti troverai di fronte a due ineludibili alternative. “Tertium non datur” sostenevano i nostri progenitori latini: o considererai vera la mia storia e in tal caso avrò il conforto di sapere che almeno una persona condivide la mia follia, o, in alternativa, molto più probabilmente, ti convincerai della mia conclamata pazzia. Nel secondo caso, però, dovrai convenire con me e riconoscermi una fervida fantasia. Dovrai ammettere che non mi manca lo spirito.

Come vedi sono diventato anche un po’ vanitoso, gioco con la mia aspirazione da scrittore fallito di provincia. Ad ogni modo, vado al sodo, è necessario farlo, gli avvenimenti che devo descriverti sono tali che il sostenerli da solo non mi è più possibile.

Era una mattina come tante altre, all’apparenza nulla faceva presagire che potesse succedere qualcosa di diverso dalla colazione con il caffèlatte, dalla mia passeggiata per le vuote strade del paese e dal solito tram-tram quotidiano. Mi alzai alle 10:30, coltivavo la mia pigrizia, non avevo più voglia di nulla. Non era un periodo particolarmente glorioso della mia esistenza, non avevo lavoro, non avevo donne, non avevo soldi, non avevo auto. Mi restava solo il mio corpo, sulla mente cominciavo già da allora a nutrire forti dubbi.

Mentre trangugiavo avidamente i biscottini nel mio latte caldo, giunse mia madre, che mi disse, con l’aria più naturale del mondo: – C’è una cartolina del Ministero degli Affari Sentimentali.

Sulle prime quell’espressione non mi diede da riflettere, ma non appena ebbi finito di mangiare, ripensai alle sue parole. Pensai a un errore nella dizione. Tuttavia c’era un dato che mi rendeva perplesso: mia madre non aveva alcun tipo di familiarità con il linguaggio burocratico – amministrativo, per cui era altamente improbabile che potesse aver sbagliato solo l’aggettivo “sentimentale”. Non restava altro che andare in camera mia, prendere la cartolina e verificare. Mi sembrava assurdo che esistesse un dicastero simile, anche se ero a conoscenza della propensione italiana alla moltiplicazione degli enti. Era anche possibile che, in quei giorni di mia personale distrazione, qualcuno avesse sentito la necessità di creare nuovi posti dove piazzare sottosegretari e personale tecnico – amministrativo dalle comprovate capacità di relazioni socio – sentimentali – sessuali.

Giunsi in camera e vidi la cartolina. Era sul tavolo, nel vederla, amico mio, ti saresti potuto commuovere anche tu: era di un colore rosso acceso e aveva dei cuori stilizzati sul retro. Pensai, immediatamente, a uno scherzo, era ovvio che non potevano avermi mandato una cartolina del genere. Un ministero doveva pur avere un minimo di ufficialità, o sbaglio? Ma cosa pensavo? Un ministero? Come vedi, già mi stavo perdendo in me stesso, non mi chiedevo più se un tale ministero esistesse seriamente, la mia attenzione si era focalizzata sull’aspetto della cartolina.

Decisi di aprire l’involucro e scoprire chi fosse l’autore dello scherzo, certamente qualcuno a conoscenza delle mie traversie sentimentali. Devo essere franco, sospettai anche te in quei momenti.

Aprii la parte anteriore della busta ed estrassi il foglio contenuto all’interno. Mi sentivo strano, sai, era come se fossi divenuto a un tratto freddo, incapace di provare emozioni, non era una bella sensazione; forse avevo mangiato troppi biscotti, chissà.

Tirai fuori il foglio, lo distesi e lo guardai con attenzione. Mi balenò subito alla mente la differenza tra l’asetticità di quel foglio e l’involucro scherzoso che lo aveva contenuto sino a poco prima.

Lo poggiai sul tavolo e vi trovai impresse le seguenti parole, che ti riporterò per filo e per segno, proprio perché tu possa renderti conto di quel che potevo pensare nel leggere quelle frasi.

All’attenzione del signor Ultimo Sogno                                  Tribunale speciale del Ministero degli

                                                                                                              Affari Sentimentali

OGGETTO: citazione in giudizio

L’attore, il signor Lacero Cuore, residente in Via della Gabbia Toracica, rappresentato in giudizio dal legale rappresentante, signor Soccorso Razionale, cita in giudizio la signoria vostra, signor Ultimo Sogno. Il signor Lacero Cuore chiede la definitiva separazione legale dal corpo del convenuto, adducendo a fondamento della sua domanda i continui soprusi che deve subire dal convenuto. Il signor Lacero Cuore intende avvalersi della testimonianza di varie persone, indicate nell’allegato A alla presente citazione. La signoria vostra è invitata a presentarsi dinanzi al Tribunale speciale il giorno 10 ottobre del presente anno. L’indirizzo è: Via della Salvezza, n.84.

Seguivano altri dettagli giuridici che ti risparmio. Ora, come potrai ben vedere, era chiaro che tutto era un grande scherzo, te lo dimostra il fatto che eravamo al primo di ottobre. Cosa c’entra, dirai tu? Per quanto avessi fatto di tutto per scordare le nozioni di Procedura civile, sapevo che non poteva esserci una distanza così breve tra la data di notifica della citazione e quella di comparizione. Come poteva, il Ministero degli Affari Sentimentali, calpestare in modo così evidente i miei diritti di cittadino italiano! Con quale presunzione mi chiedevano di presentarmi il giorno dopo a rapporto da loro! Mi ero arrabbiato, amico mio, la mattina mi ero abituato a dormire, invece a sentir loro avrei dovuto rinunciare alle ore più belle delle mie vacue giornate, quelle che passavo nel sogno, laddove sognavo mondi incantati, fanciulle gentili e cieli blu. Io, un sognatore, avere a che fare con atti di citazioni, tribunali, ministeri! Puh, che tempi barbari!

Quel pomeriggio uscii da casa, andai in giro per il paese come sempre, ma mi sentivo strano. Non solo ero nervoso per quella citazione, che avevo deciso di rispettare, c’era qualcosa in più a turbarmi. Tu ti meraviglierai che io non mi chiedessi più se fosse uno scherzo o se fosse realtà, e oggi mi stupisco anch’io di come questa domanda non mi passasse più per la testa. Il fatto è che mi sentivo svuotato, come se una parte di me si fosse allontanata definitivamente, solo che non ero lucido e non riuscivo a capire cosa stesse realmente succedendo.

La sera andai al bar ed ebbi la conferma che qualcosa in me non andava per il verso giusto. Non ridevo, non parlavo, non soffrivo, era come se un’infinita apatia, superiore a quella che normalmente provavo, mi avesse travolto. A un certo punto, mi devi credere, vidi Katia, si proprio lei, quella che pensavo fosse una sorta di divinità da adorare a prescindere, insieme con un baldo giovanotto; erano abbracciati, evidentemente erano una coppia affiatata. In altri tempi sarei morto dal dolore, quella sera non provai nulla.

Come poteva spiegarsi quel mio involontario atteggiamento d’indifferenza? Arrivai al punto di sforzarmi di soffrire, mi sembrava irreale che non provassi delle sensazioni negative nel vederla con lui. Dopotutto era pur sempre stata il mio più grande fallimento. Tutti gli altri fallimenti sentimentali non erano neanche lontanamente paragonabili. Per lei avevo persino pianto, nel buio della mia stanza, sì, amico mio, hai letto bene, avevo pianto, anche se ai tuoi occhi di “maschio forte”, quale ti proclami con orgoglio, tutto ciò apparrà ridicolo.

Nulla, non ci riuscivo ed ero deluso dalla mia serenità, perché era una sorte di morte anticipata. Tornai a casa con quella grande delusione. Avevo sempre creduto di amare Katia, anche se lei era sempre stata fredda di fronte alle mie strambe attenzioni, e adesso proprio io, che tanto avevo sofferto quando lei non mi aveva mai degnato d’attenzione, non ero stato neanche capace di soffrire un po’ vedendola con il suo rampollo. Ero deluso e scosso dalla mia stessa indifferenza.

Mi misi a letto, con la consapevolezza che avrei avuto meno ore per i miei vaneggi notturni: la mattina dovevo pur sempre ottemperare al mio obbligo di cittadino. Non mi ero scordato che avrei dovuto rispondere dinanzi al giudice di quelle accuse che mi erano rivolte dal signor Lacero Cuore. Lacero Cuore, ma che nome era? E poi perché quella citazione era arrivata a me, non mi chiamavo mica Ultimo Sogno? Già, come mi chiamavo? Amico, non lo sapevo più, erano tempi bui per me, le idee si confondevano e poteva capitare di dubitare non solo della mia identità, ma certe volte, te lo giuro, persino della mia esistenza!

