Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Zanzare

“L’istinto sessuale” ripeté Mr. Talliaferro nel suo studiato accento londinese, con quel compiacimento soddisfatto con cui ci si accusa di un difetto che dentro di noi si considera virtù “in me è molto forte. La franchezza, senza la quale non ci può essere vera amicizia, senza la quale due persone non riescono effettivamente a ‘capirsi’, come dite voi artisti; la franchezza, come dicevo, penso che…”

“Certo” confermò il padrone di casa. “Le dispiacerebbe spostarsi un po’?”

Egli acconsentì con cortesia ossequiosa, osservando il tenue irrequieto scintillio dello scalpello sotto i colpi ritmici del mazzuolo. Il legno piacevolmente profumato scivolava sotto lo scintillio silenzioso, ed egli agitando inutilmente intorno a sé il fazzoletto mosse in quella sorta di stanzetta segreta da Barbablù piena di capelli biondi a ciocche stoccate, esaminando preoccupato un sottile uniforme velo di polvere sulla punta delle sue eleganti scarpette di copale. Certo, bisogna pagare un dato prezzo per l’Arte…Osservando il ritmo potente della schiena e del braccio dell’altro considerò per un istante quale delle due cose fosse più desiderabile: quel turgore di muscoli in maglietta o la sua propria manica impeccabile, e rassicurato continuò:

“…la franchezza mi costringe ad ammettere che l’istinto sessuale è forse il mio impulso predominante”. Mr. Talliaferro credeva che la Conversazione – non le chiacchiere: la Conversazione – con un intellettuale suo pari consistesse nell’ammettere il maggior numero possibile di fatti considerati inconfessabili circa se stesso. Mr- Talliaferro spesso rifletteva con rimpianto al grado di intimità che avrebbe potuto raggiungere con gli artisti di sua conoscenza se solo avesse preso l’abitudine di masturbarsi in gioventù. Ma non aveva fatto nemmeno questo”.

(William Faulkner, “Zanzare”)

“Zanzare” fu pubblicato nel 1927, quando Faulkner aveva trent’anni e aveva alle spalle solo alcuni racconti sui giornali e il romanzo “La paga del soldato”. Il romanzo, almeno da quel che ho letto, non riscosse successo, tanto da indurre l’editore a risolvere il contratto con l’autore. Sarebbe ingeneroso paragonarlo ad altri capolavori di Faulkner, quali “Luce d’agosto”, “Requiem per una monaca” o “L’urlo e il furore”, con i quali, a mio parere, non c’è confronto, ma premesso ciò ne consiglio la lettura, perché si tratta di un romanzo satirico, che diverte non senza qualche accenno a riflessioni più profonde che poi saranno oggetto dei romanzi citati e di altri.

“Zanzare” è una satira sul mondo degli artisti e sulle discussioni che possono intavolarsi attorno a parole come “arte”, “bellezza”, “romanzo”, ma anche “amore” e “sesso”. I protagonisti sono tutti artisti, sedicenti o aspiranti tali, oppure persone che, pur non avendo velleità in tal senso, amano ronzare attorno agli stessi e cercare di scoprire segreti del mestiere che spesso nemmeno esistono. Mr. Talliaferro, ad esempio, non è un artista, è un vedovo che conosce tutti gli artisti del quartiere, che cerca il “significato profondo” dell’arte e soprattutto cerca di strappare ai suoi conoscenti le parole adeguate per sedurre una donna, con esiti disastrosi. Mrs. Maurier è una sorta di protettrice non desiderata, anche lei ammira scrittori, scultori e poeti tanto da organizzare gite in barca con i malcapitati. Il grosso del romanzo si svolge, per l’appunto, su un’imbarcazione, a bordo della quale, assieme ai due citati personaggi, ci sono l’enigmatico scultore Gordon, il romanziere Fairchild, il poeta spettrale Mark Frost, oltre a diverse dame e cavalieri impegnati tutti a gareggiare nella sottile arte della seduzione, spesso mascherata da “amore per il Bello”.

Faulkner non lesina battute taglienti, presumo rivolte anche “contro” se stesso. Il romanzo si legge con piacere, salvo qualche passaggio che a me è parso più forzato o comunque meno efficace. Da leggere, soprattutto da parte di chi, come me, ogni tanto è portato a ridere delle sue stesse elucubrazioni (ecco, ad esempio la parola “elucubrazioni” sarebbe stata bene in bocca al “poeta spettrale” del romanzo) e a chiedersi se tutto questo disquisire intorno alla letteratura, all’arte, alla Bellezza (con la B maiuscola, ovvio) non nasconda altro. Questo, però, appartiene a un altro articolo. Il romanzo è bello (minuscolo), sui suoi “significati più reconditi” e gli eventuali riferimenti a personaggi dell’epoca di Faulkner, non ho elementi per esprimermi e a dirla tutta nemmeno se li avessi lo farei.

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