Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Indagini su un porno non del tutto sospettabile

Negli ultimi giorni la faccenda aveva assunto contorni troppo misteriosi e aveva deciso di presentare denuncia contro ignoti. Questa storia della scomparsa della sua ragazza non stava in piedi. Tutti sembravano essersi uniti in una sorta di congiura contro di lui e non aveva trovato conforto neanche negli amici, che avevano preferito credere all’opinione diffusasi e non alle sue rassicurazioni. Con quella storia, lui non c’entrava nulla, non sapeva chi potesse averla architettata e come anche quelli che riteneva più arguti potessero davvero aver creduto alle illazioni circolate sul suo conto circa l’intricata vicenda.

All’inizio pensava fosse uno scherzo, ma con il passare dei giorni le crescenti allusioni, gli sguardi per strada e persino qualche minaccia telefonica di fargliela pagare, lo avevano convinto che doveva prendere la situazione sul serio e agire di conseguenza. Aveva quindi cominciato a indagare in prima persona, cercando di capire da dove potesse essere nato l’enigma e soprattutto come quelle voci fossero circolate a sua insaputa per molto tempo, anche tra persone a lui vicine, per poi essergli rivelate in maniera inaspettata da sua madre, che pure non aveva voluto credere a quanto le avevano detto, confidando, fino alla fine, nella sincerità di suo figlio. Anche lei, però, l’ultima volta che avevano affrontato l’argomento, sembrava essere diventata sospettosa, quasi che cercasse di carpire nei suoi occhi un lampo che l’avrebbe tradito, scoperchiando un cumulo di bugie dietro le quali lui aveva per decenni nascosto la sua vera natura.

Il caso gli stava causando non pochi problemi, non solo perché ormai nel paese molti bisbigliavano al suo passaggio, ma soprattutto perché girava voce che a suo carico potessero essere presto prese persino misure giudiziarie. Anche su quest’ultimo punto voleva chiedere ai carabinieri se c’era davvero qualche sospetto su di lui, ma più di tutto voleva chiedere di indagare su chi fosse all’origine di quello che nell’ipotesi più benigna era uno scherzo adolescenziale e nella peggiore una congiura di paese per motivi ignoti.

Nel momento in cui stava per entrare dai carabinieri si rese conto dell’assurdità di quanto stava per fare. Se avessero avuto qualcosa da domandargli, lo avrebbero già chiamato in precedenza, o comunque avrebbero potuto farlo nei giorni a seguire. Andare di sua spontanea volontà, nelle condizioni date, sarebbe equivalso a ingenerare anche in loro il dubbio che ci fosse qualcosa da chiarire nella sua esistenza e soprattutto in merito alla sparizione di una ragazza. Sì, perché il punto ora era diventato quello di appurare dove fosse finita la giovane.

La situazione gli si era presentata più nitida, chiarendo tanti mesi di sussurri misteriosi attorno a lui, solo pochi giorni prima, per l’appunto in un colloquio con sua madre. Quest’ultima, con aria ingenua, gli aveva chiesto, a bruciapelo, se fosse vero quel che si diceva in giro da tempo, che a lei poteva confessarlo, non c’era da vergognarsi di nulla, in fondo lui aveva superato la trentina e certe cose erano nell’ordine naturale delle cose. Lui si era stupito della domanda di sua madre e le aveva chiesto da quale fonte la stessa avesse appreso una notizia del genere, al che la donna gli rispose che era stata la nonna a dirglielo, solo pochi minuti prima.

La nonna? Come poteva un siffatto evento essere giunto persino all’orecchio e alla bocca della nonna e di conseguenza delle vicine di casa? Pensò che ormai il flusso fosse inarrestabile, e se fino ad allora aveva lasciato scorrere le occhiate strane che aveva visto sulla faccia dei vicini di casa, o dal tabaccaio, adesso doveva muoversi e porre fine, in un modo o nell’altro, a quell’infondata sequela di voci che stavano gettando anche sul suo passato una luce diversa. Tutti, infatti, adesso ripensavano alle serate passate con lui, rileggendole in un’ottica diversa, interpretando con il “senno del poi” tutte le sue frasi spezzettate, le sue fughe improvvise, la sua ritrosia nel parlare in pubblico, anche la sua timidezza, che ora a loro tutti sembrava essere stata solo un alibi gigantesco dietro il quale nascondere chissà quali altre nefandezze oltre a quelle che stavano emergendo.

Non c’è dubbio, pensava anche lui, che qualora le voci fossero state veritiere, tutti avrebbero avuto ragione nel rileggere la sua esistenza sotto una chiave diversa e più oscura. Il punto è che il tutto era infondato. Certo, ricorrendo alla ragione non gli era difficile risalire a quali potessero essere state alcune associazioni d’idee alla base di tutte quelle loro certezze, eppure c’era un punto preciso che lo aveva scosso più di altri, quel riferimento temporale preciso, sul quale non riusciva a trovare una spiegazione plausibile che potesse giustificarli da quell’indebita attribuzione di comportamenti oscuri.

Era stata ancora sua madre a fornirgli quella data precisa. Un anno dall’accaduto. Più di tutto il resto, più delle altre leggende che erano sorte a partire dalla notizia principale, per esempio quella secondo la quale lui avrebbe reiterato la cosa in almeno un’altra occasione, e per di più in circostanze ancora più ambigue, a colpirlo nel profondo, lasciandolo basito e indifeso di fronte alla costruzione che tutti avevano accettato, era proprio quel dato. Un anno. Tutto, secondo loro, aveva avuto inizio un anno prima, o quanto meno tutto si era compiuto un anno prima, ma chissà per quanto tempo lui li aveva ingannati, e chissà in quante occasioni diverse, e pensare che da lui non se lo sarebbero mai aspettati, un bambino così timido, un ragazzo così rispettoso, che poi si scopre tutt’altro, lo sbalordimento era comprensibile, dal loro punto di vista, e non doveva stupirsi, adesso, delle occhiate tra il sospettoso e l’accusatorio che gli erano rivolte.

Finché quelle voci si erano limitate al cortile oppure ai bigotti personaggi che non avevano di meglio da fare che commentare le vite altrui, gli erano scivolate addosso, ma adesso la situazione era diventata troppo aggrovigliata, la sera al tavolo con gli amici anche lui cercava di capire chi di loro avesse potuto fornire anche il minimo appiglio a quei sospetti su di lui. Qualcuno addirittura, scherzando, aveva palesemente fatto riferimenti ai suoi “movimenti ambigui”, ai segreti che “chissà come faceva a nascondere”, a certi luoghi che di notte diventavano tutt’altro da quel che erano il giorno.

Un amico, che lo conosceva più di altri e non credeva a quelle voci, lo mise in guardia e gli disse che avrebbe dovuto fare chiarezza, per evitare di finire sui giornali, che in provincia certe cose non le perdonano, non almeno a viso aperto. Di nascosto, poi, tutti potevano fare come lui. “Come te”, aveva detto l’amico, e anche quell’espressione lo ferì, perché sembrava aver cancellato il tono ipotetico della discussione, dando per certi che lui realmente avesse fatto quel che tutti mormoravano.

Il fatto è che lui davvero della sua ragazza non aveva notizie, checché ne pensassero gli altri. Non solo non sapeva che fine aveva fatto, dove si fosse cacciata negli ultimi giorni, ma non sapeva neanche che lei esistesse. Sì, perché alla fine questo avrebbe fatto presente agli inquirenti qualora lo avessero chiamato a testimoniare circa la presunta sparizione di una donna dal paese. Certo, si rendeva conto che adesso, avendo fatto passare mesi da quando le notizie si erano cominciate a diffondere, diventava difficile asserire di non avere mai avuto rapporti con quella ragazza, di non sapere chi fosse colei di cui tutti parlavano, che per tutti era stata la sua donna per almeno un anno, e che era scomparsa quando aveva scoperto che lui partecipava a orge notturne con cinque “sgallettate”, così le aveva chiamate lei stessa in una lettera che qualcuno aveva letto e conservata chissà dove. Aveva ragione la poverina, dicevano le vicine di casa, come poteva lui aver osato tradita con cinque poco di buono, e per di più, udite, dopo aver nascosto a tutti, per tutto un anno, la sua relazione con quella fanciulla?

Sua madre era stata chiara: “Si dice in giro che da un anno hai la ragazza ma lo tieni nascosto a tutti”.

Lui era restato sbigottito e si era messo a ridere. Aveva sempre pensato che per lui in quel paese fosse difficile, se non impossibile, avere una relazione con una donna, ma quel giorno aveva scoperto che da un anno preciso si vedeva con una, che la teneva nascosta a tutti e che poi, da qualche mese, aveva intrecciato anche altre relazioni, sfociate poi in un’orgia collettiva di cui tutti parlavano, che aveva causato grosse crisi di pianto alla sua amata, la quale era scomparsa, misteriosamente, così com’era apparsa. Si era andati oltre ogni immaginazione.

Indeciso su come agire, si grattava il capo e ripensava a quella data, chiedendosi, con un sorriso amaro sulla bocca: – Ma dove cazzo ero e con chi ero un anno fa per scatenare tutto questo?

P.s.: il racconto è la stupida trasposizione, con le opportune esagerazioni letterarie, di un episodio realmente accadutomi. Un giorno mia madre, salendo in casa, mi ha detto che mia nonna le aveva riferito che lei avevano riferito (eh, è proprio così, violento la grammatica per rendere il concetto) che io “da un anno avevo la ragazza ma lo tenevo nascosto a tutti”. Ovviamente nella realtà mia madre, conoscendomi, non ha creduto minimamente a quella cosa. Mi sono divertito a riderci un po’ su, spero abbiate gradito. Se non avete gradito, siete cattivi.

3 pensieri su “Indagini su un porno non del tutto sospettabile

  1. laulilla in ha detto:

    Io ho gradito. Un bel racconto che abilmente costruisce, in un crescendo di tensione, un clima di sospetto fondato sul nulla. Complimenti!

  2. Grazie. Devo dire, a distanza di qualche tempo, che a questo racconto sono giunte visite dovute a ricerche collegate alla parola “porno”. Fa piacere scoprire che è stato apprezzato anche per il suo reale significato. 🙂

  3. Pingback: Indagini, parte seconda (o del pettegolezzo provinciale) | Tra sottosuolo e sole

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