Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Inganno

“La scrupolosità si faceva gabbia di sé stessa, il rifiuto di contaminarsi con l’esperienza della vita reale, cosa che per poco non ebbe l’effetto di strangolare la sua arte, loro trasformano tutto ciò in un monumento eretto sul suo pio sepolcro. Tutta quella timidezza, travestita da <<discrezione>>, nei confronti delle contraddizioni e degli impulsi pagani di un uomo. Il terrore della dissacrazione e la paura della vergogna. Come se nel cuore della natura di uno scrittore ci fosse la purezza. Il cielo aiuti un simile scrittore! Come se Joyce non avesse annusato oscenamente le mutande di Nora. Come se nell’anima di Dostoevskij non avesse mai bisbigliato Svidrigailov. Nel cuore della natura di uno scrittore c’è il capriccio. Curiosità, fissazioni, isolamento, veleno, feticismo, austerità, leggerezza, perplessità, infantilismo eccetera. Il naso nella cucitura di un indumento intimo: ecco la natura dello scrittore.”

(Philip Roth, “Inganno”, ed. Adelphi)

Interamente costruito su dialoghi serrati, “Inganno” è un romanzo incentrato su due adulteri, un uomo e una donna, che disquisiscono in maniera serrata sul rapporto che li lega e su quello con i rispettivi e traditi consorti, i quali a loro volta non sono fulgidi esempi di fedeltà. Oltre alle inevitabili incursioni nel tema sessuale, in due, e Roth per bocca loro, non mancano di esprimere le loro opinioni su temi classici della narrativa dell’autore, quali, ad esempio, il suo rapporto con l’ebraismo e le considerazioni su quali siano le ragioni della scrittura. Personalmente preferisco altri libri di Roth che ho letto finora, qui ho sentito un po’ “l’assenza” degli intermezzi del narratore (pure presentissimo nel dibattito, sotto le spoglie dei due amanti), sacrificato alla modalità dialogica prescelta. Resta, comunque, un libro che consiglio.

“Una delle ingiustizie dell’adulterio è che quando paragoni il tuo amante a tuo marito l’amante non lo vedi mai in quelle situazioni terribilmente squallide, mentre litiga per la verdura o fa bruciare il toast o si dimentica di fare una telefonata o imbroglia qualcuno o si fa imbrogliare da qualcuno. Tutte queste cose, secondo me, la gente le tiene deliberatamente fuori dalle relazioni amorose. Sto generalizzando sulla base di un’esperienza piccola piccola, siamo prossimi a zero. Ma penso che facciano così. Perché se non lo facessero sarebbe un tormento. A meno che non ti attiri l’idea di avere due scenari di conflittualità domestica e di passare dall’uno all’altro in continuazione.

– È vero, con l’amante la vita di tutti i giorni passa in secondo piano. La sindrome di Emma Bovary. Nel primo impeto della passione di una donna, qualsiasi amante è Rodolphe. L’amante che le fa gridare a sé stessa: <<Ho un amante! Ho un amante!>> <<Una sorta di seduzione permanente>> la chiama Flaubert.

– Quel libro è il mio manuale.

– Qual è la parte che ti piace di più?

– Oh, le situazioni più tremende, naturalmente.

Quando lei alla fine corre da Rodolphe per chiedere soldi, quando lo supplica di darle tremila franchi per salvarla e lui risponde: <<Non li ho, cara signora>>.

– Dovresti leggerne un po’ ad alta voce a tua figlia, ogni sera, quando va a dormire. Flaubert è una buona introduzione agli uomini, per una ragazza.

– <<Non li ho, cara signora>>. Meraviglioso.”

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: