Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Ada o ardore

“Van impiegò mezz’ora a cercare un libro che aveva rimesso nel posto sbagliato. Quando alla fine lo trovò, si accorse di averlo già annotato tutto e che quindi non gli serviva più. Restò per un po’ disteso sul divano nero, con l’unico risultato di sentir crescere su di sé la pressione della passione e dell’ossessione. Decise di ritornare al piano superiore passando per la coclea, ma su quei gradini lo raggiunse il ricordo lacerante, fantastico, incantatore e disperatamente irrecuperabile di lei che correva su, con il candelabro in mano, la notte del Fienile in Fiamme, per sempre maiuscolo nella sua memoria – mentre lui la seguiva con la luce della candela che danzava dietro le sue natiche, dietro i suoi polpacci, dietro le sue spalle in movimento, dietro i suoi capelli fluenti, sempre più su, prima che le ombre in immense volute di nera geometria li raggiungessero nella loro ascesa a spirale, lungo la parete gialla. Trovò la porta del secondo piano chiusa dall’interno con il chiavistello, dovette tornare in biblioteca (una banale esasperazione aveva adesso tacitato i ricordi) e prendere la via dello scalone.

Avanzando verso il sole acceso della porta finestra, sentì Ada sul balcone che spiegava qualcosa a Lucette. Era qualcosa di divertente che riguardava…Non mi ricordo e non voglio inventare. Una caratteristica nel modo di parlare di Ada era la fretta con cui cercava di concludere certe frasi prima di lasciarsi sopraffare dall’ilarità, anche se qualche volta, come adesso, un breve scoppio di risa faceva esplodere all’improvviso le sue parole e lei doveva afferrarle al volo e finire la frase ancora più precipitosamente, tenendo a bada la sua allegria e facendo seguire l’ultima parola da un triplo rimbalzo di risa sonore, di gola, erotiche e soffici”.

(Vladimir Nabokov, “Ada o ardore”, ed. Adelphi)

Vladimir Nabokov è un autore che non lascia indifferenti, che può avvincere il lettore, ma può anche respingerlo, per via di uno stile molto peculiare e di temi non comuni, come ben saprà chi ha avuto modo di leggere il suo libro forse più noto al “grande pubblico”, cioè “Lolita” (del quale, tra parentesi, consiglio anche la trasposizione cinematografica di Stanley Kubrick). “Lolita” è la drammatica storia di una passione tra un uomo maturo e una ragazzina, e questo fa ben intuire le polemiche e i disturbi che un romanzo del genere può indurre. A mio parere è un capolavoro, così come un grande romanzo è il più recente “Ada o ardore”, pubblicato nel 1969, che sotto certi aspetti può essere reputato ancora più estremo in quanto ad argomento affrontato. Qui, infatti, la vicenda narrata è quella di Ada Veen, adolescente alle prese con il suo ardore giovanile, che trova sbocco nella precoce relazione con Van Veen, ufficialmente suo cugino, ma “tecnicamente” suo fratello uterino.

Dopo aver letto le prime pagine del libro, stavo per gettarlo da un dirupo, ma non perché fosse troppo morboso, sordido o squallido (impressione che non ho mai avuto, neanche nelle pagine più “spinte”), piuttosto perché l’effetto è stato straniante. Nabokov, all’inizio, ci presenta le famiglie d’origine di quelli che saranno i protagonisti del romanzo, cioè Van, Ada e l’altra sorella Lucette, e rischiamo di perderci in una ridda di nomi e soprattutto di riferimenti geografici, questi ultimi ancora più difficili da interpretare perché la storia è ambientata sì tra Ottocento e Novecento, ma ad Ardis, una città appartenente a una sorta di unico continente che ha unito Russia e America. Per aiutare il lettore a dipanare questa matassa iniziale, che comunque poi si scioglierà da sé, nell’edizione Adelphi c’è, prima del testo, un utile albero genealogico. La questione principale, comunque, è quella di comprendere bene quali siano i rapporti tra Marina Durmanov e Acqua Durmanov, cioè le due sorelle che (teoricamente) avrebbero generato Ada e Lucette (la prima) e Van (la seconda), se non fosse che la follia di Acqua la renderà solo presunta madre di Van.

“Ada o ardore” non è riducibile, tuttavia, a una mera storia d’amore o d’erotismo tra fratellastri, sebbene questa sia la componente fondamentale e necessaria dell’opera, senza la quale tutto il resto perderebbe vigore. Nabokov, con ampie digressioni che in qualche caso rallentano la lettura, ma che in generale sono di livello eccelso, aggiunge considerazioni su altri temi, per esempio sullo scrivere. In questo senso, è molto intrigante per il lettore il “gioco” che c’è tra il narratore esterno (?) e i protagonisti del romanzo, ma non aggiungo altro al riguardo. La storia è narrata quando tutto è già accaduto, e quindi si tratta di ricostruire, sulla scorta di ricordi, di lettere, di ritrovamenti, ciò che era stato sommerso sotto la coltre del tempo, e che pure giaceva lì, ardente proprio come negli anni della gioventù. Il Tempo è proprio un altro dei grandi temi del romanzo, tanto che Van, divenuto scrittore, dedicherà al tema un suo scritto, “La tessitura del Tempo”, una dissertazione tra le più ostiche del romanzo e che potrebbe far inorridire qualche lettore più avvezzo a questioni scientifiche (il testo è un saggio di Nabokov che confluì nel romanzo).

Volendo trovare qualche altra lieve pecca (operazione che in certi casi sfiora il ridicolo), potrei dire che è evidente come Nabokov si compiaccia della sua padronanza lessicale (o lo fa il traduttore, ma propendo per la prima ipotesi), sfoggiando termini altisonanti, mescolando l’inglese, lingua nella quale fu scritto, al russo, al francese, a neologismi inventati dai giovani e spigliati protagonisti, i quali, a dirla tutta, hanno una padronanza lessicale, sin da dodicenni, che appare un po’ esagerata.

Ciò detto, “Ada o ardore” è un grande romanzo, e lo è perché Nabokov riesce a non diventare volgare né a disturbare (almeno non ha disturbato me) anche qui non ha vissuto le avventure di Van o Ada (e non mi riferisco solo alla loro relazione incestuosa, ma ad altre vicende narrate), descritteci con un linguaggio avvolgente, seducente, poetico ma sempre attraversato da un’ironia talvolta feroce. Nabokov ci mostra la nascita graduale di una passione che è destinata a incontrare la condanna del mondo, a restare nascosta di fronte a tutti. Van e Ada sono costretti, infatti, a scambiarsi i loro primi baci, e poi in un crescendo le loro effusioni sempre più ardenti, nei luoghi più impensabili, anche perché tra i piedi hanno spesso Lucette, la più piccola. I quattro anni di separazione che li attendono non faranno che rinsaldare questa loro passione, e nel frattempo anche Lucette sarà divenuta più grande, e la sua figura crescerà sempre più all’interno del romanzo.

Non sto qui a descrivere come si evolve il romanzo nel corso delle seicento pagine, ciò che ho narrato riguarda essenzialmente la prima parte, quella sull’adolescenza e sulla fase ascendente del rapporto tra Van e Ada. Arriveranno, poi, i distacchi, i drammi, le solitudini solo apparentemente colmate da un’attività corporea frenetica, dalla vita mondana e dai successi lavorativi, arriverà la morte per diversi membri della famiglia, e il lettore potrà cogliere come “Ada o ardore” (così come, del resto, “Lolita”) non è solo la trasposizione scritta delle fantasie erotiche di un libidinoso scrittore, ma qualcosa che va oltre, che ci mostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, che in letteratura la questione non è tanto decidere se un libro è morale o immorale secondo i canoni che noi ci siamo (abbiamo subito) costruiti nella nostra formazione personale, quanto vedere se, come lettori, siamo presi dal vortice narrativo, e dove questo vortice può portarci. Per intenderci, un conto è Van Veen in quanto protagonista, che può essere anche odioso sotto diversi aspetti, altro conto è Van Veen, travestito da Nabokov, che descrive la vita di Van Veen in modo da regalarci un romanzo scritto magnificamente.

“Due idee danzavano allacciate in un lento, meccanico minuetto, tra cenni del capo e riverenze: una era “Abbiamo-tanto-da-dirci”; l’altra era “Non-abbiamo-niente-da-dirci”. Ma sono cose che possono cambiare in un istante.”  

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: