Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

L’elefante

“In questi giorni sui giornali si leggono appelli alla mobilitazione di tutte le forze disponibili. I cittadini vengono esortati a compiere azioni degne di gloria e di promozione. “Un generale in ogni casa!”, ecco la parola d’ordine. Ho mobilitato anch’io tutte le mie forze, ma con scarso risultato: mi sono rotto le bretelle.”

(Slawomir Mrożek, “L’elefante”)  

Girovagando tra gli scaffali della biblioteca comunale del mio paese, mi sono imbattuto in Slawomir Mrożek, autore che finora mi era del tutto sconosciuto, ma che giaceva lì, accanto ai miei amati romanzieri russi, da qualche tempo. Incuriosito dalla descrizione nella retro-copertina, ho deciso di prenderlo, scoprendo così una serie di racconti paradossali, divertenti, a tratti esilaranti, eppure densi di significati. Dopo qualche pagina sono andato a raccogliere informazioni su Mrożek e ho scoperto che è morto appena qualche settimana fa.

I bersagli principali dell’umorismo sfrenato di Mrożek sono la burocratizzazione e la retorica dei regimi, nella fattispecie di quello stalinista che ebbe modo di sperimentare in Polonia, sebbene i suoi scritti, proprio per la capacità di cogliere il ridicolo nell’esistenza, possano essere benissimo adattati a tutti i totalitarismi e più in generale alle ideologie quando riducono l’uomo a marionetta utile solo se inglobata in un Comitato, in un’Assemblea, in un Circolo. Mrożek, però, non sceglie la strada dell’attacco diretto, ma attraverso i suoi racconti surreali riesce a farci ridere e riflettere, estremizzando certi comportamenti umani ma anche con una più sottile ironia percepibile nelle singole frasi dei racconti. Assistiamo così a un operaio che, rivendicando la possibilità di acquistare dei chiodi nella sua cittadina, assurge presto, suo malgrado, a idolo degli attivisti politici, che ne fanno il loro portavoce; a un uomo che ha passato cinquant’anni a tentare di risolvere un cruciverba, ignaro persino dell’avvento del nazismo; a una Cooperativa Mezzo Litro, nata per avvicinare i facoltosi dediti all’alcool ma solitari ai poveri che vorrebbero bere ma non hanno denaro; a un metereologo costretto a sostenere, contro ogni evidenza, che il clima è bello, perché così vuole il regime; a un reverendo marxista; al conte N, che per raggiungere il pieno appagamento sessuale deve sentire un reggimento di fanteria passare sotto casa, il tutto mentre un’orchestra di fidati violinisti suona nella sua stanza.

In molti dei racconti, il significato metaforico è abbastanza evidente, in altri più latente o forse inesistente. Di certo si tratta di pagine molto divertenti, che vi consiglio se anche voi amate cogliere, nella vostra esistenza quotidiana, aspetti paradossali e soprattutto se siete in cerca di qualche pagina che possa farvi sorridere in maniera intelligente (e soprattutto su quest’ultima frase, “sorridere in maniera intelligente”, stendo il classico velo pietoso).

“La prima seduta dello stato maggiore è stata teatro di divergenze sul modo di adoperare il cannone. Tutti erano d’accordo che bisognava far fuoco sul nemico. Ma alcuni pretendevano che il primo colpo partisse nel giorno della festa nazionale, altri erano propensi a far fuoco nel giorno della festa religiosa. Alla fine s’è formata una corrente centrista che ha suggerito di creare una nuova festa nazionale nel giorno della festività religiosa. La sinistra s’è immediatamente divisa in due fazioni: la prima favorevole ad accettare il suggerimento dei moderati, la seconda decisamente contraria, poiché vi vedeva una tipica manovra opportunistica. Successivamente anche l’estrema sinistra s’è divisa in due altre fazioni. Gli uni chiedevano di approvare una risoluzione di biasimo, gli altri si dichiaravano pronti ad accettare riserve generali, non formali, purché restassero note soltanto all’interno del partito. Cose analoghe succedevano nel campo favorevole alla festa religiosa, che s’era suddiviso a seconda dell’opinione che i vari gruppi avevano sulle proposte del centro”

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