Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

La vita agra

E invece ora sembra che tutti ci credano, a quest’altro miracolo balordo: quelli che lo dicono già compiuto e anche gli altri, quelli che affermano che non è vero, ma lasciate fare a noi e il miracolo ve lo montiamo sul serio, noi.

È aumentata la produzione lorda e netta, il reddito nazionale cumulativo e pro capite, l’occupazione assoluta e relativa, il numero delle auto in circolazione e gli elettrodomestici in funzione, la tariffa delle ragazze squillo, la paga oraria, il biglietto del tram e il totale dei circolanti su detto mezzo, il consumo del pollame, il tasso di sconto, l’età media, la statura media, la valetudinarietà media, la produttività media e la media oraria al giro d’Italia.

Tutto quello che c’è di medio è aumentato, dicono contenti. E quelli che lo negano propongono però anche loro di fare aumentare, e non a chiacchiere, le medie; il prelievo fiscale, la scuola media e i ceti medi. Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l’automobile l’avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciascuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrici automatiche, tra apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancina da bagno, l’asciugacapelli, il bidet e l’acqua calda.

A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l’uno con l’altro dalla mattina alla sera.

Io mi oppongo.

(Luciano Bianciardi, “La vita agra”)  

“La vita agra”, per dirla con le parole dello stesso Bianciardi, è “la storia di una solenne incazzatura, scritta in prima persona singolare”. L’autore prese spunto da un drammatico episodio di cronaca, l’esplosione di un pozzo in una miniera nei pressi di Grosseto, che egli aveva avuto modo di conoscere nell’ambito di un’inchiesta giornalistica sulle condizioni lavorative dei minatori. Il protagonista del romanzo, infatti, decide di vendicare la morte degli operai, progettando l’esplosione del “torracchione”, ovvero la sede dove a suo avviso risiedono i responsabili del tremendo episodio. Il romanzo, però, è molto altro, al di là di questo pretesto narrativo. Scritto nel 1962, dunque nel bel mezzo del cosiddetto “boom economico italiano”, il libro è fortemente autobiografico, basti pensare alle esilaranti pagine dedicate al lavoro di traduttore del protagonista.

“L’amara ironia degli spiriti mortalmente offesi” (cit. Hoffmann) e il sarcasmo permeano tutto il romanzo, e Bianciardi, in questo che è considerato il suo capolavoro, non sembra risparmiare niente e nessuno, nemmeno, anzi soprattutto, se stesso e le sue debolezze. La missione catartica lascia ben presto spazio alla necessità di barcamenarsi nell’esistenza, e il protagonista si trova immerso nella routine quotidiana fatta di lavoro, affitti da pagare, domeniche vuote da riempire in qualche modo, una moglie lontana da rassicurare, un’amante aspirante guerrigliera, meschine rivalità aziendali e scocciatori perdigiorno che rendo difficile anche sorbirsi un caffè al bar in tranquillità.

Il titolo stesso del romanzo ci fa intendere come, per Bianciardi, dietro alla patinata copertina di produttività, efficienza e “dolce vita”, si nasconda ben altro. Passaggi fondamentali del romanzo sono le riflessioni sui bisogni indotti e in particolare sul sesso come impulso naturale continuamente fomentato e strumentalizzato da messaggi pubblicitari che mirano a mantenere nello spettatore inerte un perenne stato di bisogno, di desiderio, inappagabile e proprio perciò ancora più potente. I decenni successivi, in questo senso, hanno dato ragione a Bianciardi, basta aprire un qualsiasi giornale, o sito, per rendersene conto.

Ho letto e consiglio anche altre opere di Bianciardi, per esempio “Il lavoro culturale” e “Non leggete i libri, fateveli raccontare”, ma “La vita agra”, a mio avviso, condensa temi che altrove sono accennati in maniera più frammentaria e costituisce la sua prova più riuscita, quindi non posso che suggerirvene la lettura, sottolineando che spesso si sorride, sia pure con animo piuttosto inquieto. L’ha detto Hoffmann meglio di me, inutile ripetermi.

2 pensieri su “La vita agra

  1. Pingback: “Non leggete i libri, fateveli raccontare” (Luciano Bianciardi) | Tra sottosuolo e sole

  2. Pingback: “Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima” (da “La vita agra” di Bianciardi) | Tra sottosuolo e sole

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