Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Notte fantastica

“Era d’un pallore giallastro, la stessa tinta spenta e malaticcia della luna là fuori, le labbra erano ancora dischiuse, come prima sulla terrazza. Camminava senza far rumore, ma non con passo leggero. C’era qualcosa di molle e fiacco in lei che mi rammentò stranamente il mio stesso stato d’animo. La sentivo avvicinarsi, e ne fui eccitato. Qualcosa in me desiderava entrare in confidenza con lei: se solo mi avesse sfiorato con il suo vestito bianco, o avessi potuto respirare il profumo dei suoi capelli mentre mi passava vicino. In quell’istante lei mi guardò. Il suo sguardo immoto e fosco penetrò in me e mi rimase uncinato dentro, così profondo e suggente da non lasciare spazio ad altra percezione, mentre il suo volto luminoso andava scomparendo e, davanti a me, avvertivo solo quella fosca oscurità, nella quale precipitavo ormai come in un baratro. Ella fece ancora un passo avanti, ma il suo sguardo non mi dava requie, mi rimaneva confitto dentro come una lancia nera, e sempre più lo sentivo penetrare. Adesso la sua punta mi toccava il cuore, e li si arrestò. Per qualche istante ella trattenne lo sguardo e io il respiro, e durante quei secondi mi sentii in assoluta balia del magnete nero di quelle pupille. Poi mi superò. E subito il sangue irruppe in me come da una ferita e riprese, eccitato, la sua corsa.”

(Stefan Zweig, “Notte fantastica”, ed. Adelphi)

La cosa che mi è piaciuta meno di questo libro è il titolo, “Notte fantastica”, che peraltro è anche quello del racconto che più mi è piaciuto tra i quattro presenti, accomunati dal riferimento alla violenza delle passioni che scuotono l’essere umano, e in particolare al desiderio. Il racconto che più mi è piaciuto verte su un personaggio che, provenendo da un passato gaudente e vivendo nell’agiatezza, è giunto nel corso degli anni a non sentire più nulla, in particolare a non provare più attrazione erotica per alcuna donna. Più in generale, però, attraversa una fase di disincanto da tutte le emozioni forti, e solo in quella che lui definisce “una notta fantastica”, iniziata con eventi casuali in un ippodromo, scoprirà di essere ancora vivo e lo farà grazie a situazioni ambigue, ben distanti dalla placidità della sua vita quotidiana. Un altro racconto, “Leporella”, mi è parso di livello eccellente; in questo Zweig ci descrive una domestica che spaventa per via della sua apparente freddezza, dietro la quale sembra nascondersi un animo malvagio, o forse no. Il terzo racconto, il più breve, mi è sembrato il meno riuscito, mentre “La donna e il paesaggio”, che apre il libro e dal quale è tratta la citazione che ho riportato, è un’intensa e accattivante descrizione di un uomo turbato dal caldo, che lo rende languido, con i sensi inappagati e in attesa che qualcosa, anzi qualcuna, giunga ad appagare i suoi torbidi desideri, e che scopre poi quanto l’attesa non fosse poi così giustificata, o almeno, com’è ovvio che sia, non corrispondente alla realtà dei fatti.

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