Mi svegliai, il mattino seguente, con una brutta sensazione. Non sapevo più dove ero, cosa facevo, non provavo più alcun tipo di sentimento. Ricordavo solo che avrei dovuto recarmi in tribunale. Senza farmi troppo domande mi vestii e m’incamminai verso il nostro glorioso tribunale, laddove ogni giorno si fa giustizia e ingiustizia, dove i brulicanti avvocati dalle toghe eleganti e giudici severi dal torvo sguardo si recano, tutti insieme, per assicurare che il precetto “la legge è uguale per tutti” assuma una parvenza di credibilità.

Amico mio, avrai saputo che un tempo studiai legge, frequentai persino i tribunali in qualità di praticante e che poi mollai tutto, in preda alla mia pazzoide idea, quella di diventare uno scrittore. Avrai saputo che vivo ancora con mia madre, forse le faccio compassione, nella vita non sono riuscito a fare nulla di produttivo, di tanto in tanto butto giù le mie impressioni, certo che nessuno le leggerà e sicuro che finiranno per essere il mio letto di morte. Eppure, sappi, non potevo fare altro, non potevo indossare quelle vesti, sarei morto egualmente di fame ma avrei perso anche quegli stupidi ideali che pure mi mantengono in vita.

Entrai in quel formicaio con il mio passo ciondolante, non mi ero neanche premunito di contattare un avvocato, non mi fregava più di nulla. Rimasi tra il pubblico per un po’, aspettando che arrivasse la mia ora. Non fui avvicinato da nessuno, cercavo di indovinare in quella massa informe di toghe, di persone disperate, di ridenti e giovani avvocatesse quale potesse essere il mio querelante. Non avevo la più pallida idea di cosa stesse accadendo. In verità, l’idea dello scherzo non mi parve più plausibile, non so perché ma credevo che tutto fosse vero; al massimo, pensai, poteva esserci stato uno scambio di persona, ma non ero più neanche sicuro di questo, anzi, più passavano i minuti e più ero portato a credere di chiamarmi veramente Ultimo Sogno.

Alle 10:10 del 10-10-2010 il giudice prese la parola e disse: – Abbiamo al ruolo la causa Lacero Cuore – Ultimo Sogno, le parti sono invitate a prendere posizione.

Avanzai lentamente verso il banchetto riservato alla difesa e vidi, dall’altro lato, un avvocato con sgargiante toga. Del mio accusatore non vi era traccia.

– Scusi, lei non ha un avvocato? – mi chiese il giudice, che, a giudicare dagli atti che avevo sotto gli occhi, doveva chiamarsi Saggio Popolano. Che nomi strani ci sono a questo mondo!

– No, mi vorrei difendere da solo, se possibile – risposi. Mi sentivo forte come non mai, proprio perché non sentivo più nulla.

– Non è possibile e lei dovrebbe saperlo, signor Sogno. Mi stupisco che lei, con studi giurisprudenziali completati alle spalle, non abbia provveduto ad assicurarsi una difesa – mi rimproverò con piglio severo.

– Chiedo scusa, signor giudice, ma ho le idee confuse in questo periodo.

– Lo vedo. Le assegnerò un avvocato d’ufficio, il signor Sano Buonsenso.

Così fece, vidi avvicinarsi a me un losco figuro dallo sguardo annoiato e annoiante. Il giudice, invece, sorrideva sarcastico nel vedere il mio evidente impaccio.

– Avvocato Freddo Cinismo, non vedo il suo assistito, il signor Lacero Cuore – disse il giudice Popolano rivolto all’avvocato del mio antagonista.

– Il signor Lacero Cuore mi ha chiamato poco fa, ha detto che ci sta raggiungendo, credo sia questione di momenti.

La mia curiosità era enorme, volevo sapere chi aveva avuto il coraggio di querelare me, un onesto cittadino, per quali motivi. E poi tutti quei nomi strani, amico caro. Se non fossi sicuro di essere sano di mente potrei credere di essere pazzo! O no? Tu dici che i pazzi non sanno d’essere tali? Può darsi tu abbia ragione, ma tieniti forte, quello che hai udito sin qui non è nulla rispetto a quello che vidi dopo qualche minuto.

