Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Vergogna

“David apre il cancello, poi la porta, fa entrare la ragazza. Accende le luci, prende la borsa. Vede le goccioline di pioggia sui suoi capelli e le fissa incantato. Lei abbassa gli occhi, offrendogli lo stesso sorrisetto evasivo e forse civettuolo di poc’anzi.

In cucina David stappa una bottiglia di Meerlust e mette biscotti e formaggio su un piatto. Quando torna, la trova in piedi davanti alla libreria, con la testa inclinata per leggere i titoli. Mette su un po’ di musica: il quintetto per clarino di Mozart.

Vino, musica: un rituale che un uomo e una donna recitano da secoli. Non c’è niente di male nei rituali, sono stati inventati per facilitare i passaggi imbarazzanti. Ma la ragazza che si è portato a casa non è solo trent’anni più giovane di lui: è una studentessa, una sua studentessa, sotto la sua tutela. Qualunque cosa capiti fra loro, dovranno rivedersi nei panni del professore e dell’allieva. È preparato a una cosa del genere?”

(J. M. Coetzee, “Vergogna”)

“Vergogna” di J. M. Coetzee è un gran romanzo, scritto (tradotto) bene, avvincente, che tocca temi delicati e che mi ha fatto scoprire un autore che finora era solo “un nome”, benché Premio Nobel per la Letteratura nel 2003. Il protagonista della storia è David Lurie, cinquantadue anni, professore disincantato e disilluso, che aspira a scrivere un’opera su Byron, reduce da due matrimoni falliti e che si concede, unico svago dalle abitudini quotidiane, gli incontri del giovedì con una prostituta. David ritiene che i fallimenti coniugali siano derivati anche dalla mancanza di un “fuoco interiore”, dalla sua incapacità di costruire qualcosa di più profondo rispetto a un amplesso occasionale. In questo quadro, s’inserisce un incontro fatale, che stravolgerà la sua esistenza, con Melanie, una sua studentessa. La passione tra i due scocca in maniera repentina e reciproca, ma presto la situazione si complica, perché le loro posizioni sono scomode agli occhi altrui, e soprattutto perché un giovane spasimante della ragazza non accetta la situazione. Finisce che David è accusato di aver molestato la giovane e costretto a essere sottoposto alla morbosa curiosità dei mass-media, oltre che a un’infamante inchiesta da parte di colleghi universitari, ai quali non pare vero di poterlo estromettere dall’insegnamento.

La prima vergogna che possiamo riferire al titolo, quindi, è quella della ragazza, che si lascia guidare da altri in quella denuncia immotivata, solo perché “non sta bene” che una giovane studentessa abbia una relazione con un uomo molto più adulto, per giunta suo professore, ma è soprattutto la vergogna di David, che di fatto rinuncia a difendersi, accettando la condanna, perché a loro, ai perbenisti che non gli perdonano di essere stato “schiavo di Eros”, non basta la sua ammissione di colpevolezza, pure assurda, ma pretendono un pentimento pubblico, una confessione che David non può fare. Sceglie, quindi, di andarsene in campagna da sua figlia Lucy, che custodisce cani altrui e collabora con una signora che sterilizza e pratica eutanasia su animali. Un tremendo avvenimento, però, renderà quel teorico rifugio un inferno ben peggiore di quello dal quale era fuggito. Una vile aggressione a lui e alla figlia, stuprata da tre uomini. Il seguito del romanzo, che non svelo, è tutto incentrato sulla vergogna che impedisce alla donna di denunciare i suoi aggressori. David si sente impossibilitato a comprendere gli atteggiamenti della figlia, e avverte con dolore il distacco che c’è tra loro. Coetzee è molto abile nel trattare temi così delicati, e riesce a mescolare questa vicenda privata con la situazione del Sudafrica post-apartheid, in particolare sull’odio reciproco difficile da estirpare, sulle dinamiche ambigue che regolano i rapporti sociali, per esempio quello con Petrus, vicino di casa ottuso perché radicato in convinzioni difficili da mutare dall’oggi al domani, sull’intreccio perverso tra odio e amore. Non mancano, inoltre, riflessioni sugli animali, sui trattamenti cui sono sottoposti, e più in generale sull’ineluttabile destino di morte e violenza che li accomuna a noi.

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