Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Specchio delle sue brame

Seduto dall’altro lato del tavolo, il Dottore sembrava parte dell’arredamento, elegante ma accogliente come tutti gli oggetti che componevano quella stanza. Dopo averlo salutato, il Paziente fu quasi stupito dal fatto che il Dottore fosse dotato di parola, incasellato com’era tra il tavolo e le pareti ricolme di specchi, circondato da portacenere luccicanti, penne, quaderni, lettino e quant’altro facente parte del suo bagaglio professionale.

– Si accomodi. La attendevo per le 17.00 o forse la mia memoria comincia a perdere colpi? – esclamò sorridendo e digitando qualcosa sulla tastiera.

(è arrivato un paziente, ti spiace se riprendiamo la conversazione appena l’avrò liquidato?)

(ma come, proprio adesso…)

Il Paziente spiegò che, non avendo visto alcuno in sala d’aspetto, aveva deciso di bussare alla porta con qualche minuto d’anticipo, ma che avrebbe potuto anche tornare di là e attendere.

– Si figuri, nessun disturbo, stavo scrivendo un articolo che mi è stato commissionato, ma lo farò dopo aver parlato con lei.

(hai ragione cara, anche per me non è facile interrompere…non dovremmo scriverci certe cose in certi orari, sappiamo tutti e due che siamo sensibili all’argomento…)

(chiamalo “argomento” adesso…non dovremmo istigarci in orario di lavoro, ma ormai l’abbiamo fatto e immagino come sei ridotto in questo momento, ahaha….)

– Ecco, chiudo il file e apro la sua scheda paziente. Mi accennava telefonicamente al suo problema, me lo esponga e vediamo di cosa si tratta.

– Le dicevo, Dottore, che qualche giorno fa ho riflettuto sull’uso dei social network, su Facebook in particolare, ma ancora più in dettaglio su una circostanza riguardante me.

– Uhm…interessante…

(dai, non alludere alle mie condizioni, non fai che peggiorare la “situazione”)

(so io cosa potrei farti per migliorarla quella situazione…)

UhmInteressante…continui pure.

– Vede, Dottore, stavo rileggendo delle cose che ho scritto in passato, proprio su Facebook. Sa, mi sono reso conto che certe volte bisognerebbe pensarci mille volte prima di scrivere qualcosa di sé e lasciarne traccia sul web.

Il Dottore aggrottò la fronte, sia pure in maniera impercettibile al Paziente.

– Perché dice questo?

(ne riparliamo dopo, dai, sai benissimo che non vedo l’ora di vederti all’opera sulla mia “situazione”)

(va bene, ma permettimi di lasciarti al tuo paziente con una sorpresa finale)

– Mi sono accorto che qualche anno fa, scrivendo di me, mi esprimevo in terza persona, cioè “sta pensando che…”, “è perplesso su questo”, insomma, come se stessi parlando di un altro.

– Uhm…interessante… – disse il Dottore, nel maldestro tentativo di afferrare una penna, che cadde sotto il tavolo.

(che te ne pare dell’accoglienza che ti aspetta tra qualche ora? Smack, un baciotto sulla “situazione”)

Il Dottore, nel predisporre accuratamente il mobilio e l’oggettistica della stanza, aveva esagerato con gli specchi, perché era convinto, avendolo letto chissà dove, che questo potesse essere un modo per mettere il Paziente di fronte a sé stesso. Non aveva calcolato, tuttavia, che lo specchio sulla parete retrostante la scrivania rifletteva anche lo schermo del Pc, almeno quando nessuno era seduto di fronte allo schermo stesso.

– Scusi, queste penne sembrano imbevute d’olio – sorrise mentre si chinava a raccogliere la stilografica caduta.

Il Paziente pensò d’essere preda d’allucinazioni, nel vedere, come un lampo improvviso, riflessa nello specchio, l’immagine di una donna che indossava un completino intimo rosso fiammante. Così com’era apparsa, però, quella figura scomparve, coperta nuovamente dall’abbronzato volto del Dottore, riemerso dalla scrivania, con la penna in mano come trofeo.

(questo si chiama “giocare sporco”…ti pare che adesso io possa andare avanti nel resto della giornata lavorativa senza pensare alle tue cosce?)

(il problema è tutto tuo, io, le mie cosce e tutto il resto non possiamo far altro che attenderti qui, mollemente adagiati sul divano…bye bye, amoruccio mio! Salutami i tuoi pazienti e anche la tua mogliettina…a più tardi)

– Uhm…interessante…molto interessante…prosegua. Il suo problema è, quindi, che all’epoca scriveva di sé in terza persona, questa cosa la turba?

(attendetemi pure, tu e le tue cosce, stasera mi troverete molto carico…a dopo)

– In parte sì. Non so perché lo facessi, se ci ripenso adesso lo ritengo assurdo, parlare di me come se stessi parlando di un altro, manco fossi un romanziere, un autore di racconti o un cantautore?

– Uhm…interessante…Lei scrive?

– Sì, ma senza pretese, così, come sfogo, non so…

Il Dottore, con fare misterioso, tacque per qualche secondo, poi si alzò in piedi, balzando fuori dalla sedia.

– Si alzi anche lei, le mostro una cosa. – Il Paziente eseguì.

– Ha notato tutti questi specchi nella stanza? – chiese ignaro del fatto che l’altro, non appena lui si era alzato, aveva intravisto un paio di piedi, con alluci dipinti di rosso, che si muovevano lenti nello schermo, inquadrati in primo piano come stessero annunciando i programmi della serata all’intero universo.

– Eh, sì. Li ho notati, Dottore. È stata la cosa che più mi ha incuriosito, non appena entrato.

Il Dottore, con le spalle rivolte alla sua postazione, non poté notare la sua giovane fiamma che, dall’altra parte dello schermo, si stava disegnando, sulla pianta del piede, un osceno disegno. La visione fu risparmiata anche al Paziente, poiché quest’ultimo era stato preso sottobraccio dal Dottore, che lo aveva portato di fronte a uno dei tanti specchi.

– Ora, vede, io ho messo questi specchi per indicare al paziente che bisogna guardarsi a fondo, da diverse angolazioni, scoprire tutti gli anfratti della propria psiche. Lei avrà letto “Uno, nessuno, centomila”, immagino.

– Sì, certo Dottore, è uno dei miei romanzi preferiti. – sussurrò il Paziente, che tuttavia, benché confuso, essendo uomo anch’egli, stava anche ripensando alla misteriosa dama apparsagli per qualche fugace secondo nell’altro specchio.

– Allora lei non dovrebbe stupirsi della sua attitudine a parlare di sé stesso in terza persona. Piuttosto, le accade ancora?

Prima che il Paziente potesse rispondere, il telefono cellulare del Dottore squillò. Lo prese dalla scrivania e approfittò per ridurre definitivamente a icona la schermata laddove la sua amante aveva solleticato i suoi impulsi, una volta appurato che la stessa era andata altrove.

– Pronto, cara, dimmi…no, no, stasera non posso venire a cena dai tuoi, devo completare quella relazione, ricordi…uhm…considerando che chiuderò lo studio alle 18.30, calcolando il tempo di uno spuntino fuori, ecco…per le 22.30 dovrei essere a casa, salvo imprevisti…ok? Ciao, amore, un bacio ai ragazzi!

Sistemata la moglie, il Dottore si dedicò nuovamente al Paziente, pur sempre con la mente già proiettata alle languide carezze che l’attendevano di lì a poche ore. Gli spiegò in maniera più accurata il perché della presenza di quegli specchi, adducendo citazioni di dubbia provenienza.

– Non mi accade più su Facebook, ma sicuramente quando scrivo dei racconti, accade che io parli, in maniera più o meno velata, anche di me, e lo faccio, di conseguenza, usando anche la terza persona – disse il Paziente, ormai piuttosto perplesso, riprendendo la domanda che gli era stata posta in precedenza e che sembrava essere caduta nell’oblio.

– Allora lo vede che lei è uno scrittore! – Il Dottore, con una confidenza fino allora insospettata, gli diede una pacca sulla spalla. – Lei non deve preoccuparsi, ha soltanto un temperamento immaginifico, che la porta a rielaborare, a prendere distanza da sé, a proiettare, a guardarsi dal di fuori, insomma, lei non deve preoccuparsi di nulla!

Il Paziente, per nulla confortato dalle parole de Dottore e soprattutto per nulla convinto della parcella che aveva pagato già per le altre conversazioni, ritenne opportuno formulare un’ulteriore domanda.

– Dottore, se le dicessi che adesso, quando scrivo in prima persona, ho l’impressione di non essere il solo a scrivere, ma che, quasi in maniera speculare rispetto a quando scrivevo di me in terza persona, siano in tanti, tutti presenti in me, intendo, a scrivere, lei cosa mi risponderebbe?

– Le farei di nuovo guardare gli specchi. Lo vede, noi siamo qui al centro della stanza e ogni specchio riproduce un’immagine diversa di noi. Le ricomponga e otterrà l’unità, cioè quello che scrive, che parla, che mangia, che s’innamora… – affermò in un crescendo il Dottore.

Tornato dietro la scrivania, il luminare disse al Paziente che avrebbero potuto continuare la conversazione in un’altra seduta, ma che a suo parere non ce n’era grande bisogno. – Del resto, caro, non siamo tutti un po’ frammentati, non abbiamo diversi aspetti della nostra personalità? Lei mi vede con il camice, magari mi ritiene un integerrimo, privo di dubbi, ma sapesse quanti ne ho anch’io, dismesso questo camice.

(se ne sta andando, cara, ci sei ancora o ti stai preparando?)

Il Paziente ringraziò il medico per le parole rassicuranti, disse che in caso di bisogno avrebbe telefonato, ma che forse il Dottore aveva ragione, lui aveva sopravvalutato il problema.

– Certo. Lei è sano, non si ponga problemi che non esistono. – chiosò il Dottore alzandosi dalla sedia per stringergli la mano.

(micio mio, certo che sono qui, non vedi che sono già pronta, perché non la smetti di usare quella lingua con i tuoi pazienti e non vieni qui a…)

Proprio mentre stringeva la mano al Dottore, il Paziente scorse, sullo specchio inopportuno, una lingua che percorreva, dall’alto verso il basso, lo schermo dietro la quale era ingabbiata.

– Buonasera Dottore.

– Buonasera a lei. Per cortesia, può dire al prossimo di entrare? Ah, mi raccomando, non scriva un racconto anche su questo, siamo intesi? – e strinse l’occhiolino, quasi a voler ribadire una complicità tra uomini che il Paziente, se fosse stata davvero tale, avrebbe trovato abbastanza ributtante.

Il Paziente, una volta uscito dallo studio, domandò alle due persone presenti in sala d’aspetto chi fosse il prossimo a dover entrare. Un arzillo vecchietto si alzò e, avvicinatosi al Paziente, gli disse: – Ha visto anche lei quegli specchi? Che ne pensa? Non sono meravigliosi? – e così dicendo anch’egli gli fece l’occhiolino.

– Mah, secondo me sono tutte cazzate. A lei piacciono?

– Io vengo qui solo per guardare lo specchio, cosa crede, amico mio, a ‘na certa età tutto fa brodo, ihihih… – e ridacchiando il vecchietto balzò nella stanza del Dottore.

(eh, la lingua, lo sai bene che la userò anche per te, su di te…ora è arrivato quel vecchietto che mi racconta i suoi sogni erotici sostenendo che deve esserci un significato più profondo a tutto ciò)

(aahaha, povero micione mio, stasera dovrò proprio fare del mio meglio)

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