Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

I giovedì della signora Giulia

“L’avvocato Esengrini si accertò con un’occhiata che la porta d’entrata fosse chiusa, poi chinandosi sulla scrivania e mostrando improvvisamente i segni di uno smarrimento che il dottor Sciancalepre non avrebbe mai creduto possibile su quel viso imperatorio, incominciò:

– Dottore, sono davanti a un fatto grave, gravissimo, che mi sconvolge, che altera tutta la mia vita.

Parole grosse, pensò il Commissario, e nuove, inconsuete per un uomo freddo e restio a confidenze come l’avvocato Esengrini.

Dopo una pausa l’avvocato continuò, abbassando ancora di più la voce e piegando il viso fino al piano del tavolo.

– Mia moglie, dottore! Mia moglie è fuggita di casa.

Si raddrizzò sospirando profondamente e guardò il Commissario come per chiedergli conto di quella fuga.

– Sua moglie! Ma come è possibile! La signora Giulia! E perché doveva fuggire, con un marito come lei, con una figlia, con una casa come la sua? Ma che diavolo mi andate raccontando, avvocato! Scusate, scusate tanto, ma proprio non ci credo”.

(Piero Chiara, “I giovedì della signora Giulia”, ed. Mondadori)

“I giovedì della signora Giulia” fu il primo romanzo di Piero Chiara a essere pubblicato, sebbene sotto pseudonimo e a puntate su un quotidiano svizzero. Ci sono già molti degli “ingredienti” che costituiranno elementi fondamentali delle altre opere, su alcune delle quali ho già scritto sul blog. L’ironia, innanzitutto, sebbene in questo romanzo sia meno palese che in altri. Il romanzo, abbastanza breve nelle sue dimensioni, è soprattutto un “giallo”, legato alla scomparsa della signora Giulia, trentottenne moglie del più anziano avvocato Esengrini, la quale è solita abbandonare, ogni giovedì, la sua cittadina per recarsi a Milano, ufficialmente per incontrare la giovane figlia, più probabilmente per appagare appetiti ormonali insoddisfatti.

Il commissario Sciancalepre comincia le indagini, circondato dalle dicerie del paese e da indizi tutt’altro che chiari. Padroneggiando la materia grazie anche alle sue esperienze lavorative, Chiara ci mostra come la verità non abbia una faccia visibile e soprattutto come gli stessi eventi, se narrati da due prospettive diverse, possano condurci a ipotesi così egualmente plausibili da neutralizzarsi a vicenda, conducendo così a uno stallo totale, all’impossibilità di risolvere il caso e anche, più in generale, l’enigma dell’esistenza. Il commissario Ingravallo di Gadda resta di un altro livello, ma se cercate un “giallo” da leggere in mezzo pomeriggio, il romanzo di Chiara non è da scartare.

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