Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

De rerum natura

Lucrezio scrisse il “De rerum natura” nel I secolo a.C. e bisogna tenere presente questo dato mentre si legge il testo, senza lasciarsi troppo condizionare da alcuni passaggi che appaiono superati dalle scoperte scientifiche e tecnologiche degli oltre duemila anni passati dalla stesura dell’opera (vedi, per esempio, le pagine dedicate all’astronomia e la visione geocentrica dell’universo). Questa premessa, necessaria, non toglie nulla alla ‘modernità’ di Lucrezio, non solo perché spesso l’autore anticipa intuizioni ben lungi da venire alla sua epoca, ma soprattutto perché nel “De rerum natura” Lucrezio cerca di rispondere a domande che tuttora ci poniamo, sul senso stesso dell’esistenza, sull’universo, sull’infinito, sulla paura della morte, sulla materia e sul vuoto, sulle passioni, sulla libertà o la necessità del nostro agire quotidiano.

“Il De Rerum Natura” per molti aspetti è la trasposizione in versi della filosofia di Epicuro, che Lucrezio rielabora con piglio da poeta, mediante immagini, metafore, similitudini, digressione, porta esempi concreti a supporto delle sue tesi, consapevole ma non spaventato dall’enormità del compito che si prefigge.

Albert Camus dedicò a Lucrezio ed Epicuro alcune pagine del suo “L’uomo in rivolta”: “Solo tra gli uomini del suo tempo, Lucrezio spingerà molto più in là questa logica (quella epicurea, ndr), facendola sfociare nella rivendicazione moderna…gli eroi greci potevano desiderare di diventare dèi, ma insieme agli dèi già esistenti. Si trattava allora di una promozione. L’uomo di Lucrezio procede invece ad una rivoluzione. Negando gli dèi indegni e criminali, prende egli stesso il loro posto”. Come si può evincere da questo breve passo, a Camus interessa soprattutto la concezione del rapporto tra l’uomo e gli dèi in Lucrezio, e sotto questo profilo c’è da dire che l’autore latino, pur non negando gli dèi, gli relega in una sfera indifferente all’uomo, rilevando come solo la paura possa spingere l’uomo a credere che gli dèi possano interferire in qualunque modo con le vicende umane.  In più passaggi del libro, infatti, Lucrezio si scaglia con veemenza contro le superstizioni che impediscono all’uomo di prendere coscienza delle proprie forze e delle proprie debolezze.

In chiusura segnalo la pagina del sito Treccani dedicata a Lucrezio, dove è possibile leggere qualcosa sull’esistenza dell’autore, a dire il vero abbastanza oscura, e un’introduzione al suo pensiero.

Rimando soprattutto al saggio introduttivo e alle note dell’edizione Einaudi che ho letto, che permettono di capire i riferimenti e spiegano altresì tanti ragionamenti che a noi possono sembrare, come detto a inizio articolo, datati o assurdi.

Anzi, vedi sparse nei nostri stessi versi

molte lettere comuni a molte parole,

eppure devi ammettere che versi e parole

differenti tra loro consistono di lettere diverse,

non perché ricorrano poche lettere comuni

o due parole non constino mai di lettere tutte eguali

ma perché non sono del tutto eguali fra loro.

Così anche in altre cose: pur essendo molti

i principi comuni a molte creature, queste possono

consistere tuttavia di insiemi tra loro differenti,

di modo che a ragione si dicono composti di elementi

diversi

il genere umano e le messi e gli alberi frondosi.

Ma non bisogna pensare che si possano legare tutti i

principi

in tutti i modi. Vedresti infatti accadere dappertutto

prodigi,

comparire figure di uomini semibestiali

e a volte da un corpo vivo spuntare altri rami

e molte membra terrestri legarsi a corpi marini

e la natura allevare, sulla terra che tutto genera,

Chimere che spirano fiamma dall’orrida bocca.

Ma è chiaro che niente del genere accade, poiché vediamo

che ogni cosa generata da una certa madre con certi semi

può conservare la specie crescendo. E ovviamente

è per una certa legge che questo deve accadere.

(Lucrezio, “De rerum natura”, Libro II, versi 698 – 710)

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2 pensieri su “De rerum natura

  1. Pingback: Galeotto fu Lucrezio che lo scrisse (anche nei deserti si fanno degli incontri) « Tra sottosuolo e sole

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