Dalla porta socchiusa dell’aula del tribunale, con un passo lento e dolente, con un volto rosso sangue, entrò il signor Lacero Cuore. Non ti dico lo spavento, la meraviglia, l’incredulità che mi attanagliarono in quel frangente nel vedere, ti prego di credermi, un cuore umano, pulsante, filamentoso, sanguinante, entrare da solo, camminare e accomodarsi accanto all’avvocato Cinismo.

– Bene, ora ci siamo tutti, la causa può cominciare – disse, con la massima tranquillità, il giudice.

Io ero atterrito e incredulo. Tutti, lì intorno, non sembravano far caso né al fatto che un cuore potesse camminare né agli strani nomi che tutti avevano. Ma che mondo era quello in cui le persone non si chiamavano più Maria, Giuseppe, Antonio bensì Lacero Cuore, Freddo Cinismo, Ultimo Sogno?

– Avvocato Cinismo, vuole esporci le ragioni per le quali il suo cliente ha querelato il signor Ultimo Sogno? Dopo la sua esposizione dei fatti, la parola passerà alla difesa, dopo di che io stesso porrò alcune domande all’imputato – disse il giudice.

– La ringrazio, signor giudice. Esporrò con la massima brevità d’eloquio e con la chiarezza che mi è possibile le recondite ragioni che hanno spinto il mio cliente a prendere una decisione che egli non avrebbe mai voluto deliberare. La sua natura di cuore, dunque centro vitale e indispensabile alla vita di ogni individuo, impone al mio cliente d’assecondare ogni desiderio del proprietario. Di questo il mio cliente è perfettamente consapevole, non vuole ribellarsi alla propria natura. Lui è nato per soffrire, né è conscio, non vuole sfuggire alle sue responsabilità. Sa bene che altre parti del corpo sono deputate al ragionamento, alla vitalità, mentre lui è tendenzialmente tenuto a sopportare tutte le sofferenze che un animo umano può incontrare nella vita di tutti giorni. Signor giudice, sia chiaro, il signor Lacero Cuore è un cuore sano, di buona volontà, ha sempre svolto il suo ruolo con puntualità e non ha mai dato adito a lamenti. Ma il troppo è troppo, lei converrà con me! Il signor Ultimo Sogno ha abusato, negli ultimi anni, della pazienza del mio cliente. È bello innamorarsi, è nell’animo umano, ma a tutto c’è un limite! Ebbene, signor giudice, il signor Sogno ha abbondantemente superato tale limite, non una non due, ma svariate volte. Avrà modo lei, in seguito, di interrogare il giovane sulle singole circostanze da noi poste alla sua attenzione, farò un discorso di carattere generale. Il signor Sogno, negli ultimi cinque anni, ha più volte utilizzato le risorse sentimentali del signor Cuore per soddisfare le sue brame d’amore. Non vi sarebbe nulla di male in tutto ciò se egli avesse rivolto le sue attenzioni verso ragazze che avessero avuto una certa, come dire, parvenza di realtà; egli, al contrario, s’infatuava di mere immagini elaborate dal suo cervello, sprecando risorse preziose del signor Cuore che, seppur dotato, per natura, di un’infinita risorsa d’amore, è stato sottoposto a un continuo stillicidio d’emozioni prive, mi sia consentito dirlo, di alcun riscontro materiale per il signor Sogno. Giudice Popolano, lei è una persona matura, ne ha viste molte nella sua carriera presso questo Tribunale Sentimentale, ma credo che sarà d’accordo con me nel definire intollerabile il comportamento del signor Sogno, il quale ha avuto la pretesa, negli anni passati, di donare l’amore o presunto tale (proprietario del quale, mi sia consentito ricordarlo a modo di breve inciso, è pur sempre il signor Cuore) a ragazze che a stento conosceva. Ma dico io, ci si può innamorare di una persona senza neanche conoscerla a fondo? Signor giudice, lei conoscerà la differenza tra attrazione fisica, infatuazione e amore, non le voglio insegnare i rudimenti del suo mestiere! Pensi che l’imputato, più volte, ha ritenuto di sprecare l’Amore! Non sarebbe bastato provare una semplice attrazione sessuale per quelle donne? No, lui ha voluto a tutti i costi fare il sentimentale, piangere per dei rifiuti, persino leggere e rileggere le “Notti bianche”! La corda, signor giudice, prima o poi si spezza. Il mio cliente, il signor Cuore, ha retto a lungo, sopportando una situazione francamente insostenibile, poi un giorno non ha resistito più ed ecco spiegato il motivo della causa. In sostanza, il mio cliente chiede la separazione dal signor Ultimo Sogno, attestato che non può più reggere il peso delle sue continue illusioni d’amore.

