Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

La giornata d’uno scrutatore

“A tutto ci si abitua, più in fretta di quanto non si creda. Anche a veder votare i ricoverati del “Cottolengo”. Dopo un po’, già sembrava la vista più usuale e monotona, per quelli di qua del tavolo: ma di là, nei votanti, continuava a serpeggiare il fermento dell’eccezione, della rottura della norma. Le elezioni in sé non c’entravano: chi ne sapeva nulla? Il pensiero che li occupava pareva essere soprattutto quello dell’insolita prestazione pubblica richiesta a loro, abitatori d’un mondo nascosto, impreparati a recitare una parte di protagonisti sotto l’inflessibile sguardo di estranei, di rappresentanti d’un ordine sconosciuto; soffrendone alcuni, moralmente e nel fisico (avanzavano barelle con malati e arrancavano le grucce di sciancati e paralitici), altri ostentando una specie di fierezza, come d’un riconoscimento finalmente giunto della propria esistenza. C’era dunque in questa finzione di libertà che era stata loro imposta – si domandava Amerigo – un barlume, un presagio di libertà vera? O era solo l’illusione, per un momento e basta, d’esserci, di mostrarsi, d’avere un nome?

Era un’Italia nascosta che sfilava per quella sala, il rovescio di quella che si sfoggia al sole, che cammina le strade e che pretende e che produce e che consuma, era il segreto delle famiglie e dei paesi, era anche (ma non solo) la campagna povera col sangue avvilito, i suoi connubi incestuosi nel buio delle stalle, il Piemonte disperato che sempre stringe dappresso il Piemonte efficiente e rigoroso, era anche (ma non solo) la fine delle razze quando nel plasma si tirano le somme di tutti i mali dimenticati d’ignoti predecessori, la lue taciuta come una colpa, l’ubriachezza solo paradiso (ma non solo, ma non solo), era il rischio d’uno sbaglio che la materia di cui è fatta la specie umana corre ogni volta che si riproduce, il rischio (prevedibile del resto in base al calcolo delle probabilità come nei giochi di fortuna) che si moltiplica per il numero delle insidie nuove, i virus, i veleni, le radiazioni dell’uranio…il caso che governa la generazione umana che si dice umana proprio perché avviene a caso…E che cos’era se non il caso ad aver fatto di lui Amerigo Ormea un cittadino responsabile, un elettore cosciente, partecipe del potere democratico, di qua del tavolo del seggio, e non – di là del tavolo – per esempio, quell’idiota che veniva avanti ridendo come se giocasse?”

(Italo Calvino, “La giornata d’uno scrutatore”) 

Italo Calvino scrive di aver avuto l’idea di elaborare “La giornata d’uno scrutatore” nel 1953, in occasione di una tornata elettorale, ma di averlo poi sviluppato in maniera compiuta solo dopo un’esperienza diretta come scrutatore, nel 1961. Il libro, infatti, fu pubblicato la prima volta nel 1963, e s’inserisce nel filone più realistico dello scrittore, che aveva in mente d’inserire il lungo racconto in una sorta di ciclo comprendente anche “La speculazione edilizia” e “La nuvola di smog”.

Il protagonista della storia è Amerigo Ormea, alle prese con la sua funzione burocratica di scrutatore presso un seggio elettorale, situato in un istituto religioso che ospita persone la cui capacità d’intendere e di volere è al limite. Amerigo è un simpatizzante comunista, ma il suo rapporto con tale ideologia non è pacifico, fideistico, bensì molto problematico, in perenne bilico tra il pessimismo di chi crede che le cose non cambieranno mai e l’ottimismo di chi afferma che comunque bisogna fare qualcosa. La vicenda narrata da Calvino, però, travalica gli stretti confini di quella che era, all’epoca, la contrapposizione netta tra democristiani e comunisti, e che ciascuno può rileggere oggi sotto altri nomi e forme, per spingersi a considerazioni più generali su temi come l’infelicità, la natura umana, il dolore, il rapporto tra l’individuo e la società. Calvino ci descrive le dinamiche del seggio, ma la grandezza del racconto sta nei pensieri che portano Amerigo a evadere da timbri e schede elettorali, anche se le sue riflessioni prendono spunto proprio dall’osservazione di ciò che accade al momento del voto.

Amerigo, oltre ai normali dissidi che possono sorgere tra scrutatori di diversa fede politica, riflette soprattutto sulla strumentalizzazione di alcuni degenti dell’istituto, che dovrebbero avvalersi del voto assistito, perché impossibilitati fisicamente a raggiungere il seggio, ma che, in realtà, sono ormai del tutto incapaci d’intendere e di volere, e ormai rappresentano, per chi li vuole comunque votanti, non più una persona, ma solo un voto utile. Su questo delicato tema, e più in generale sulla consapevolezza degli elettori al momento di esprimere un voto, si potrebbero scrivere, e sono stati scritti, trattati socio-politici, ma non è certo questo blog la sede più opportuna per addentrarsi in tale argomento.

Il protagonista, poi, è alle prese anche con questioni personali, che gli si ripresentano proprio mentre sta svolgendo il suo ruolo di scrutatore, che richiede freddezza burocratica. Non può esimersi, dunque, dal pensare ad altro, e Calvino è abile nel farci comprendere lo sbandamento dell’uomo, alle prese con la propria e l’altrui miseria umana, schiacciato tra la vanità degli sforzi per combattere quella miseria e la speranza che anche il più piccolo gesto quotidiano possa avere importanza.

Fino a ora, “La giornata d’uno scrutatore” si è rivelata, forse, l’opera di Calvino che più ho apprezzato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: