Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Il ballo

“Un ballo…Mio Dio, avrebbe potuto essere che lì, a due passi, ci fosse quella cosa meravigliosa che lei si rappresentava in modo vago come un insieme confuso di musica sfrenata, profumi inebrianti, vestiti favolosi…Parole d’amore bisbigliate in un salottino appartato, buio e fresco come un’alcova…E che lei dovesse coricarsi proprio quella sera, come tutte le altre, alle nove come un bambino…Forse alcuni uomini sapendo che i Kempf avevano una figlia avrebbero domandato dov’era; e sua madre avrebbe risposto con la sua risatina odiosa: “Oh, è tanto che dorme…”. Eppure cosa le costava che anche Antoinette avesse la sua parte di felicità su questa terra? …Ah, Dio mio, ballare, ballare una volta, una sola volta, stretta tra le braccia di un uomo…Ripeté con una sorta di audacia disperata chiudendo gli occhi, come se stesse appoggiando sul petto una pistola carica: “Solo un quarto d’ora, mamma”, disse.”

(Irène Némirovsky, “Il ballo”, Newton Compton editori)

“Il ballo” è la prima opera di Irène Némirovsky che leggo. Dalla prefazione a questo racconto breve, ho appurato che la scrittura della Némirovsky è caratterizzata da una certa rabbia, anche verso sé stessa, ma in particolare indirizzata contro la sua stessa classe sociale e ancora più nello specifico verso le figure materne. Le vicende biografiche possono spiegare quest’atteggiamento. Non avendo letto altro, comunque, non posso che limitarmi alle impressioni su “Il ballo”, racconto nel quale, in effetti, il sarcasmo appare un ingrediente fondamentale.

La storia è molto semplice, oltre che breve. Antoinette è una quattordicenne, figlia dei coniugi Kempf, i quali, dopo essersi arricchiti grazie a speculazioni in borsa, vogliono fare sfoggio della loro ricchezza e suscitare invidia negli ospiti che interverranno a un ballo organizzato nella loro dimora. I due, oltre a maltrattare il personale in servizio, ritengono, specie la madre, che Antoinette non possa partecipare al ballo e debba, la sera dello stesso, riposare addirittura in una sorta di ripostiglio. L’astio della ragazza, soprattutto contro l’autoritaria madre, è feroce e subdolo, tanto da indurla a vendicarsi in modo crudele.

Il racconto si legge tutto d’un fiato, è molto breve e scritto in maniera lineare, senza troppi fronzoli. Come primo impatto con la Némirovsky non è andato male. In seguito, vedrò.

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Un pensiero su “Il ballo

  1. Questo libro è stato una lettura scorrevole, ne ho apprezzato le descrizioni e il modo in cui la protagonista si fa giustizia contro la società ed una madre frivola e superficiale. Non l’ho adorato, perché all’inizio non mi ha lasciato nessuna emozione profonda. Ma c’è da considerare e da sottolineare il periodo in cui è stato scritto, cosa che ci fa capire quanto sia “attuale” in realtà questo libro. Quando ho letto la storia della vita della Némirovsky, dopo aver visto il film tratto da “Suite Francese”, ho avuto modo di apprezzarla ancora di più e mi sono pentita di non averle dato più importanza fin da subito.

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