Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

La spartizione

“Fu nel pieno di quel periodo di ebollizione interno che l’occhio della donna cadde avventuratamente sulla persona di Emerenziano Paronzini, proprio all’uscita della messa e dopo che aveva rivolto, più ardentemente che mai, le sue preghiere un po’ a tutti i santi perché le mettessero tra i piedi un tanghero qualsiasi, ma al più preso possibile.

La domenica dopo aumentò la dose delle preghiere, e passando davanti al Paronzini che era di nuovo fermo presso la colonna, intensificò lo sguardo.

Quando la mattina del lunedì le venne l’ispirazione di andare a prendere informazioni all’Ufficio del Registro con la carta che aveva ricevuto qualche giorno prima e si trovò davanti l’uomo della colonna, fu sicura che la grazia le era stata concessa. E siccome le grazie bisogna aiutarle, non le mancò il coraggio di invitarlo a casa col pretesto del ricorso contro l’accertamento di valore. Il ricorso aveva la sua importanza, ma il valore che le premeva di accertare era un altro; e l’avrebbe accertato facilmente se le fosse riuscito, come era certa, di stordire le sorelle con tutti gli argomenti possibili e di far tornare in casa quell’uomo fino all’irrimediabile, se fosse stato necessario.

Se i luinesi avessero saputo cosa bolliva dietro il muro delle sorelle Tettamanzi, sarebbero saliti sui tetti a guardare nel giardino e dentro le finestre di quella casa, pur di non perdere un particolare di una simile capitolazione. Ma tutto avveniva ancora nel segreto, e ne doveva passare del tempo prima che le cose di casa Tettamanzi corressero sulla bocca di tutti, nelle famiglie, nei caffè, per le strade e, con un’eco incredibile, anche fuori del paese”.

(Piero Chiara, “La spartizione”)  

Ambientato a Luino e dintorni, come altri romanzi di Chiara, popolato da personaggi “cittadini della fantasia” dello scrittore, il romanzo è una divertente indagine sulla psicologia delle tre sorelle Tettamanzi, cioè Fortunata, Tarsilla e Camilla, giunte alle soglie dei quarant’anni senza che abbiano tratto fuori da sé la loro passionalità e soprattutto, cosa molto grave ai loro occhi e a quelli dei concittadini, ancora nubili. In occasione di un ricorso per una spartizione ereditaria, le tre conoscono Emerenziano Paronzini, Primo Archivista presso l’Ufficio Bollo e Demanio, il quale, da parte sua, è alla disperata ricerca di una moglie o almeno di una donna. Le tre sorelle, piuttosto bruttine ma ciascuna avente una specifica attrattiva corporea (i capelli, le gambe e le mani), ben presto si ritrovano a rivaleggiare, in maniera dapprima subdola e poi più evidente, per il titubante spasimante, tanto che la sua presenza a casa loro, ogni domenica, si risolve in un corteggiamento multiplo e ambiguo che lascia le tre perplesse e che incoraggia il vociferare cittadino. Timorate di Dio e impegnate nelle più importanti associazioni cattoliche cittadine, le tre sorelle sono combattute tra il contegno pubblico da mantenere e le brame private da soddisfare, che Emerenziano sembra non voler appagare, quanto meno non a breve termine. Intanto, però, una delle tre sorelle, Tarsilla, si accorge che il giovane Paolino, un bottegaio che ha fama di donnaiolo e amatore possente, la guarda con occhi sospetti. Da qui all’alcova il passo e breve. La trasformazione della donna si ripercuote anche nella dinamica a quattro tra lei, le sorelle e l’Emerenziano, il quale, alla lunga, si rivelerà ben diverso, specie sotto le lenzuola, dall’angioletto che le tre avevano reputato essere. Ne seguiranno intrallazzi, scandali potenziali e sottili rivalità casalinghe.

Romanzo molto divertente ma non frivolo, un quadro della provincia italiana all’epoca tra le due guerre mondiali; per nulla obsoleto, specie per quanto riguarda la vocazione al pettegolezzo da bar. Dal romanzo è stato tratto anche un film, “Venga a prendere il caffè da noi”, con protagonista Ugo Tognazzi, che non ho ancora visto.

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