Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Io e te siamo una coppia metodica

La mia ragazza aveva deciso di essere metodica e di rendere metodico tutto il nostro rapporto, sottovalutando che io fossi, nell’animo, già più metodico di quanto potessi apparirle, e di certo più metodico di lei, nonostante la mia tendenza a divagare, ad aprire parentesi, a costruire frasi contorte piene di subordinate all’apparenza infinite, potesse far pensare che io, di Metodo, ne avessi ben poco. Invece ne avevo e tuttora ne ho, e lei dev’essersene accorta, alla fine. Adesso la nostra relazione è piena di Metodo, di regole costanti, precise, puntali, che regolamentano la nostra storia, norme che abbiamo stabilito assieme, perché il gioco è bello, ma dev’essere anche sottoposto a vincoli e limiti che i giocatori devono rispettare, altrimenti non è più un gioco, ma una guerra.

Le nostre regole sono il presupposto fondamentale affinché il Metodo abbia la sua pratica applicazione, e il Metodo è, a sua volta, la cornice che rende possibile tenerci avvinti, sì da scongiurare il rischio che tutto finisca per volatilizzarsi. Ci vuole Metodo, insomma, su questo io e lei siamo sempre stati d’accordo, soltanto che lei credeva di essere più metodica e di costringermi a giocare alle regole che lei, sola, avrebbe stabilito, mentre io, sia detto senza alcuna pretesa di auto-elevazione spirituale, ero, ripeto, molto più dotato di Metodo rispetto a lei. Per dirne una, lei ha cominciato ad affermare che sarebbe stato giusto alternare le visite ai nostri rispettivi genitori. Una domenica di qua, l’altra di là, e così pure con i festivi, un ferragosto di qua, l’anno dopo di là. Metodo, disciplina, nulla affidato all’anarchia individuale. Come potevo dissentire, essendo io un metodico?

Tutta la nostra relazione si fonda sul Metodo, non potrebbe essere altrimenti. Non starò qui a narrare ogni singola e quotidiana applicazione del Metodo, ma per esempio noi già sappiamo che il mercoledì andremo al cinema, che il giovedì ci riuniremo con altri amici metodici per discutere di questioni artistiche e talvolta esistenziali, che il sabato andremo al bar per farci l’aperitivo, mai prima delle 18.00 e mai dopo le 20.00, perché questi sono i limiti del nostro Metodo, sappiamo che il lunedì, il martedì e il venerdì non ci vedremo mai, perché il Metodo prevede anche spazi riservati alla cura delle singole nostre anime, ma sappiamo soprattutto che la domenica è stata deputata all’espletamento delle nostre funzioni sessuali, che peraltro abbisognano anch’esse di Metodo, ma di cui preferisco non scrivere nulla.

La cosa più metodica che abbiamo escogitato, però, sono le nostre conversazioni telefoniche, ed è di questo che vi voglio parlare, perché noi abbiamo impiegato tanto tempo per affinarle e siamo giunti a risolvere taluni problemi che inficiavano il corretto funzionamento del Metodo. Lei ebbe la prima idea geniale, cioè quella di stabilire le giornate e gli orari delle nostre chiacchierate telefoniche. Contrattammo per un po’, perché io non volevo mi si sottraesse del tempo alla visione delle partite di calcio, e lei gradiva non essere disturbata durante la visione dei suoi amati reality-show. Insomma, alla fine, tenendo conto dei rispettivi impegni di lavoro, siamo giunti alla conclusione che ci si debba sentire una volta al giorno, esclusi i giorni nei quali ci vediamo dal vivo, e nelle seguenti fasce orarie: 13.30 – 14.00 (quando entrambi abbiamo la pausa-pranzo al lavoro); 19.00-19.30 (quando usciamo dal lavoro); 23.00-24.00 (qui ci siamo concessi un margine di mezz’ora in più, ma abbiamo convenuto che sarebbe meglio chiamare entro e non oltre le 23.35).

Naturalmente abbiamo anche deciso in partenza quali sono gli argomenti di conversazione. Il lunedì ci dedichiamo a temi di attualità, delitti di cronaca, inflazione, anche commenti ai risultati calcistici del giorno prima (sebbene lei non ne conosca alcuno), insomma questioni che possiamo affrontare senza tirare in ballo il nostro rapporto, cosa che entrambi abbiamo ritenuto essere utile, onde non offuscare le gesta erotiche del giorno prima. Il martedì discutiamo di filosofia, dell’essere e del nulla, di psicanalisi, di arte, di letteratura, di meccanica quantistica e di altri argomenti che possano farci sentire migliorati, sotto il profilo intellettivo, sia come individui sia come coppia, a dimostrarci e convincerci che noi due non stiamo insieme solo perché la domenica dobbiamo accoppiarci voluttuosamente, ma appunto affinché ciascuno dei due possa accrescersi e accrescere l’altro. Il mercoledì e il giovedì non ci telefoniamo. Il venerdì parliamo di noi, e qui arriva la parte importante del nostro Metodo; è la telefonata del venerdì il fulcro sul quale si regge tutto il nostro rapporto. Il venerdì abbiamo da riassumerci reciprocamente una settimana di lavoro, ma soprattutto dobbiamo prepararci al fine settimana, nella maniera che sia più rasserenante e stimolante per tutti e due. Non bisogna dimenticare, infatti, che è dalla telefonata del venerdì che si sviluppano poi le dinamiche che ci condurranno, la domenica, a un amplesso appagante oppure deludente.

Considerata l’importanza di questa telefonata, abbiamo deciso assieme, dopo una lunga e perigliosa gestazione, di stilare una sorta di vademecum, una guida al comportamento da tenere durante la telefonata. Lei, siccome mi rimproverava la tendenza a essere digressivo, ha preteso che ci fossero i tempi contingentati, come nei dibattiti televisivi tra candidati di opposte fazioni politiche: ciascuno di noi due ha, quindi, un massimo di un minuto e quarantacinque secondi per parlare, allo scadere dei quali l’altro avrà diritto alla parola. Nel caso, per qualsiasi motivo, si sforasse da tale tempistica, l’altro avrà il diritto di chiudere la telefonata, senza sentirsi in obbligo di richiamare per chiedere scusa. Tutto questo, ovviamente, non avrà alcuna ripercussione nel rapporto di coppia, trattandosi di una normale e non fatale schermaglia momentanea, che potrà essere appianata la domenica nell’alcova.

Il colpo di genio, però, duole ammetterlo perché non mi piace vantarmi, lo ebbi io, allorché decisi che sarebbe stato opportuno, per evitare inutili polemiche o disguidi, stabilire anche una griglia di domande che ciascuno avrebbe potuto porre all’altro. Lei, stupita dalla mia metodicità, restò a bocca aperta ma dovette ammettere che si trattava di una svolta fondamentale, di un salto di qualità nel nostro Metodo. Da allora, ogni venerdì, sul finire della telefonata, stiliamo una lista di domanda che avremo la possibilità di porci la settimana seguente. Certo, il metodo dovrà essere ancora affinato, perché può capitare, per esempio, che nel corso della domenica insorgano domande che non erano state concordate il venerdì precedente e che, dunque, non potranno essere poste il venerdì successivo. Dobbiamo lavorare al Metodo, ma sin da ora siamo abbastanza soddisfatti, perché abbiamo evitato sterili discussioni e situazioni grottesche nella quali ci trovavamo invischiati in precedenza. Poteva capitare, infatti, e capitò, che io ponessi una domanda a lei, che lei rispondesse del tutto fuori tema, volendo così segnalarmi l’urgenza di parlare di altro, e che io, invece, continuassi a chiedere o comunque a disquisire sull’argomento che a lei non interessava. Tutto ciò era fonte di successive polemiche e andava anche a inficiare l’accoppiamento della domenica, al quale entrambi teniamo in modo particolare.

Avere regolamentato il tutto, ma specie la telefonata del venerdì, ha portato a un netto miglioramento del nostro rapporto, anche, anzi soprattutto per quanto riguarda le libidini domenicali. In fondo si tratta solo di osservare delle piccole regole di comportamento civile, e noi, in quanto esseri pensanti, siamo in grado di farlo. La prima regola è non uscire fuori dal tema, rispondere solo alla domanda che è stata posta, senza introdurre, neanche in maniera surrettizia, variazioni di argomento. La seconda regola, che poi è un’ovvia conseguenza della prima, è tenere sempre presente, nel corso della conversazione, chi sta facendo domande e chi sta rispondendo. Sul punto, stiamo per mettere a punto un’ulteriore modifica al Metodo, che però al momento non posso svelare, essendo la stessa oggetto di serrate trattative tra me e lei.

Mi sembra utile, in chiusura, elencare le domande che io e lei abbiamo inserito nel Metodo, ricordando che si tratta della telefonata del venerdì. Quelle degli altri giorni, riguardando argomenti più staccati dal nostro rapporto, e più legati a eventi del momento, sono più variabili. In ogni modo, le domande del venerdì, le sole ammesse nel corso della telefonata, sono le seguenti:

– Amore, come è andata la settimana lavorativa?

– Amore, stai bene?

– Amore, cos’hai mangiato?

– Amore, ti è piaciuto il film che abbiamo visto mercoledì sera?

– Amore, ti è piaciuto il dibattito di ieri sera con i nostri amici?

– Amore, domani sera aperitivo?

– Amore, hai visto il meteo?

– Amore, allora domenica scoperemo?

Avevamo anche provato, tempo addietro, a inserire un’altra domanda, cioè:

– Amore, perché noi due stiamo insieme?

Ci siamo accorti, tuttavia, che quest’ultima domanda avrebbe annullato l’efficacia del Metodo, e allora l’abbiamo tolta dalla lista. In fondo, a noi sta bene così. Siamo felici, adesso, siamo felici e metodici.

P.s.: l’autore del delirante articolo ci tiene a precisare, qualora ve ne fosse bisogno, che l’articolo stesso appartiene al genere della fantascienza, e che ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è quasi del tutto casuale. L’autore ci tiene soprattutto a specificare che egli è solo il portavoce d’istanze vive nella sua mente, ma che non ha mai attuato né ha intenzione di attuare alcun Metodo, anche prescindendo dal fatto che un Metodo presuppone una controparte, al momento tutt’altro che presente.

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