Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

La casa del sonno

Inizio queste mie impressioni su “La casa del sonno” rilevandone alcuni aspetti che impediranno al romanzo di entrare nella schiera dei miei libri preferiti. Innanzitutto, devo dire che l’evoluzione finale della storia, che per ovvi motivi non svelo, mi è parsa esagerata, così come mi sono parsi forzati alcuni incastri tra i diversi personaggi. È evidente che, trattandosi di un romanzo, il patto tra scrittore e lettore presuppone che il secondo non debba stare lì a cavillare troppo sulla verosimiglianza di certi accadimenti, ma in questo caso ho percepito, in diversi momenti della storia, una certa artificiosità, una ricerca del colpo di scena eccessiva. Inoltre, ma questa è una caratteristica anche mia, e perciò l’ho notata, l’autore, a mio avviso, abusi di citazioni da film, libri e altro.

Ciò premesso, se sono qui a perdere tempo nello scrivere l’articolo, significa che il romanzo nel suo complesso mi è piaciuto. Il tema del sonno e del sogno, peraltro, mi ha sempre affascinato, e questo, già di per sé, mi ha attirato. Il ritmo della narrazione è serrato, non mi sono mai annoiato e questo non è un pregio da poco. Prescindendo da valutazioni scientifiche, che non sono di mia competenza, circa le asserzioni riguardanti i problemi legati al sonno, devo dire che Coe è riuscito a tessere una storia vorticosa, che coniuga riso e riflessione, per dirla in maniera molto banale, affrontando anche altri macro-temi come il distacco, il ricordo, la perdita, l’identità personale, l’amore e il disamore. Il tutto con una girandola di personaggi molto “vivi” e ben caratterizzati.

Lo stratagemma di cui si serve l’autore è quello di ambientare la vicenda nello stesso luogo, Ashdown, ma a distanza di diversi anni. In particolare, come da avvertenza iniziale, i capitoli dispari sono relativi al periodo 1983-1984, mentre quelli pari alle ultime due settimane del giugno 1996. “La casa del sonno” del titolo fa riferimento sia a un libro che lega due protagonisti, ma anche alla clinica per disturbi del sonno che, nell’epoca più recente, è sorta laddove dodici anni prima sorgeva una casa per studenti. Il direttore della clinica è il fanatico ed esaltato Gregory Dudden, che incontriamo già come studente e primo amante di Sarah Tudor, la protagonista principale, perno attorno al quale ruotano gli altri personaggi, da Robert, studente di Lettere innamorato follemente di lei, a Veronica, lesbica ultrapoliticizzata con la passione del teatro, a Terry, appassionato di cinema e in futuro giornalista. Sarah, sin dall’epoca universitaria, soffre di un disturbo che le impedisce di distinguere ciò che ha sognato da ciò che è la realtà. Coe è molto abile nel costruire dialoghi serrati tra i protagonisti, spesso divertenti, talvolta con spunti molti acuti, e dipana la sua trama in maniera vertiginosa, non lasciandoci spazio per respirare, tenendo incollato il lettore al libro.

Tenendo presente le perplessità che ho espresso in avvio dell’articolo, e che m’impediscono di considerarlo un libro imprescindibile (ma, del resto, non credo esistano libri imprescindibili), lo consiglio agli appassionati del tema sonno, a chi abbia voglia di farsi rapire da una storia che si legge tutta d’un fiato e a chi è pronto a rinunciare a indagare sulla plausibilità di certi incastri spazio-temporali.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: