Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Quando lei era buona

“Per la verità, per molti importanti aspetti, si stava rendendo conto che Roy non le piaceva poi così tanto. A volte le sembrava che fosse lei ad avere tre anni più di lui, invece del contrario. Prima di tutto non sopportava quando le cantava quelle canzoni all’orecchio. A volte era così infantile, anche se ormai aveva ventun anni, abbastanza per votare, come ripeteva a tutti. A volte le cose che diceva erano vere e proprie stupidaggini. Quand’erano in macchina, ad esempio, continuava a ripeterle che la amava… Ma era una stupidaggine? E se fosse stato vero? E se invece l’avesse detto solo perché temeva che altrimenti lei non l’avesse lasciato andare fino in fondo? Oh, lo sapeva, lo sapeva, lo sapeva… non avrebbero mai dovuto cominciare a farlo. Non era giusto se non eri sposata, peggio che mai se lo facevi con qualcuno che non avresti mai neppure potuto sposare. Dobbiamo smetterla! Ma in qualche modo smetterla adesso che avevano iniziato non aveva più senso di quanto ne avesse avuto cominciare. Era con tutta quella stupida storia che avrebbe dovuto smetterla!”

(Philip Roth, “Quando lei era buona”, ed. Einaudi)

La “lei” protagonista di “Quando lei era buona” si chiama Lucy Nelson, ha vissuto un’infanzia e una giovinezza vivendo con un padre dissoluto, ubriacone e violento, e con la madre succube degli squilibri del marito. Un tale quadro familiare non può che ripercuotersi sulle future scelte di Lucy, che però non reagisce diventando a sua volta dissoluta, bensì accollandosi le mancanze dell’uomo con cui intraprende una relazione, cioè il reduce Roy. Lucy, però, non vuole rivivere le esperienze della madre e progressivamente prende coscienza del fatto che non può solo assorbire le sofferenze e le altalenanti decisioni del compagno e degli altri che le sono attorno.

Fulcro del romanzo, quindi, è il rapporto contorto che lega Lucy e Roy. Attorno, però, ci sono tutta una serie di personaggi secondari che Roth tratteggia alla solita maniera, brillante, caustica, a tratti irriverente ma in fondo con empatia. Brillante nei dialoghi ma meno incisivo di altri capolavori di Roth perché meno presenti le sue adorabili digressioni, resta comunque un libro che suggerisco senza alcuna riserva.

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