Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Gli amori difficili (in “I racconti”)

“Era pur sempre un contatto lievissimo, che ogni battito del treno bastava a ricreare e a perdere; la signora aveva ginocchia forti e grasse e le ossa di Tomagra ne indovinavano a ogni scossa il balzo pigro della rotula; e il polpaccio aveva una serica guancia rilevata che bisognava con impercettibile spinta far combaciare con la propria. Quest’incontro di polpacci era prezioso, ma costava una perdita: difatti il peso del corpo era spostato e il vicendevole appoggio delle anche non avveniva più col docile abbandono di prima. Occorse, per raggiungere una posizione naturale e soddisfatta, spostarsi leggermente sul sedile, con l’aiuto di una svolta dei binari, e anche del comprensibile bisogno di muoversi ogni tanto.

La signora era impassibile, sotto il matronale cappello, il fisso sguardo palpebrato, e mani ferme sulla borsetta in grembo: pure il suo corpo, per una lunghissima striscia, appoggiava a quella striscia d’uomo: che non se ne fosse accorta ancora? oppure che preparasse una fuga? oppure una rivolta?”

(Italo Calvino, “L’avventura di un soldato” in “I racconti”, ed. Einaudi)

Nel 1958 Einaudi pubblicò “I racconti” di Italo Calvino, volume curato dallo stesso autore e nel quale erano compresi racconti scritti tra il 1945 e il 1958, in precedenza pubblicati in riviste o altre raccolte, e suddivisi, all’interno, in quattro sezioni, cioè “Gli idilli difficili”, “Le memorie difficili”, “Gli amori difficili” e “La vita difficile”. Quest’ultima parte consta di tre scritti che ho letto di recente, cioè “La formica argentina”, “La speculazione edilizia” e “La nuvola di smog”. In quest’occasione segnalo, in particolare, i racconti contenuti nella sezione “Gli amori difficili”, che mi sono piaciuti molto sia per tematica che per lo stile. I nove scritti hanno tutti, nel titolo, una parola in comune, cioè “avventura”. Più nello specifico, sono le avventure di un soldato, di una bagnante, di un impiegato, di un miope, di un lettore, di una moglie, di un viaggiatore, di due sposi e di un poeta. Il filo conduttore, l‘avventura che lega i diversi personaggi, è proprio l’amore, difficile come da titolo, ma intrigante. Le storie, infatti, riguardano in prevalenza incontri fugaci, persone colte nel momento in cui l’amore, o almeno l’impeto di una passione, sta scoccando, e che pure, per un motivo o l’altro, si trovano di fronte ostacoli, spesso cerebrali.

La raccolta si apre con la crescente tensione erotica tra un soldato e una vedova, seduti vicini sul treno, e con i dubbi del primo circa l’eventuale accondiscendenza della signora alle sue azzardate manovre di avvicinamento. C’è poi l’imbarazzo frammisto a piacere di una bagnante che si ritrova nuda in alto mare, impossibilitata a uscire dalle acque. Un impiegato, invece, evaso dal suo grigiore grazie a un’inattesa notte amorosa con una signora, smania dalla voglia di raccontarlo a qualcuno, ma non sa come e a chi narrare le sue gesta. Più sottile e metaforica la vicenda di un miope che torna al suo paese natìo, e, passeggiando per le strade, inforca e si toglie gli occhiali, mutando così la propria percezione del mondo, sperando, intanto, di essere riconosciuto da una compaesana che amava anni addietro. Per motivi del tutto personali, ho gradito molto l’avventura di un lettore, che sulla spiaggia, pure ammaliato dalle gesta di Raskol’nikov e di altri personaggi letterari, non disdegna il fascino femminile ed è combattuto tra la continuazione della lettura e la possibilità di conoscere una donna presente sulla stessa spiaggia. Una donna s’interroga sul perché si sente adultera anche se non ha fisicamente tradito il marito. Il treno ritorna in un altro racconto che vede un uomo raggiungere la propria amante. Chiudono la raccolta due sposi che cercano di scambiarsi tenerezze mentre si preparano per i rispettivi lavori e un poeta alle prese con una gita in barca.

“Ma da troppo tempo era sdraiato in quel punto della roccia, oppure quei rapidi pensieri gli avevano lasciato una scia d’inquietudine, fatto sta che si sentiva indolenzito; le asperità dello scoglio, di sotto l’asciugamano che gli faceva da giaciglio, cominciavano a diventargli fastidiose. S’alzò per trovare un altro posto dove stendersi. Per un momento, fu incerto tra due posti che parevano egualmente comodi: uno più distante dalla spiaggetta dove stava la signora abbronzata (anzi, al di là di uno scoglio che ne impediva la vista), l’altro più vicino. Il pensiero di avvicinarci e poi magari essere tratto da qualche circostanza imprevedibile ad attaccar discorso e così dover interrompere la lettura, gli fece subito preferire il posto più distante, ma riflettendoci, sembrava proprio che, appena arrivata quella signora, lui volesse scappar via, e questo poteva parere un po’ sgarbato; così scelse il posto più vicino, tanto la lettura l’assorbiva talmente che non era certo la vista di quella signora – nemmeno particolarmente bella, del resto – a poterlo distrarre. Si sdraiò su di un fianco tenendo il libro in modo da coprire la vista di lei, ma faticava a reggere il braccio a quell’altezza e finì per abbassarlo. Ora lo stesso sguardo che scorreva le righe incontrava, ogni volta che doveva andare a capo, appena al di là del margine della pagina, le gambe della villeggiante solitaria. Anch’essa s’era spostata, cercando una posizione più comoda, e il fatto d’aver alzato le ginocchia e accavallato le gambe proprio nella direzione di Amedeo, permetteva a questi di considerare meglio alcune proporzioni di lei, nient’affatto sgradevoli. Insomma Amedeo (sebbene una lama di scoglio gli segasse un’anca) non avrebbe potuto trovare una posizione migliore: il piacere che poteva trarre dalla vista della signora abbronzata – un piacere marginale, un di più, ma non perciò da buttar via, potendone godere senza sforzo – non era di danno al piacere della lettura, ma s’inseriva nel normale corso d’essa, cosicché ora egli era sicuro di poter continuare a leggere senz’essere tentato di distogliere lo sguardo.”

(Italo Calvino, “L’avventura di un lettore” in “I racconti”, ed. Einaudi)

 

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