Ero incredulo; a quanto pare il mio cuore aveva chiesto la separazione legale perché riteneva di aver subito maltrattamenti da me. Ingrato! Ed io che avevo sempre dato la priorità a lui rispetto ad altri organi! E’ proprio vero che al giorno d’oggi non c’è più riconoscenza.

– Bene, avvocato, la parola ora passa all’avvocato della difesa – disse il giudice. Tutto sembrava essere nella norma, nessuno si meravigliava che un cuore potesse chiedere la separazione dal proprio organo ospitante: in altri tempi una notizia del genere sarebbe stata uno scandalo.

Il mio avvocato d’ufficio, il signor Sano Buonsenso, prese la parola: – Grazie, signor giudice. Sarò chiaro: il mio ruolo d’avvocato d’ufficio m’impone di difendere il mio cliente con tutte le armi a mia disposizione. Tuttavia, considerata la particolare gravità della situazione e la difficoltà di trovare un alibi che possa salvare il mio cliente, mi trovo costretto a venire a patti con l’avvocato della parte avversa. Le accuse mosse, il mio cliente me lo permetterà, sono fondate: effettivamente il signor Lacero Cuore è stato sottoposto a continue sofferenze e avrebbe tutto il diritto a passare il resto dei suoi giorni nella più totale tranquillità. Tuttavia, mi sia permesso dirlo, un uomo non può vivere senza cuore, diverrebbe un pericolo sociale. Immaginate il signor Ultimo Sogno, che fino ad oggi ha vissuto all’insegna delle sue illusioni sentimentali, immaginatelo, improvvisamente, ritrovarsi senza il cuore. Non rischieremmo forse di trovarci di fronte ad un uomo abietto? Rifletteteci bene, prima di condannarlo a una vita da arido senza cuore.

Non c’è che dire, il mio avvocato d’ufficio aveva trovato il modo di darmi torto nel merito pur di ottenere la restituzione del mio cuore. Un vero azzeccagarbugli. In quanto a me, amico mio, mi sentivo strano: senza cuore, non provavo emozioni, ero lucido, avevo la situazione sotto controllo e volevo dire la mia.

– Grazie, signori. Ora procederò alle domande, sulla base delle indicazioni ricevute nell’atto di citazione. Inizierò dal signor Ultimo Sogno, dopodiché rivolgerò domande alla parte lesa e, se necessario, instaurerò un contraddittorio.

Ormai non mi chiedevo più come potesse un cuore parlare, volevo andare a fondo di quella questione. Di certo non avevo intenzione di pagare nulla, anche, perché, sia detto tra noi, in confidenza, quel cuore lacero e contuso era l’unica cosa che mi era rimasta nella vita, non avevo alcun bene materiale da offrire.

– Signor Sogno, lei è consapevole di dover dire la verità, in nome del popolo italiano? – mi chiese il giudice.

– Sono consapevole di dire la verità in nome mio, non in nome di un popolo menzognero e ingannatore – risposi cinico.

– Non le consento tali insulti nei confronti del nostro popolo! Ritiri immediatamente ciò che ha detto.

– Va bene, allora giuro in nome del cattolicissimo, santissimo, pacifico, munifico, timorato di Dio, popolo di santi, poeti, navigatori e veline!” risposi con un cinismo a me sconosciuto.

– Vedo che lei ha voglia di scherzare, mi fa piacere, ma qui siamo in un’aula di tribunale e per lei c’è poco da ridere. Cominciamo con l’interrogatorio. È vero, signor Sogno, che lei, in questi ultimi anni, ha sottoposto a maltrattamenti continui e inutili il qui presente Lacero Cuore?

“Signor giudice, bisogna intendersi sul significato delle parole. Il mio dizionario interiore, alla parola “maltrattare”, riporta la seguente definizione: “trattare male a parole o con atti violenti o villani”. Di conseguenza, devo rispondere negativamente alla sua domanda. No, non ho maltrattato il signor Lacero Cuore.

– Tu menti! – si sentì un urlo strozzato proveniente dalla balaustra dietro la quale stava il signor Lacero Cuore.

– Lei stia zitto, verrà il suo turno! – intimò il giudice.

Il mio cuore aveva parlato, dunque. Cose dell’altro mondo!

– Senta, lei oggi ha voglia di scherzare. Mi avevano detto che lei era una persona timida, ma non mi sembra, lei sembra un cinico senza eguali – mi rimproverò il giudice.

– Lo credo, signor giudice. Provi lei a girare senza cuore. Le devo dire la verità, mi sento molto meglio stamattina rispetto ai giorni passati. Vivere senza cuore non è impossibile, mi sono sempre chiesto come facessero tutti gli altri a farcela, credevo che il supporto del mio amico Lacero mi fosse indispensabile, in verità non si sta poi male in queste condizioni.

Non mi riconoscevo in quel che dicevo. Era come se tutte le mie decisioni fossero prese da un freddo comitato che risiedeva nel mio cervello, non c’era nulla d’emozionante.

– Passiamo a dati oggettivi. E’ vero che lei ha, ininterrottamente, cercato un amore puro, da sogno, consapevole che questo le avrebbe arrecato danno, e soprattutto avrebbe fatto soffrire il signor Lacero Cuore?

– Signor giudice, non posso negare di essere stato, nel corso degli ultimi anni, un inguaribile sognatore, ma credevo che fosse proprio il dottor (è dottore vero?) Lacero Cuore a comandare tutte le mie pulsioni. Se la mettiamo su questo piano, devo ammettere la mia colpevolezza, ma dichiaro di aver agito in buona fede.

– Qui non si tratta di buona fede o meno. Qui la volontà, caro signor Sogno, non conta un bel nulla. La verità è che lei, con il suo atteggiamento infantile, improprio di un uomo ormai quasi trentenne, ha devastato il signor Cuore, esasperandolo al punto tale che esso ha richiesto la separazione da lei. Vuole tentare una riconciliazione in extremis? – mi domandò il giudice.

– Certo che lo vorrei. Onestamente, in questi pochi minuti che ho vissuto senza il mio fedele amico, non mi sono trovato tanto male, ma il cinismo, la cattiveria che sento cresce in me minuto dopo minuto m’induce a desiderare il ritorno del mio amico Lacero.

– Va bene, apprezzo la sua volontà, ora vedremo cosa ne pensa il signor Cuore. Tenga presente però, signor Sogno, che lei sbaglia nelle sue valutazioni. Lei attribuisce, riguardo alle sue azioni passate, troppo potere al signor Cuore. Quest’ultimo è in primo luogo un organo fisico, non metafisico, quindi non va sottoposto a troppi stress. L’origine reale dei suoi guai con le donne, della sua emotività, incapacità o come la si voglia chiamare, lei la deve cercare nel signor Immaginifico Cervello, presente nel suo cranio. È lui il responsabile principale delle sue preoccupazioni. Il signor Cuore ha subito negli anni tutti i riflessi negativi derivanti dall’attività onirica incessante del signor Cervello. Lei, caro imputato, non ha mai capito che tutte le sue speranze di un amore puro, incontaminato, anima e corpo, sono da attribuire solo ed esclusivamente al signor Cervello. È lui che ha creato tutte quelle immagini di donne alle quali lei s’è donato incoscientemente, senza calcolare le conseguenze delle sue azioni su sé stesso e, in particolare, sul signor Cuore. Lei deve parlare con il signor Cervello e il signor Cuore, deve trovare un equilibrio, non può continuare a far gravare tutto il peso sul signor Cuore. Mi sono spiegato?

(Questo racconto è riemerso dalle cartelle più nascoste del mio Pc. Ricordavo a stento di averlo scritto e dubito che oggi mi cimenterei in una simile vicenda surreale. Peraltro, anche all’epoca, saranno passati quasi dieci anni, abbandonai Lacero Cuore e Ultimo Sogno al loro destino giudiziario. Lo ripropongo su queste pagine perché bisogna espiare le proprie colpe giovanili e magari, chissà, per indurre qualche giovanissimo lettore a essere molto accorto nei rapporti con il proprio apparato cardiaco)

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